Il destino dei migranti rimpatriati

La storia di Dulo Embaló, un ragazzo di 28 anni, che abita a Sintcham El Sucaba, un piccolo villaggio nell’entroterra della Guinea-Bissau (in Africa occidentale), ha colpito non poco l’attenzione dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri.

Dulo ha sempre sognato di arrivare in Italia e di aiutare la sua famiglia. Oggi si trova, invece, nel suo continente, senza lavoro, con una moglie e due figli da mantenere. E’ tornato due anni fa, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, seguendo la procedura del ritorno volontario assistito.

Qualche anno fa, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Dulo ha lavorato come venditore ambulante nella capitale Bissau, ma i soldi non sono mai stati abbastanza per vivere dignitosamente. Incontrato, un giorno, un amico, che era stato in Libia, e che aveva guadagnato così tanto da potersi permettere di comprare una casa, Dulo ha deciso di partire. Nel 2014, pertanto, ha abbandonato la sua casa di argilla, con il tetto in lamiera ed iniziato il suo percorso tra le strade sterrate, fino alla frontiera con il Senegal (la prima di tante che ha, poi, oltrepassato).

Il giovane ha sempre creduto, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri,  di poter viaggiare con i documenti in regola ed i soldi messi da parte. E’ riuscito a pagare,  una cifra considerevole di  franchi guineani  per la carta di identità ed  il passaporto. Non avendo più soldi per pagare il biglietto aereo, e soprattutto il visto, il documento più difficile da ottenere,  il  giovane si è, poi, arreso, decidendo di viaggiare, come tanti,  senza permessi, prima in macchina fino alla costa libica, poi in barca, verso il nostro Belpaese.

E’ assurdo, tuttavia, pensare, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che il viaggio irregolare di Dulo, gli sia costato molto più di un normale volo aereo. Poiché, però, i visti concessi sono pochi, a causa delle regolamentazioni dei Paesi europei che hanno bloccato gli ingressi, queste persone non hanno scelta. Il flusso segue quasi sempre la stessa rotta: dalla Guinea-Bissau al Senegal, poi il Mali, il Burkina-Faso, il Niger e infine la Libia.

Il giovane migrante, in un mese di viaggio, è passato, di mano in mano, a diversi trafficanti, facendo molte tappe, con la paura che gli potevano rubare tutto e col rischio di venire rapito e usato per chiedere un riscatto alla famiglia.

Uno dei ricordi più drammatici di Dulo riguarda una difficilissima traversata del deserto, in cui il  viaggio (in genere, della durata di quattro giorni), è stato di sei giorni , posto che giunti in trenta in Libia, sono stati avvistati da alcuni banditi. A quel punto, l’autista ha dovuto fare un giro più lungo per non farsi raggiungere. Tra i migranti, nel retro del pick up, durante il viaggio, qualcuno è caduto, ma la macchina non si è fermata, lasciandoli in mezzo al niente.

Rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che, una volta arrivato, finalmente, in Libia, Dulo ha iniziato a lavorare come fabbro per pagarsi il passaggio in barca per attraversare il Mediterraneo. Per tre volte si è imbarcato e per tre volte l’imbarcazione è stata, purtroppo, bloccata dalla guardia costiera libica. E’ stato rinchiuso nei centri di detenzione. Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che per due volte il giovane è  riuscito a scappare. Disperato, si è, poi, spostato in Algeria, ma anche lì lo hanno arrestato e trasferito in Niger. Ha spesso pensato di aver completamente fallito. È in quel momento, prosegue l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che Dulo ha incontrato lo staff dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM), che gli ha proposto di rientrare in Guinea-Bissau seguendo la procedura del ritorno volontario assistito. Atteso che la famiglia lo ha chiamato spesso, per sollecitarlo a rientrare, conscio che, verosimilmente, non sarebbe mai arrivato in Italia, ha accettato l’offerta rivoltagli.

Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che i ritorni volontari assistiti sono una pratica sempre più sostenuta dall’Unione europea e dai paesi membri, tra cui l’Italia, per rimpatriare i migranti irregolari, con l’obiettivo di alleggerire la cosiddetta “pressione migratoria”. Il progetto più ambizioso è stato finanziato dallo European Union Trust Fund, fondo fiduciario dell’Unione europea per l’Africa, e affida la gestione dei rimpatri volontari all’OIM, per un investimento totale di circa  centoquaranta milioni di euro, di cui ventidue provenienti dal nostro Paese. In alternativa, esiste l’accompagnamento coatto dei migranti irregolari nel Paese d’origine, procedura che però è sempre meno praticabile, per via degli alti costi. Per ogni rimpatriato devono essere impiegati almeno due agenti di sicurezza e si usano voli commerciali o voli charter ad hoc, con una spesa che può arrivare anche ad ottomila euro per persona.

La responsabile dell’OIM, in Guinea-Bissau, ha più volte ribadito che il fatto che i ritorni volontari siano cresciuti non significa che i flussi migratori siano in aumento, tutt’altro. A chi rientra in Guinea-Bissau, con la procedura di ritorno volontario assistito, OIM versa circa cento euro per affrontare le spese iniziali e  fornisce  assistenza medica e psicosociale. Non bisogna, infatti, omettere di ricordare, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che molti migranti sono stati rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, o in Algeria; la maggior parte sono stati vittime di sfruttamento o torture, sono sopravvissuti al deserto e hanno visto i loro compagni morire. Ciò significa che  i traumi subiti portano queste persone ad avere problemi di depressione o disturbi psicologici molto seri.

OIM attua, quindi, un programma di reintegrazione dei migranti, supportandoli nell’avvio di piccole attività imprenditoriali.  OIM è arrivata in Guinea-Bissau da poco tempo ed ha già molto lavoro da fare. Basti pensare che su un totale di cinquecentoventi ritorni volontari assistiti effettuati nel Paese da maggio 2017, ad oggi solo centotrentacinque persone hanno un progetto avviato, mentre gli altri stanno ancora aspettando una risposta.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, in tutto ciò, rammenta che laddove l’OIM non riesce a giungere, arrivano le ONG. Oggi molti fondi della cooperazione internazionale vengono destinati proprio a progetti di aiuto e supporto ai migranti di ritorno, oltre che ad attività di sensibilizzazione riguardo ai rischi della migrazione irregolare.

Nel nostro paese, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS), l’anno scorso ha lanciato un bando di emergenza “per mitigare le cause profonde della migrazione”, con un finanziamento di più di due milioni e mezzo di euro.

                                                                               Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: non vi è prova di accordo ONG e trafficanti

Recentemente, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il procuratore di Agrigento è stato ascoltato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

Il magistrato, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha voluto porre  due punti fermi, che contribuiscono a cambiare volto alle numerose inchieste (tra cui l’ultima, notissima, relativa alla Sea Watch 3 ed alla condotta della capitana tedesca Carola Rackete), in cui sono indagati esponenti delle ONG, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha, innanzitutto, ribadito il procuratore che  “Il principio di respingimento di gruppi di immigrati in Libia  è vietato dal diritto internazionale”. E ancora: “I porti Sar libici non sono sicuri e la zona Sar libica non è adeguatamente coperta dalla guardia costiera e funziona solo grazie all’accordo bilaterale con l’Italia. Il mio ufficio ha già raccolto documentazione in tale senso dall’Unhcr e da altri organismi internazionali”.
Per il procuratore, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il pericolo reale, concreto, per la sicurezza dello Stato  non perviene dai migranti in arrivo dalla Libia, bensì da quelli degli sbarchi fantasma.

 Da qualsivoglia indagine è stata esclusa la sussistenza di contatti preventivi tra trafficanti libici e membri delle ONG, atti a giustificare l’ipotesi che i soccorsi in mare siano stati concordati. Tant’è vero, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che negli stessi giorni in cui l’attenzione dei media era rivolta alla vicenda della Sea-Watch 3, ben oltre duecento migranti sono sbarcati, con vari barchini, imbarcazioni di fortuna, ovvero salvataggi di Guardia di finanza e Guardia costiera. Ciò a riprova del fatto che il maggior pericolo, quindi sono i cosiddetti “sbarchi fantasma”.

