Il rinnovo del permesso di soggiorno alle persone con protezione internazionale

Da alcuni mesi, nella capitale, si è sviluppata una prassi particolare, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che da sempre si interessa delle questioni legate agli immigrati, nell’ambito della sua attività forense. Più specificamente, segnala l’Avv. Pitorri, la Questura di Roma ha deciso di non rinnovare il permesso di soggiorno alle persone con protezione internazionale, che presentano un certificato di residenza presso un indirizzo convenzionale. Si tratta, cioè, di tutte le persone senza fissa dimora, o impossibilitate a dimostrare una residenza reale, legale (e non apparente),  come in assenza di un regolare contratto di locazione. Si ritiene che per quanto riguarda Roma, l’indirizzo di Via Modesta Valenti  viene  considerato l’indirizzo di residenza convenzionale per tutte le persone senza fissa dimora. Ebbene la Questura, purtroppo, ha dichiarato che la iscrizione presso gli indirizzi fittizi determina irreperibilità di fatto di chi la richiede e non si concili con le esigenze di ordine e sicurezza pubblica.

Conseguentemente a tutto ciò, il CIR (il Consiglio Italiano per i Rifugiati) e “A Buon Diritto” (membro della Rete legale di supporto ai migranti in transito), non sono rimasti a guardare ed hanno deciso di tutelare i diritti delle persone con protezione internazionale, presentando due istanze di accesso agli atti, in data  7/1/2019 e in data 25/1/2019, alla Prefettura, (Questura -Ufficio immigrazione e Comune di Roma), al fine di prendere visione delle “disposizioni di organi superiori”. E’, invero, rifacendosi agli “organi superiori” che la Questura ha giustificato il mancato rilascio del permesso di soggiorno. E vi è di più, specifica l’Avvocato Pitorri: il CIR e “A Buon Diritto” hanno deciso di rendere pubblici questi documenti, per fare in modo che tutti gli avvocati e le associazioni a tutela degli interessi del loro assistiti possano avere un valido strumento, utile per lo svolgimento dell’attività a favore di queste persone che, pur trovandosi in condizione di regolare permesso di soggiorno, vanno incontro a difficoltà a causa – appunto – della mancanza di residenza.

Specifica l’Avvocato Pitorri che la decisione della Questura si pone in  un palese contrasto con le disposizioni previste dalla Carta Costituzionale, dalla Legge Anagrafica, dal Testo Unico Immigrazione e dalle Circolari del Ministero dell’Interno. Dal momento, infatti, che l’iscrizione anagrafica è fondamentale per l’accesso a diritti costituzionalmente garantiti, l’iscrizione alla “residenza convenzionale” deve essere considerata come una normale iscrizione anagrafica. In caso contrario, si verrebbe a porre in essere un trattamento illegittimamente difforme tra cittadini che siano residenti in un dato territorio. Ne deriva che la mancanza di una “residenza effettiva” non può giustificare, ad oggi, in alcun modo il mancato rilascio del permesso di soggiorno, né un ritardo nella conclusione del procedimento amministrativo, posto che le conseguenze sulla vita delle persone bisognose di protezione internazionale potrebbero, verosimilmente, essere estremamente gravi in quanto si vedrebbero negata la possibilità di continuare a vivere dignitosamente nel nostro Paese, mettendo a rischio l’accesso ai servizi e la stessa condizione di regolarità sul territorio.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri



Migranti, in aumento gli irregolari

MIl 5 ottobre 2018 è entrato in vigore il Decreto-legge n. 113 del 2018, altrimenti detto “Decreto Sicurezza”. Secondo una stima dell’Ispi – l’Istituto per gli studi e la ricerca in tema di politica internazionale – vi sono oltre 40.000 stranieri irregolari in più.

In tema di permessi umanitari, invero, gli esperti sostengono che gli immigrati, pur avendo perso la tutela prevista dalla legge, di fatto non sono stati espulsi dal territorio italiano.

Lo studio realizzato dall’Ispi si fonda sui dati formulati dal Ministero dell’Interno, relativamente al periodo giugno 2018/febbraio 2019. È stato calcolato che 49.460 migranti hanno ricevuto il diniego a qualsiasi richiesta di asilo. Nel medesimo periodo, però, soltanto 4.806 stranieri sono stati fisicamente allontanati dal nostro Paese. Ne deriva che gli altri 44.654 casi sono quelli dei migranti privati di ogni forma di assistenza da parte della legge ma che, ciò nonostante, debbono – in qualche modo – sopravvivere. A dire dell’Ispi, l’aumento degli irregolari scaturisce sia dalla circolare distribuita alle diverse Prefetture, con cui si sollecitava maggiore severità nella concessione della protezione umanitaria, che dal “Decreto Sicurezza”, che ha contribuito alla restrizione di possibilità per i richiedenti asilo.