Il procuratore di Agrigento, al riguardo, ha fatto presente che gli sbarchi riferiti ai salvataggi delle ONG sono una porzione assolutamente minore.

                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

I sentieri segreti dei migranti per arrivare in Italia

Di recente si è scoperto che esistono centinaia, verosimilmente migliaia, di sentieri nascosti, quasi invisibili, che, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, i migranti attraversano di giorno e di notte. Parliamo della rotta balcanica, al confine orientale.

In genere queste persone, in cerca di un futuro migliore, dormono tra le rocce del Carso, sopra Trieste, e  all’alba raggiungono la città. Lungo il confine, che divide il Friuli Venezia Giulia dalla Slovenia, gruppi di immigrati valicano la frontiera per chiedere asilo all’Italia. Della vecchia “zona franca” tra Italia e Jugoslavia è rimasta solo una breve striscia senza alberi.

Basti pensare che, dall’inizio di quest’anno, sono stati fermati 652 migranti, cui vanno aggiunti gli oltre 200 identificati nel mese di giugno. Sono già il doppio dei 446 registrati l’anno scorso. Ciò significa che questa rotta è sempre più gettonata. Al di là, quindi, della chiusura dei porti, c’è altro. I migranti sbarcano in Grecia, attraversano l’Albania, il Montenegro, la Bosnia, la Croazia e la Slovenia.  Una volta giunti al confine, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, intraprendono i sentieri boschivi che collegano la Slovenia all’Italia. Sono nascosti tra gli alberi, sembrano quasi fantasmi nel buio della notte. C’è chi ha raccontato di essere stato picchiato, preso a bastonate, in Croazia. Una volta raggiunta la statale verso Trieste, però, è difficile essere presi, passando al buio, in montagna, tra i boschi. Anche perché la  polizia italiana pattuglia il retrovalico, ma è impossibile chiudere tutto. Vale a Tarvisio, come a Gorizia. Ma, specialmente, a Basovizza, Pesek e Dolina. I migranti  giungono numerosi, passando da queste parti, ed una volta arrivati in Italia, rimandarli indietro è difficile.

In genere, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, bloccati dalla polizia, poco prima dell’ingresso in città, i migranti vengono perquisiti,  e con  un furgone  portati negli uffici delle forze dell’ordine. Qui inizia una lunga trafila. Dopo essere stati foto segnalati dalle autorità, se ne decide la sorte. Va considerato, tuttavia, che la riammissione a Lubiana è possibile entro ventiquattro ore, posto che sono stati fermati entro i dieci chilometri di retrovalico. Alcuni, però, chiedono asilo. Oltre ciò, la mole di scartoffie è davvero grande e le carenze delle politiche migratorie dell’Unione Europea non aiutano.

Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che coloro che riescono a non essere intercettati dalla polizia, raggiungendo subito Trieste, tentano di ottenere il permesso per  rimanere in Europa. Alcuni si autodenunciano in questura, altri si presentano alla polizia ferroviaria, oppure negli uffici della frontiera marittima. Domandano asilo politico. Al momento, questa è la situazione.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La barca Alex della ONG Mediterranea

Recentemente l’imbarcazione della ONG Mediterranea è oggetto di attenzione da parte anche dei media. La Guardia di Finanza di Lampedusa, infatti, ha contestato una seconda violazione del Decreto Sicurezza bis: un ingresso incidentale del veliero Alex,  nelle acque territoriali, che sarebbe avvenuto  lo scorso 5 luglio. E’ ciò che è stato comunicato rispettivamente al capitano e all’armatore della barca a vela, il diciotto metri, che la scorsa settimana ha tratto in salvo cinquantanove persone al largo della Libia. Le conseguenze sono una seconda sanzione per un totale di sessantacinquemila euro di multa e il sequestro amministrativo con la confisca di Alex. L’imbarcazione è ormeggiata al porto di Lampedusa, sotto sequestro ,  al molo Favarolo. La ONG, tuttavia, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha fatto sapere che si stanno già predisponendo i ricorsi e tornerà presto in mare. Sembra,  dicono, al fine di giustificare una simile decisione, che  è stato  usato un escamotage giuridico, affermando che Alex abbia violato il decreto, non solo al momento di entrare in porto a Lampedusa (come da contestazione originaria), ma anche qualche ora prima, quando, a causa delle correnti marine e di un difetto delle comunicazioni, indipendente dalla volontà del capitano, la barca,  che era tenuta a non entrare in acque nazionali aveva subito un leggero spostamento della rotta, oltrepassando il limite delle dodici miglia. Considerando, dunque, detto sconfinamento quale prima violazione, l’ingresso in porto del pomeriggio è stato considerato una “reiterazione”. Dunque, confisca. Mediterranea, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dovrà presentarsi davanti al prefetto di Agrigento, al quale spetta la decisione finale, per esporre le proprie ragioni ed evitare, così, un provvedimento durissimo, che, tra l’altro, farebbe salire di molto il conto delle multe. Le ragioni  di Mediterranea, però, sono concrete e certificate da chi era a bordo. Per tutto il periodo in cui Alex è stato alla deriva, al limite delle acque internazionali ( dall’alba di venerdì 5 luglio fino alle 14,45 di sabato 6) sia il vhf di bordo (l’apparecchio ricetrasmittente dei natanti, diffuso strumento di comunicazione delle imbarcazioni), che il gps (il sistema di posizionamento e navigazione satellitare), hanno fatto fatica a funzionare, rendendo complessa l’individuazione esatta della linea di confine. Ciò che, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il capitano di Alex ha più volte comunicato alla Capitaneria di Porto  e che gli stessi finanzieri hanno sempre sostenuto, e confermato, rendendosi disponibili a collaborare con il comandante, avvertendolo ogni volta che l’imbarcazione fosse andata oltre. Non resta, conclude l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che attendere l’esito della vicenda. Per far fronte alle spese legali, intanto, Mediterranea Saving Humans ha già raccolto oltre venticinquemila euro di donazioni

La barca Alex della ONG Mediterranea

Recentemente l’imbarcazione della ONG Mediterranea è oggetto di attenzione da parte anche dei media. La Guardia di Finanza di Lampedusa, infatti, ha contestato una seconda violazione del Decreto Sicurezza bis: un ingresso incidentale del veliero Alex, nelle acque territoriali, che sarebbe avvenuto lo scorso 5 luglio. È ciò che è stato comunicato rispettivamente al capitano e all’armatore della barca a vela, il diciotto metri, che la scorsa settimana ha tratto in salvo cinquantanove persone al largo della Libia. Le conseguenze sono una seconda sanzione per un totale di sessantacinquemila euro di multa e il sequestro amministrativo con la confisca di Alex. L’imbarcazione è ormeggiata al porto di Lampedusa, sotto sequestro,  al molo Favarolo. La ONG, tuttavia, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha fatto sapere che si stanno già predisponendo i ricorsi e tornerà presto in mare. Sembra,  dicono, al fine di giustificare una simile decisione, che  è stato  usato un escamotage giuridico, affermando che Alex abbia violato il decreto, non solo al momento di entrare in porto a Lampedusa (come da contestazione originaria), ma anche qualche ora prima, quando, a causa delle correnti marine e di un difetto delle comunicazioni, indipendente dalla volontà del capitano, la barca,  che era tenuta a non entrare in acque nazionali aveva subito un leggero spostamento della rotta, oltrepassando il limite delle dodici miglia. Considerando, dunque, detto sconfinamento quale prima violazione, l’ingresso in porto del pomeriggio è stato considerato una “reiterazione”. Dunque, confisca. Mediterranea, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dovrà presentarsi davanti al prefetto di Agrigento, al quale spetta la decisione finale, per esporre le proprie ragioni ed evitare, così, un provvedimento durissimo, che, tra l’altro, farebbe salire di molto il conto delle multe. Le ragioni di Mediterranea, però, sono concrete e certificate da chi era a bordo. Per tutto il periodo in cui Alex è stato alla deriva, al limite delle acque internazionali (dall’alba di venerdì 5 luglio fino alle 14,45 di sabato 6) sia il vhf di bordo (l’apparecchio ricetrasmittente dei natanti, diffuso strumento di comunicazione delle imbarcazioni), che il gps (il sistema di posizionamento e navigazione satellitare), hanno fatto fatica a funzionare, rendendo complessa l’individuazione esatta della linea di confine. Ciò che, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il capitano di Alex ha più volte comunicato alla Capitaneria di Porto e che gli stessi finanzieri hanno sempre sostenuto, e confermato, rendendosi disponibili a collaborare con il comandante, avvertendolo ogni volta che l’imbarcazione fosse andata oltre. Non resta, conclude l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che attendere l’esito della vicenda. Per far fronte alle spese legali, intanto, Mediterranea Saving Humans ha già raccolto oltre venticinquemila euro di donazioni.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Carola Rackete, capitana coraggiosa