Per ovviare al fatto che la illegalità potrebbe costituire, per queste persone, l’unica via per vivere, la Caritas ha deciso di incrementare l’accoglienza riservata proprio ai nuovi irregolari, che non hanno mezzi di sussistenza per mantenersi.

Più specificamente la Caritas Ambrosiana, emanazione della Diocesi di Milano, ha istituito una sorta di “fondo di solidarietà per gli esclusi dall’accoglienza”, destinato agli stranieri che si sono visti interrompere il percorso di integrazione, a causa delle nuove norme, e sono stati per questo allontanati dai centri di accoglienza che fanno capo alle Prefetture. Basti pensare che soltanto a Milano già duecento persone si sono ritrovate in questa situazione.

Il report di marzo dell’Eurostat (l’Istituto di Statistica dell’Unione Europea) – diffuso di recente – ha evidenziato un netto calo del fenomeno immigratorio in Italia. Non si parla solo gli sbarchi – scesi a poche centinaia – ma anche di richieste di asilo. Le domande relative all’anno 2018 sono state 580.000, con un calo dell’11% rispetto all’anno precedente, ma la metà in meno rispetto alla grande crisi migratoria del 2015. Le principali zone di provenienza sono Siria, Iraq e Afghanistan. Nonostante non vi siano, per ovvi motivi, sbarchi, i due stati europei che hanno dato assistenza al maggior numero di coloro che hanno richiesto asilo politico sono la Germania (28% del totale) e la Francia (19%). A seguire in graduatoria vi sono la Grecia e la Spagna (rispettivamente 11 e 9%). L’Italia è la quinta, avendo accolto 49.000 richiedenti asilo pari all’8% del totale europeo.

Avv. Jacopo Pitorri

Migranti e gli arrivi in Italia

Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI –  Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

 Tuttavia l’Italia e l’Europa sono ancora coinvolte nelle  problematiche connesse all’arrivo dei migranti.

I dati forniti dall’ISPI  riportano: nei primi quattro mesi del 2018 sono sbarcati in Italia circa 9.300 migranti, il 75% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, pur tenendo conto del fatto che gli sbarchi iniziano a crescere solo da aprile e raggiungono un picco tra giugno e agosto, seguendo un certo trend stagionale. Ne deriva che l’andamento degli sbarchi nel mese di aprile può dunque essere considerato un primo avviso di quanti arrivi potrebbero essere registrati nel corso di tutto l’anno. Dalla metà di luglio, nel periodo dell’anno in cui solitamente si registrano più arrivi si è verificato un ulteriore calo degli sbarchi.

Anche se il numero di richieste d’asilo in Italia è notevolmente aumentato dal 2014, fino alla prima metà del 2017, influendo non poco sul sistema d’asilo italiano, non si  può che considerare che dalla seconda metà del 2017, invece, vi è stato un ingente calo di richieste esaminate (indubbiamente connesso al calo degli sbarchi avvenuto nello stesso periodo).

Tra domande presentate ed esaminate  vi è ancora un numero consistente di richieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, all’inizio del 2018 sfioravano le 150.000.

L’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha rilevato che  tra gennaio e marzo 2018, il già alto rischio della traversata lungo la rotta del Mediterraneo centrale è quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dal 3,3% al 5,8%).

Tale aumento sembra dipendere prevalentemente  dalle condizioni meteorologiche invernali.

Per ciò che concerne i rimpatri, va segnalato che l’Italia  tra il 2013 e il 2017 ha rimpatriato il 20% dei migranti a cui è stato intimato di lasciare il territorio.

Le ragioni per cui l’Italia non ha un numero elevato di  rimpatri degli immigrati regolari che ricevono un decreto di espulsione non sono  assolutamente da ricercare nell’inefficienza del sistema o nelle negligenze degli attori coinvolti.

Uno dei problemi maggiori per il nostro paese è strettamente legato alla nazionalità delle persone che ricevono l’ordine di tornare nel paese d’origine.

L’Italia,  ha emesso decreti di espulsione per lo più nei confronti di persone con nazionalità africana (49% Nordafrica; 18% Africa subsahariana).

Un migrante umanitario ha diritto a un’accoglienza e ad un’assistenza dignitosa che prosegue per tutto il periodo di permanenza all’interno del sistema di accoglienza e per la quale lo Stato italiano sostiene dei costi notevoli.

Da ultimo va ricordato che tra il 1990 e oggi la popolazione subsahariana è raddoppiata, passando da 500 milioni di persone a 1 miliardo, e i migranti internazionali provenienti dalla regione sono aumentati del 67%, da 15 a 25 milioni. Questo significa che l’aumento dei migranti in Africa sub sahariana procede di pari passo con  l’aumento della popolazione. A cambiare, tuttavia, sono state le regioni di destinazione: mentre nel 1990 meno del 10% si spostava fuori dall’Africa subsahariana, oggi la quota di chi esce dalla regione supera il 40%.