Dopo la lunga odissea della Sea Watch 3, di recente approdata sull’isola di Lampedusa, grazie al coraggio della capitana tedesca, Carola Rackete, la stessa è tornata libera, per decisione del  giudice per le indagini preliminari di Agrigento, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domiciliari.

Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che il gip è andato anche oltre la richiesta dei pubblici ministeri, non convalidando l’arresto della comandante della Sea-Watch, Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una “scriminante”, legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. E’, dunque, venuta meno la misura degli arresti domiciliari, decisa dalla procura, che aveva chiesto la convalida della misura restrittiva e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Il gip ha anche sottolineato che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale, ma obbligatoria, posto che i porti della Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri. Il Ministero  dell’Interno, in tutto ciò, non ha nascosto la sua delusione, annunciando, anzi, di aver disposto un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, con accompagnamento alla frontiera, per la Rackete. La prefettura, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha firmato il provvedimento di espulsione. Questo, tuttavia, non potrà essere eseguito fino a quando la intrepida donna tedesca sarà di nuovo interrogata dai pm, nell’ambito del fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La Sea-Watch 3, intanto, è ripartita da Lampedusa: scortata da una vedetta della Finanza è diretta a Licata dove resterà sotto sequestro insieme alla Mare Ionio della ONG Mediterranea. Intanto Sea-Watch ha assicurato che le operazioni di salvataggio in mare andranno avanti. 

Ma chi è Carola Rackete, la impavida trentunenne, che ha avuto, per giorni, gli occhi di tutto il mondo puntati addosso? Chi è questo importante, discusso personaggio, divenuto il protagonista dello scenario politico? La ragazza teutonica, sfidando il Ministero dell’Interno, decidendo di attraccare la propria nave nelle acque italiane, ha indubbiamente catalizzato l’attenzione mondiale per via della sua condotta, facendo sbarcare in Italia i quarantadue migranti a bordo della stessa. Un atteggiamento che ha spaccato l’opinione pubblica e di cui si è discusso e si discuterà, probabilmente, ancora per molto.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri rappresenta che questa giovane donna è di famiglia benestante. Il padre, tra le altre cose, svolge da sette anni un’attività di consulenzapresso una nota azienda tedesca che produce sistemi difensivi di sicurezza,  impiegati sia in campo militare che in ambito civile. Carola Rackete ha conseguito la laurea in Nautica e trasporto marittimo, presso la Jade Hochschule di Elsfleth, nel 2011, ricevendo d’ufficio la qualifica di ufficiale di picchetto. Il titolo di “comandante”, invece, non corrisponde ad un’attribuzione formale sancita da un esame, ma è stato conferito sulla base dell’esperienzamaturata sul campo.

Qualcuno, parlando della famosa capitana della Sea Watch 3, ha fatto riferimento alla pirateria. Ciò è ritenuto privo di fondamento, atteso che manca del tutto il requisito fondamentale di trovarsi all’esterno delle acque territoriali nazionali: quanto accaduto non può rientrare nella fattispecie giuridica cui fa riferimento l’articolo 101 della Convenzione dell’ONU  sul diritto del mare, quello che regola la definizione di pirateria.

Carola Rackete parla cinque lingue (oltre al tedesco , spagnolo, inglese,  francese e  russo); da diversi anni è al timone della nave Sea Watch 3. La ragazza non ha alcun profilo social, al di là del contatto Linkedin, su cui si definisce con tre concetti fondamentali: “Conservazione della natura. Azione umanitaria. E un po’ di scienza polare”.  Si è laureata in scienze nautiche all’Università di Jade, nel 2011. Ha, poi, conseguito un Master in conservazione ambientale all’Università di Edge Hill, in Inghilterra. Tra le sue esperienze lavorative passate c’è anche la guida turistica, che ha fatto per un breve periodo. Carola Rackete si è, inoltre, occupata di manutenzione delle attrezzature del Parco Naturale della Kamchatka. All’età di ventitré anni, specifica l’Avvocato Iacopo Maria  Pitorri, ha trovato posto in plancia, su una nave rompighiaccio operativa al Polo Nord, per l’Alfred Wegener Institute. Due anni dopo è diventata secondo ufficiale sulla Ocean Diamond, una nave da esplorazione fra i ghiacci. Successivamente,  ha cambiato imbarcazione e ha mantenuto lo stesso ruolo, sulla Artic Sunrise di Greenpeace. Ha lavorato anche sulla flotta della British Antartic Survey. Nel 2018 ha fatto per tre mesi la guida per le Poseidon Expeditions, nell’artico russo, tenendo lezioni sull’ecologie e conducendo spedizioni a terra e in barca. In Francia è stata volontaria per la lega per la protezione degli uccelli, curando rapaci, uccelli marini e piccoli mammiferi.

La Rackete  ha iniziato a collaborare con Sea Watch nel 2016, esperienza che l’ha portata, infine, a compiere il gesto ora tanto discusso.  L’audace capitana ha spesso sostenuto: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità.”

Se ne deduce che, al di là delle polemiche, non può che considerarsi Carola Rackete  una persona straordinaria, particolare, che spende la sua vita al servizio del prossimo.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Alan Kurdi recupera 44 migranti in mare

Il giorno  9 luglio 2019, la ONG tedesca Sea-Eye, che gestisce la Alan Kurdi, ha fatto sapere che la nota imbarcazione, di trentotto metri, ha tratto in salvo quarantaquattro persone, da una barca in legno, in cooperazione con le autorità maltesi. Una nave della Marina di Malta, infatti, è in rotta per trasbordare le persone e portarli a terra. Il soccorso è avvenuto sotto il coordinamento delle autorità maltesi che, solo due giorni fa, hanno acconsentito a far scendere altri sessantacinque migranti, salvati dalla nave umanitaria (già redistribuiti tra vari Paesi europei).

Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che tra i quarantaquattro, vi sono quattro donne e tre bambini. I migranti salvati hanno affermato di essere in viaggio in mare dalla scorsa settimana e di aver finito il carburante.

La Valletta, alla fine,  ha concesso lo sbarco. I naufraghi saranno ricollocati tutti in altri Paesi europei, fa sapere il premier Joseph Muscat. 

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che Sea Eye, organizzazione non governativa da tempo attiva nel Mediterraneo, ha ribattezzato questa imbarcazione con il nome di Alan Kurdi, lo scorso 11 febbraio, a Palma De Maiorca, alla presenza del padre Abdullah Kurdi. La scelta è avvenuta al fine di ricordare Aylan, il bambino siriano di tre anni, divenuto un simbolo della crisi europea dei migranti, dopo la morte per annegamento, nel 2015. La famosissima foto, scattata al ritrovamento del suo corpo senza vita su una spiaggia turca, con indosso una maglietta rossa,  e  il capo rivolto verso l’Europa, è diventata l’icona dei piccoli migranti che perdono la vita in mare, “toccando” le coscienze di popoli e governi europei e di tutto il mondo.