Per il futuro le Nazioni Unite prevedono che gli abitanti dell’Africa subsahariana raddoppieranno ancora, dal 1 miliardo del 2017 a 2,2 miliardi nel 2050. Se la propensione a lasciare il proprio paese restasse la stessa degli ultimi anni (il 2,5% della popolazione), il numero di migranti internazionali provenienti dall’Africa subsahariana crescerebbe da 24 a 54 milioni. Se restasse invariata anche la predisposizione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050: si tratta di circa 220.000 persone all’anno, equivalenti all’1,5% della popolazione dell’Ue e al 12% della popolazione italiana.

Da un approfondito accertamento di verifica di dati ed avvenimenti, ad opera dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale -, è emerso che negli ultimi anni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono progressivamente  ridotti.

 Tuttavia l’Italia e l’Europa sono ancora coinvolte nelle problematiche connesse all’arrivo dei migranti.

I dati forniti dall’ISPI riportano: nei primi quattro mesi del 2018sono sbarcati in Italia circa 9.300 migranti, il 75% in menorispetto allo stesso periodo del 2017, pur tenendo conto del fatto che gli sbarchi iniziano a crescere solo da aprile e raggiungono un picco tra giugno e agosto, seguendo un certo trend stagionale. Ne deriva che l’andamento degli sbarchi nel mese di aprile può dunque essere considerato un primo avvisodi quanti arrivi potrebbero essere registrati nel corso di tutto l’anno. Dalla metà di luglio, nel periodo dell’anno in cui solitamente si registrano più arrivi si è verificato un ulteriorecalo degli sbarchi.

Anche se il numero di richieste d’asiloin Italia è notevolmente aumentato dal 2014, fino alla prima metà del 2017, influendo non poco sul sistema d’asilo italiano, non si  può che considerare che dalla seconda metà del 2017, invece, vi è stato un ingente calo di richieste esaminate (indubbiamente connesso al calo degli sbarchi avvenuto nello stesso periodo).

Tra domande presentate ed esaminate  vi è ancora un numero consistente dirichieste d’asilo ancora da evadere: se a gennaio 2014 queste ultime erano meno di 15.000, all’inizio del 2018 sfioravano le 150.000.

L’Organizzazione mondiale per le migrazioni ha rilevato che  tra gennaio e marzo 2018, il già alto rischiodella traversata lungo la rotta del Mediterraneo centraleè quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (dal 3,3% al 5,8%).

Tale aumento sembra dipendere prevalentemente  dalle condizioni meteorologiche invernali.

Per ciò che concerne i rimpatri, va segnalato che l’Italia  tra il 2013 e il 2017 ha rimpatriato il 20%dei migranti a cui è stato intimato di lasciare il territorio.

Le ragioni per cui l’Italia non ha un numero elevato di  rimpatri degli immigrati regolari che ricevono un decreto di espulsione non sono assolutamente da ricercare nell’inefficienza del sistema o nelle negligenze degli attori coinvolti.

Uno dei problemi maggiori per il nostro paese è strettamente legato alla nazionalità delle persone che ricevono l’ordine di tornare nel paese d’origine.

L’Italia,  ha emesso decreti di espulsione per lo più nei confronti di persone con nazionalità africana(49% Nordafrica; 18% Africa subsahariana).

Un migrante umanitario ha diritto a un’accoglienza e ad un’assistenza dignitosa che prosegue per tutto il periodo di permanenza all’interno del sistema di accoglienza e per la quale lo Stato italiano sostiene dei costi notevoli.

Da ultimo va ricordato che tra il 1990 e oggi la popolazione subsahariana è raddoppiata, passando da 500 milioni di persone a 1 miliardo, e i migranti internazionali provenienti dalla regione sono aumentati del 67%, da 15 a 25 milioni. Questo significa che l’aumento dei migranti in Africa sub sahariana procede di pari passo con  l’aumento della popolazione. A cambiare, tuttavia, sono state le regioni di destinazione: mentre nel 1990 meno del 10% si spostava fuori dall’Africa subsahariana, oggi la quota di chi esce dalla regione supera il 40%.

Per il futuro le Nazioni Unite prevedono che gli abitanti dell’Africa subsahariana raddoppieranno ancora, dal 1 miliardo del 2017 a 2,2 miliardi nel 2050. Se la propensione a lasciare il proprio paese restasse la stessa degli ultimi anni (il 2,5% della popolazione), il numero di migranti internazionali provenienti dall’Africa subsahariana crescerebbe da 24 a 54 milioni. Se restasse invariata anche la predisposizione a raggiungere l’Europa, di questi 30 milioni di migranti in più, circa 7,5 milioni arriverebbero in Europa entro il 2050: si tratta di circa 220.000 persone all’anno, equivalenti all’1,5% della popolazione dell’Ue e al 12% della popolazione italiana.

Avv. Pitorri