Il bimbo e la sua famiglia erano rifugiati siriani, che stavano tentando di raggiungere l’Europa via mare. Osando affrontare un pericoloso, terribile viaggio,  nel fare la traversata dell’Egeo, diretti verso la Grecia, erano stati vittime di un naufragio sulle coste turche, in cui purtroppo aveva trovato la morte il piccolo Alan. Insieme a lui erano morti suo fratello Ghalib e sua madre Rehana. Questa morte aveva inevitabilmente acceso non poche polemiche sulla crisi dei rifugiati, oltre ad un clamoroso dibattito, diffusosi in generale in tutti i Paesi coinvolti dalla crisi dei migranti. Tant’è vero che il grave, tragico episodio aveva generato, ineluttabilmente, numerose risposte internazionali.

Non vi è dubbio, comunque, che il nome Alan Kurdi terrà vivo il ricordo di una tragica realtà: quella del dolore e della sofferenza; quella delle persone che, ogni giorno, annegano nel Mediterraneo, in cerca di un futuro migliore, con un bagaglio colmo solo di sogni e speranze.

                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Un’altra nave in mare per la Sea Watch

A seguito delle ultime vicende dei migranti, sbarcati sull’isola di Lampedusa,  con la capitana Carola Rackete, , la nave Sea Watch 3 ha lasciato l’isola, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ed è sotto sequestro, diretta presso il porto di Licata (in provincia di Agrigento). I vertici della ONG tedesca, però, hanno, prontamente, lanciato una ulteriore sfida allo Stato italiano e all’Unione europea. Più specificamente, di contro alla decisione della Procura di Agrigento di mettere sotto sequestro l’imbarcazione,  hanno manifestato la intenzione, invero, mettere in mare, al più presto, un altro natante per la ricerca e il soccorso di migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Da circa un anno, da quando, sono stati  chiusi i porti delle nostre coste, le ONG stanno riprendendo l’assalto delle stesse. Nei giorni scorsi, la nave “Alan Kurdi”, della tedesca Sea Eye, e la “Open Arms”, della spagnola Proactiva Open Arms, hanno ripreso a pattugliare, infatti, il Mar Mediterraneo e hanno già effettuato la prima operazione di recupero, che gli ha permesso di portare una quarantina di immigrati a Lampedusa. Ultimamente , si è aggiunta anche Mediterranea Saving Humans che, non potendo usare la Mare Jonio (da settimane sotto sequestro, al porto di Licata), ha deciso di rimettere in mare la propria barca di appoggio, la “Alex”, che, pur non essendo attrezzata per le operazioni di “Search and rescue”, raggiungerà l’area “Sar” libica, per affiancare le altre imbarcazioni che si trovano sul posto. Uno dei responsabili dell’organizzazione non governativa, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta a Berlino, ha comunicato che la Sea Watch, e le altre organizzazioni non governative hanno raccolto oltre un milione di euro per coprire le spese legali di Rackete. Vi sono, pertanto, le finanze necessarie per continuare a lavorare. Anche, quindi, se la grande  imbarcazione da seicento tonnellate, capitanata nei giorni scorsi dalla comandante Rackete, ha mollato gli ormeggi e, scortata dalle motovedette della Guardia di Finanza, ha raggiunto il porto di Licata, la ONG continuerà incessantemente la sua opera. Proseguirà, infatti, a far sì che siano rispettati i diritti umani nel Mediterraneo, se necessario con una nuova nave.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Bombardato un centro detenzione migranti in Libia

Di recente, il portavoce del ministero della salute del governo, sostenuto dalle Nazioni Unite, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha comunicato una triste notizia. Oltre quaranta  persone sono rimaste uccise nel bombardamento aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti, alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. Oltre ciò, l’attacco aereo sul centro di detenzione di Tajoura ha ferito anche ottanta migranti. Sono, invero, comparse foto sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che rappresentano i migranti che sono stati portati in ambulanza presso i presidi ospedalieri.

In merito al tragico episodio avvenuto a Tripoli, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il  governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al Serraj appoggiato dagli Stati Uniti, non ha esitato a rivolgere accuse alle forze Lna del generale Khalifa Haftar del raid aereo su Tajoura.  Lo Stato africano è dilaniato dal conflitto tra due governi e le forze di Haftar controllano gran parte dell’est e del sud.

Un vero e proprio dramma. Secondo  testimonianze, nell’hangar dove erano detenuti i migranti, si trovavano circa centoventi persone. Sembra, purtroppo, che il bilancio dei morti sia destinato a salire. 

La Missione di supporto dell’ONU in Libia, ha condannato con accesi toni, il raid. Tra le vittime vi sono inclusi donne e bambini. L’esecutivo libico, al riguardo, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha chiesto alla comunità internazionale di avviare un’inchiesta sui crimini perpetrati dalle milizie di Haftar.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: il Garante ed i rimpatri

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri evidenzia i dati presentati, di recente, dal Garante dei detenuti e delle persone private della libertà, dinanzi alla Commissione Affari costituzionali della Camera. Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, nei primi sei mesi del 2019, i rimpatriati dall’Italia sono stati 2.839. In linea, pertanto, con gli anni precedenti. Ciò che fa presumere che, per fine anno, i rimpatri saranno circa seimila (un numero inferiore rispetto a quello ipotizzato dal governo italiano).

Si tratta, invero, di un trend, dunque analogo a quello degli ultimi dieci, quindici anni.

Sottolinea, innanzitutto, l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, il sistema dei rimpatri è uno strumento giuridico previsto nel nostro ordinamento. È accuratamente seguito dall’Ufficio del Garante nazionale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà. Per tale ragione, a fine giugno, il Garante ha presentato i dati in audizione alla Commissione Affari costituzionali della Camera, aggiungendo anche una serie di valutazioni critiche in merito all’attuale situazione nei Centri per il rimpatrio, oltre che sull’efficacia delle misure stabilite dal governo, come il decreto Sicurezza.

Esaminando i dati pubblicati, è di tutta evidenza, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che i numeri relativi ai primi sei mesi del 2019, come sopra specificato, sono analoghi a quelli degli anni precedenti. Ciò fa supporre che i rimpatri che vi saranno entro fine anno, per circa seimila persone, avverranno in esecuzione di atti di natura penale ma per un numero certamente inferiore rispetto a quello ipotizzato, a seconda dei casi, di cinquecentomila, o di novantamila da espellere.

Relativamente alla metodologia di rimpatrio, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dall’inizio dell’anno sono stati utilizzati ventisei voli charter (4 per l’Egitto, uno per il Gambia, 4 per la Nigeria, 17 per la Tunisia), che hanno portato all’espulsione di 566 persone, con l’impiego di 1.866 operatori. Appare oltremodo impellente lavorare a nuove forme di incentivazione per i rimpatri volontari, a cui dovrebbero essere destinate risorse, le quali sono, invece, impiegate per pochi rimpatri forzati.

Il Garante ha, da poco, terminato una serie di visite nei centri per il rimpatrio. Al riguardo ha fornito alcuni numeri. A Palazzo San Gervasio, in Basilicata “sono state trattenute per periodi vari 491 persone, ma solo 80 rimpatriate”, anche perché i centri dovevano essere “piccoli e vicino all’aeroporto”, ciò che in quel posto, invece, non è possibile.

A Bari, invece, su 267 trattenimenti “in 120 casi non erano stati convalidati” e “il rischio è che tutto questo diventi solo una misura di carattere simbolico e di avvertimento: non venite in Italia perché rischiate di essere trattenuti”.

Sulle modalità di trattamento dei rimpatriati, il Garante ha denunciato di nuovo l’utilizzo delle fascette ai polsi dei migranti imbarcati sui voli Frontex. Il Belgio non le accetta, per cui si sta lavorando perché si arrivi perlomeno ad una uniformità di trattamento.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri