I RIFUGIATI REINSEDIATI IN ITALIA

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri fa presente un dato di non poco conto: è giunto, ad oggi, a ben duemilatrecentosette il numero di rifugiati reinsediati in Italia, provenienti da Libano, Giordania, Turchia, Sudan, Siria e Libia dal 2015 (anno di inizio del programma italiano).

Basti pensare che il giorno  01 agosto 2019, sono giunti, presso l’aeroporto di Fiumicino, ottantotto rifugiati arrivati nell’ambito del Programma nazionale di reinsediamento. Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che parliamo di diciassette famiglie siriane fuggite dal conflitto e accolte per alcuni anni in Libano. Tra coloro che sono stati trasferiti, vi sono anche persone, adulti e minori, con situazioni mediche estremamente complicate, che necessitano di cure mediche specializzate.

Evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che i rifugiati verranno accolti nell’ambito dei progetti del sistema Siproimi, dove inizieranno il loro percorso di integrazione.

Il Programma nazionale di reinsediamento è promosso dal Governo italiano, più specificamente dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, e finanziato con fondi Fami, con il supporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Il reinsediamento, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è uno strumento efficace di protezione per le persone maggiormente a rischio e costituisce, certamente, un concreto meccanismo di solidarietà tra i governi, al fine di  rispondere alle crisi di rifugiati in tutto il mondo. Non bisogna dimenticare, infatti, che vi sono molte persone che, purtroppo, sono costrette a fuggire da guerre, violenza e persecuzione, per giungere in un altro Paese,.

 Poiché, ad oggi, sono in essere conflitti in diversi Paesi, l’UNHCR stima che oltre un milione di persone avranno bisogno di essere reinsediate nel 2020. Tuttavia, le possibilità di reinsediamento attualmente messe a disposizione dagli Stati non sono proporzionate ai bisogni. Attualmente, il reinsediamento è una possibilità per un numero esiguo di rifugiati al mondo (meno dell’1% dei rifugiati in tutto il mondo viene reinsediato).

E’ per queste ragioni, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che  l’UNHCR non può che sperare in un crescente impegno per l’ampliamento e il consolidamento del reinsediamento in Italia, oltre che in altri Paesi coinvolti nel problema, stante il crescente bisogno mondiale.

                                                                                  Avvocato Iacopo Maria Pitorri

LA SFIDA DELLE ONG

Ogni giorno,  fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, sentiamo nominare, o leggiamo sui media, l’acronimo “ONG”. Si tratta di organizzazioni non governative, che svolgono la loro attività nell’interesse della comunità, in modo pacifico e senza scopo di lucro, nell’esclusivo interesse dei diritti umani.

Impegnate in molteplici attività, in ogni parte del mondo, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, le ONG vengono finanziate con donazioni, elargizioni di filantropi, le più grandi anche sostenute da denaro pubblico. L’espressione “organizzazione non governativa” è stata menzionata per la prima volta nell’ambito delle Nazioni Unite: l’articolo 71 della Carta costituzionale dell’ONU prevede, invero, la possibilità che il Consiglio economico e sociale possa consultare “organizzazioni non governative interessate alle questioni che rientrano nella sua competenza”.

Mosse da una grande spinta ideale, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, fanno, in genere. parte di movimenti ecologisti, pacifisti, progressisti (senza essere affiliate al alcun partito politico) e portano avanti idee connesse ai diritti umani, alla pace, alla tolleranza, utilizzando diversi metodi, contribuendo alla risoluzione dei problemi, nel mondo.  Da tempo, ormai, hanno assunto un ruolo fondamentale nel far emergere, a livello internazionale, le questioni relative ai diritti umani, soprattutto in tema di migranti, con l’impiego delle navi umanitarie in mare. Il Papa Francesco ha benedetto le ONG, elogiando  “gli sforzi compiuti in favore di migranti,  in fuga dalle guerre e dalla povertà”.

Di recente, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Medici Senza Frontiere e Sos Méditerranée hanno fatto sapere che punteranno dritto verso le coste italiche, chiedendo il permesso di attraccare nei nostri porti. Si attiveranno, cioè, nel Mediterraneo, con la nave  Ocean Viking,  per svolgere attività di ricerca e soccorso dei migranti.

Si tratta di un cargo battente bandiera norvegese, di sessantanove metri di lunghezza, e oltre quindici di larghezza, in viaggio, a vele spiegate, per raggiungere il Mediterraneo centrale, al fine di dare il proprio contributo per le  operazioni di salvataggio

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, alle organizzazioni internazionali non governative in questione, erano stati congelati i conti bancari, delle missioni italiane e di ricerca e salvataggio, a fronte di un’inchiesta in Italia sulla gestione dei rifiuti a bordo della nave Aquarius. Nonostante, però, fossero stati bloccati anche i conti di alcuni membri dello staff italiano della ONG, MSF si sarebbe dichiarata pronta a solcare di nuovo le acque, incurante  delle problematiche  giudiziarie in cui è rimasta coinvolta. La direttrice delle operazioni di Sos Méditerranée ha, invero,  dichiarato: “Non forzeremo le acque territoriali italiane, ma rifiuteremo di sbarcare le persone in Libia, nel rispetto del diritto marittimo internazionale”.

                                                                                  Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Intervento ONU sul negato sbarco della Sea Watch3

L’ONU, di recente, fa sapere l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, “ha messo alle strette” l’Unione Europea. Più specificamente, l’inviato speciale UNHCR (L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, che è l’Agenzia delle Nazioni Unite che fornisce protezione internazionale ed assistenza materiale, ai rifugiati), per il Mediterraneo Centrale, Vincent Cochetel, ha, di fatto, chiesto una soluzione rapida. Ciò al fine di concedere un porto di sbarco sicuro ai quarantatré migranti, che si trovano a bordo della nave dell’ONG. Sono stati, infatti, salvati dall’ONG, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, in quel tratto di mare che separa la Libia dall’Italia. Subito dopo il salvataggio, pur essendo stato messo a disposizione dei libici il porto di Tripoli, la Sea Watch, per ovvi motivi, ha rifiutato. In tutto ciò, la Unione Europea si è schierata dalla parte della nave, eludendo l’ipotesi di un attracco in Libia.

Pur a fronte di un simile sostegno da parte dell’UE, l’ONU non ha mancato di rivolgere alla stessa pesanti critiche, reclamando la dovuta assistenza alle persone in fuga da guerre, violenza e persecuzione, per permettere ai rifugiati soccorsi di scendere a terra in sicurezza.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ricorda che l’UNHCR, come più volte comunicato, ha ribadito che “nessun porto, in Libia, può essere considerato sicuro, in questo momento. Nessuna persona soccorsa nel Mar Mediterraneo dovrebbe essere riportata in quel Paese. Sono necessari sforzi rinnovati per sviluppare un approccio regionale alla gestione del soccorso nel Mediterraneo e del successivo sbarco”.

Ad oggi, dodicesimo giorno senza soluzione per la odissea dei quarantatré che si trovano sulla nave della ONG tedesca,  i migranti a bordo della Sea Watch chiedono l’intervento della Corte di Strasburgo.

Ulteriormente, palesa l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Carola Rackete, trentunenne tedesca, capitana dell’imbarcazione della ONG, parlando di un eventuale sbarco sull’isola di Lampedusa, ha riferito: “ Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì”. La Rackete, ben consapevole del rischio di ‘accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, oltre a una multa e alla confisca della Sea Watch, ha continuato: “i migranti sono disperati. Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle. Non ce la fanno più, si sentono in prigione. L’Italia mi costringe a tenerli ammassati sul ponte, con appena tre metri quadrati di spazio a testa”.

Infine, rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, a bordo della nave vi sono anche tre minorenni.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: oltre 70 milioni di persone in fuga nel 2018

Nel corso del  2018, spiega l’Avvocato  Iacopo Maria Pitorri, ci sono state oltre settanta milioni di persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa,  o nazione, a causa di guerre o persecuzioni. A parere dell’ONU non  si tiene conto del numero reale di rifugiati e richiedenti asilo.

Nel rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), diffuso a Ginevra, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si evidenzia che il numero totale di persone  “sradicate” nel mondo  è aumentato di 2,3 milioni rispetto al 2017. Si tratta  di rifugiati (25,9 milioni), sfollati interni (41,3 milioni) e richiedenti asilo (3,5 milioni).

E’, senza dubbio, un dato allarmante: si tratta del livello più alto registrato dall’UNHCR, in quasi settanta anni di attività. La cifra, poi, specifica l’Avvocato Iacopo Maria  Pitorri, è piuttosto approssimata, atteso  che la crisi in Venezuela, in particolare, è riflessa da questo dato solo parzialmente. La maggior parte dei venezuelani, infatti, necessita di protezione internazionale: sono circa quattro milioni le persone fuggite. Solo un milione, tuttavia, ha inoltrato domandi di asilo.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri,  è l’Agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati; fornisce loro protezione internazionale ed assistenza materiale;  persegue soluzioni durevoli per la loro drammatica condizione. Fondata nel 1950, con sede a Ginevra, è la principale organizzazione al mondo, impegnata in prima linea a salvare vite umane, ed a proteggere i diritti di milioni di rifugiati . L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha, di recente, fatto sapere che “Il Perù è il secondo più grande beneficiario dei venezuelani dopo la Colombia, sono davvero sopraffatti dalla presenza di tutte queste persone e hanno la mia piena comprensione perché sono stati davvero oppressi, ma noi li abbiamo esortati a mantenere aperte le frontiere proprio come in Colombia, Ecuador, Brasile, perché queste persone hanno davvero bisogno di sicurezza, protezione e così via”. Grandi, ha anche lanciato un appello all’Europa: “Ora che le elezioni europee sono alle spalle, ora che l’agitazione elettorale è passata, almeno per quanto riguarda il continente, poiché abbiamo un numero francamente gestibile di arrivi in Europa, dico che è il momento, finalmente, di affrontare la questione delle migrazioni”.

                                                                 Avvocato Iacopo Maria Pitorri

UNHCR invita l’Italia a rivedere il decreto

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati,  è la principale organizzazione al mondo impegnata, in prima linea, a salvare vite umane e a proteggere i diritti di milioni di persone. Si tratta, più segnatamente, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Agenzia dell’ONU specializzata nella gestione dei rifugiati, per la loro protezione internazionale ed assistenza materiale. La UNHCR, rammenta l’Avvocato Pitorri, è stata fondata il 14 dicembre 1950 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ed ha iniziato la sua attività in data 1 gennaio del 1951. Assiste oltre sessanta milioni di persone. Nel 1954 e nel 1981 ha vinto due premi Nobel per la pace. Coloro che beneficiano dell’attività della UNHCR, specifica l’Avvocato  Pitorri, sono, innanzitutto, i rifugiati, vale a dire coloro che vivono nel giustificato timore d’essere perseguitato per la propria razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale, ovvero  opinioni politiche. Sono persone che si trovano fuori dello Stato di cui possiedono la cittadinanza e non possono, per detto timore, ritornarvi. Oltre i rifugiati, l’Agenzia dell’ONU assiste anche i rimpatriati, cioè coloro che, essendo rifugiati, chiedono di poter tornare nel proprio paese di origine. Vi sono, poi, i richiedenti, i quali, lasciato il loro paese d’origine, avendo inoltrato una richiesta d’asilo, sono in attesa di una risposta dal paese ospitante per ottenere lo status di rifugiato. Trovano, ancora, tutela da parte dell’UNHCR gli apolidi (coloro che non hanno la cittadinanza in nessuno Stato) e gli sfollati interni, vale a dire coloro che sono costretti a spostarsi per conflitti o cause naturali all’interno della propria nazione. Recentemente, questo importante organismo mondiale, fa sapere l’Avvocato Pitorri, ha chiesto al governo italiano “di rivedere il decreto e al parlamento di modificarlo, mettendo al centro la protezione dei rifugiati ed il salvataggio di vite umane”. L’UNHCR ha espresso non poca preoccupazione per l’approvazione “di un nuovo decreto contenente anche diverse disposizioni che potrebbero penalizzare i soccorsi in mare di rifugiati e migranti nel Mediterraneo centrale, compresa l’introduzione di sanzioni finanziarie per le navi delle ONG ed altre navi private impegnate nel soccorso in mare. Salvare vite umane costituisce un imperativo umanitario consolidato ed è anche un obbligo derivante dal diritto internazionale. Nessuna nave o nessun comandante dovrebbe essere esposto a sanzioni per aver soccorso imbarcazioni in difficoltà e laddove esista il rischio imminente di perdita di vite umane”.                                                                         Avvocato  Iacopo Maria Pitorri    
 

I migranti evacuati dalla Libia e portati a Roma.

L’OMS – World Health Organization – è l’Organizzazione mondiale della sanità, l’agenzia speciale dell’ONU per la salute, fondata nel 22 luglio del 1946 ed istituita nel 1948, con sede a Ginevra. Specializzata per le questioni sanitarie, vi aderiscono centonovantaquattro Stati membri di tutto il mondo, divisi in sei regioni (Europa, Americhe, Africa, Mediterraneo Orientale, Pacifico Occidentale e Sud-Est Asiatico). Per quanto concerne il nostro Paese, l’Italia ha aderito ufficialmente all’OMS in data 11 aprile 1947. Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione consiste il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute.

Questo importante Organismo di indirizzo e coordinamento in materia di salute, all’interno del sistema delle Nazioni Unite, sostiene costantemente, da molto tempo, che è necessario garantire assistenza sanitaria ai migranti, in ogni circostanza, ovunque essi si trovino.

 A causa dei violenti scontri e del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza a Tripoli, centoquarantanove persone tra rifugiati e richiedenti asilo, vulnerabili, indifese, sono state evacuate e trasferite a Roma.  Lo rende noto l’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), sottolineando che le persone evacuate provengono da Eritrea, Somalia, Sudan ed Etiopia. Tra esse vi sono ben sessantacinque minori; tredici bambini hanno addirittura meno di un anno, e uno di loro ha appena due mesi. L’evacuazione, aggiunge l’UNHCR, è stata portata a termine in collaborazione con le autorità italiane e libiche. Il gruppo, tra cui molte persone con necessità di cure mediche e sofferenti di malnutrizione, è stato trasferito dal Centro di Raccolta e Partenza dell’UNHCR, dopo mesi trascorsi in condizioni disperate all’interno dei centri di detenzione in altre zone della città.

Queste operazioni, assolutamente indispensabili, rappresentano una vera e propria ancora di salvezza per i rifugiati, per i quali l’unica possibilità di fuga consiste nell’affidare le loro vite a trafficanti senza scrupoli per attraversare il Mediterraneo. All’inizio di quest’ultima settimana di maggio, sessantadue rifugiati, provenienti da Siria, Sudan e Somalia, sono stati evacuati da Tripoli al Centro di Transito di Emergenza dell’UNHCR a Timisoara, in Romania, dove riceveranno cibo, abiti e cure mediche prima di proseguire il loro viaggio verso la Norvegia. L’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha fornito il supporto necessario al trasporto.

L’UNHCR, dal suo canto, ringraziando tutti gli Stati che si sono prontamente prodigati nel fornire accoglienza, ha lanciato un appello affinché cresca sempre più la disponibilità a prestare ulteriori opportunità di evacuazione e corridoi umanitari per portare al sicuro i rifugiati detenuti in Libia, posto che il numero dei nuovi detenuti aumenta molto più rapidamente di quello di coloro che vengono evacuati. Basti pensare che circa mille rifugiati e migranti sono stati evacuati dalla Libia, ovvero  nuovamente insediati nel 2019, mentre nel solo mese di maggio più di milleduecento persone sono state riportate indietro dalla Guardia Costiera libica, dopo essere state soccorse o intercettate mentre tentavano la fuga in mare. 

                                                        Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La convenzione ONU sui diritti dei disabili

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, da sempre attento alle tematiche che riguardano le persone che si trovano in stato di difficoltà, spesso discriminate, aggiornandosi costantemente su normative e giurisprudenza, nell’espletamento dell’attività forense, fa emergere un aspetto riferito a coloro che sono portatori di handicap, ovvero di una invalidità. Oltre un decennio fa, invero, la Unione Europea ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (denominata CRPD), che è dunque vincolante nell’Unione Europea.

La Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, e il suo protocollo opzionale (A / RES / 61/106), adottata il 13 dicembre 2006 è stata aperta alla firma il 30 marzo 2007 ed è entrata in vigore il 3 maggio 2008. Vi è un aspetto che ha colpito non poco l’attenzione dell’Avvocato Pitorri: il CRPD è stato il trattato internazionale ratificato più rapidamente. Si consideri infatti che dall’11 novembre 2016 hanno ratificato la Convenzione centosessantotto Stati.

La Convenzione (CPRD) dirige, dunque, la politica internazionale e la legislazione degli Stati aderenti allo stesso trattato in materia di disabilità, favorendo la cooperazione internazionale, al fine di promuovere lo sviluppo inclusivo della disabilità e di costruire una società inclusiva.

In virtù della CRPD si sono poste in essere strategie, politiche e programmi che promuovono l’uguaglianza e la inclusione nella società di coloro che vivono con uno o più tipi di disabilità. Secondo quanto emerso dal Rapporto mondiale sulla disabilità, pubblicato nel 2011 dall’OMS (la Organizzazione Mondiale della Sanità), e dalla Banca Mondiale, sono oltre il 15% della popolazione mondiale.

Pur considerando, tuttavia, che la consapevolezza sui diritti delle persone con disabilità è in continua fase crescente, a tutt’oggi milioni di persone con disturbi mentali in tutto il mondo continuano a soffrire per l’impossibilità di accedere a cure sanitarie di qualità. I disturbi mentali sono di diverso tipo ed includono depressione, che colpisce circa 300 milioni di persone, per lo più donne, disturbo affettivo bipolare, schizofrenia e altre psicosi, demenza, disabilità intellettive e disturbi dello sviluppo incluso l’autismo.

Secondo il World Health Organizazion (altrimenti detto OMS), i fattori che determinano la salute mentale ed i disturbi mentali non concernono esclusivamente caratteristiche individuali (quali la capacità di gestire i propri pensieri, emozioni, comportamenti e interazioni con gli altri), bensì anche fattori sociali, culturali, economici, politici e ambientali come politiche nazionali, protezione sociale, standard di vita, condizioni di lavoro e supporto della comunità. Vanno, poi, presi in considerazione anche altri elementi, volti ad incidere sui disturbi mentali, quali lo stress, la genetica, la nutrizione, le infezioni perinatali e l’esposizione ai rischi ambientali.

Esistono oggi diverse strategie efficaci per prevenire disturbi mentali e trattamenti efficaci per alleviare la sofferenza causata da tali disturbi. Tuttavia, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali hanno un ruolo fondamentale e devono essere in grado di garantire cure adeguate ed assistenza. È emerso anche da recenti studi, spiega l’Avvocato Pitorri, che i programmi di prevenzione riducono la depressione, sia per i bambini che per gli adulti (basti considerare per i primi, la protezione e il sostegno psicologico nei casi di abusi fisici e sessuali e per i secondi l’assistenza psicosociale dopo disastri e conflitti).

A dire del World Health Organizazion, i sistemi sanitari, tuttavia, non hanno ancora risposto adeguatamente al problema dei disturbi mentali. Da ciò deriva che il bisogno di trattamento è ancora una necessità impellente ampio in tutto il mondo. Nei paesi a basso e medio reddito, la percentuale delle persone con disturbi mentali, che non riceve alcun trattamento per un disturbo accertato, oscilla tra il 76% e l’85% ed in quelli ad alto reddito, tra il 35% e il 50%. Oltre ciò, sovente, vi è, purtroppo, scarsa qualità delle cure di coloro che ricevono un trattamento.

Le persone con malattie mentali necessitano non solo di un adeguato supporto sociale e assistenza, ma, spesso, anche di sostegno per accedere a programmi educativi necessari alle loro esigenze per trovare lavoro, alloggio e potersi integrare nella società.

Il piano d’azione per la salute mentale dell’OMS per il 2013-2020, approvato dall’Assemblea mondiale della sanità nel 2013, riconosce il ruolo essenziale della salute mentale nel raggiungimento della salute per tutte le persone. Include quattro obiettivi principali: lo stabilire, innanzitutto, sistemi più efficaci per la salute mentale; il fornire di servizi completi e integrati di salute mentale e assistenza sociale, l’attuare strategie per la promozione e la prevenzione; la diffusione di informazione e ricerca.

Anche in Italia, specie dal punto di vista legislativo, occorrono interventi mirati al potenziamento della rete dei servizi al fine di garantire prevenzione, assistenza e cura alle persone con disabilità mentale. Come risulta dal Rapporto Annuale ISTAT 2018, invero, il nostro Paese è il più vecchio del mondo, con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani. Significa che, guardando al futuro, risulta di palmare evidenza che la popolazione sarà costituita prevalentemente da persone anziane, con le ovvie problematiche di disabilità mentale, derivanti dall’età.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

L’Onu ed il decreto sicurezza bis

La nave Ong tedesca Sea Watch 3, con ancora a bordo quarantasette ancora a bordo (dopo che famiglie con bambini, diciassette persone, e una donna con ustioni erano state fatte scendere venerdì scorso dalle autorità italiane), si trova al momento a circa un miglio dall’isola di Lampedusa. Sfidando il veto di oltrepassare il limite delle acque territoriali, ha chiesto di entrare in porto per “ragioni umanitarie”. Le condizioni a bordo, stando alle valutazioni di medici ed equipaggio, “supererebbero le motivazioni che hanno portato al diniego di sbarco”. La condizione psicologica dei naviganti è del tutto negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. “Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive, sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. Riferiscono i medici sulla nave che “alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi, pur di far finire questa situazione”. Ne deriva che si sta facendo del tutto per mantenere un equilibrio estremamente fragile e precario”.

Mentre la Sea Watch 3 affronta questo calvario, l’Onu “ha fatto sentire la sua voce” al Governo italiano. Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ha costantemente a cuore le vicende legate ai migranti (occupandosi prevalentemente di questo settore, nello svolgimento della sua attività forense), che al Ministero italiano degli Affari Esteri è giunta una lettera, da parte dell’Alto Commissariato permanente presso le Nazioni Unite a Ginevra. La missiva contiene richieste di chiarimenti e preoccupazioni emerse relativamente alla bozza del cosiddetto “Decreto sicurezza bis” (non ancora discusso a Palazzo Chigi). La lettera è già stata trasmessa per competenza al Viminale, nel pieno rispetto degli impegni internazionali e dell’assoluta tutela dei diritti umani. Una copia della stessa è anche stata recapitata “per conoscenza” al governo libico, nonché all’Unione Europea. In buona sostanza, l’allarme lanciato dall’Onu, vuol fermare le disposizioni del “Decreto Sicurezza bis” per “violazione dei diritti umani”. Si chiede al governo di assumere “misure ad interim” per “fermare le violazioni” ed “evitare che si ripetano”. Non solo: “Gli eventuali responsabili dovranno renderne conto”, qualora apposite inchieste accertino azioni contrarie alle norme internazionali. L’intimazione fatta dall’Onu al Governo italiano riguarda il ritiro delle circolari contro la Mare Jonio e di bloccare il provvedimento che multa le ONG che effettuino soccorsi in mare. Il “Decreto sicurezza bis”, a parere degli esperti delle Nazioni Unite, “è potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

3.800 migranti minori giunti in Europa

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), è un fondo delle Nazioni Unite, organo sussidiario fondato l’11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della Seconda guerra mondiale. L’UNICEF, con sede centrale a New York, è presente ad oggi in ben centonovanta paesi e si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. I bambini e i ragazzi sotto i quindici anni sono più due miliardi nel mondo. L’UNICEF è finanziato con contributi volontari di paesi, governi e privati ed ha anche ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1965.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ( UNICEF ),  è un fondo delle Nazioni Unite, organo sussidiario fondato l’11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della seconda guerra mondiale. L’UNICEF, con sede centrale a New York, è presente ad oggi in ben centonovanta paesi e si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. I bambini e i ragazzi sotto i quindici anni sono più due miliardi nel mondo. L’UNICEF è finanziato con contributi volontari di paesi, governi e privati ed ha anche ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1965.

L’Avvocato Pitorri, esperto nel settore immigrazione, da anni attento alle tematiche  ad esso connesse, nello studiare gli ultimi dati forniti dall’Unicef, ha rilevato che dall’inizio del 2019 circa sedicimila migranti e rifugiati hanno raggiunto l’Europa, tramite le diverse rotte migratorie nel Mediterraneo. In particolare, vi è stato un aumento della presenza di bambini sulle imbarcazioni che hanno attraversato il mare. Basti pensare che ad oggi giunge in Europa un minore su quattro.

Ovviamente l’Unicef si è attivata solertemente con programmi di protezione per l’infanzia a favore di circa 4.480 e di circa 1.950 minorenni non accompagnati a ricevere cure e protezione in Italia, in Grecia e nei Balcani. Rammenta l’Avvocato Pitorri che molti giovani migranti e rifugiati che hanno compiuto il viaggio verso l’Europa, sono stati, purtroppo, vittime di violenze e abusi.In Italia, emerge dai dati Unicef, i minori stranieri non accompagnati presenti a fine febbraio erano 8.537.Per ciò che concerne la Grecia, nei primi tre mesi del 2019, sono arrivati via mare 2.077 bambini, portando il numero di bambini presenti in Grecia a 28.000 (di cui 3.535 non accompagnati). La situazione dei bambini e delle famiglie nei centri di prima accoglienza e identificazione resta estremamente preoccupante, posto che al 31 marzo 2019 erano presenti in questo tipo di centri 11.500 persone in cinque isole egee circa, il doppio rispetto alla loro portata totale.Per quanto riguarda, invece, la Bulgaria, nel corso dei primi tre mesi del 2019, circa 300 rifugiati e migranti, di cui un quarto bambini, hanno presentato richiesta di asilo nel paese. A causa di continui spostamenti, alla fine di marzo meno di 180 bambini (la metà dei quali non accompagnati) sono rimasti nei centri di accoglienza.

Relativamente alla Serbia, specifica l’Avvocato Pitorri, rifacendosi ai dati pubblicati dall’Unicef, fino al 31 marzo poco più di 4.200 migranti e rifugiati, fra cui 883 bambini presenti in 16 centri di accoglienza e asilo gestiti dal governo. Ciò rappresenta un calo rispetto a dicembre 2018, ma con il miglioramento delle condizioni meteorologiche, gli arrivi (anche di minorenni stranieri non accompagnati) e gli spostamenti aumentano. Uno dei fattori di maggiore preoccupazione è la situazione di oltre 400 minorenni stranieri non accompagnati, che non hanno ancora acceso a cure appropriate, protezione, istruzione e altri servizi.Da ultimo, in Bosnia Erzegovina, nel primo trimestre del 2019, le autorità di confine hanno registrato circa 3.600 nuovi arrivi di migranti e rifugiati. Delle 6.450 persone presenti nel paese a fine marzo, il 19% erano bambini e il 7% bambini non accompagnati. Nonostante i progressi nell’incrementare la risposta nazionale, le capacità di accoglienza rimangono limitate.L’Unicef, rammenta l’Avvocato Pitorri, da sempre adotta dei concreti piani di azione per dare protezione a bambini e giovani migranti, che cercano rifugio per lasciarsi alle spalle dolorose storie di sfruttamento e violenza. Di primaria importanza, per quest’organo ormai noto a livello mondiale, è il  porre fine alla detenzione dei minori dovuta al oro status di immigrati, favorire l’unità familiare e ridurre l’apolidia, garantire cure e accesso ai servizi per i bambini e giovani migranti e rifugiati attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitario e di istruzione. Per realizzare i nobili scopi enunciati, ricorda l’Avv. Pitorri l’Unicef necessita, ovviamente, di fondi. Si auspica, pertanto, che l’appello dell’UNICEF per il 2019 venga accolto da chi di dovere per aiutare i giovani migranti.

Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (UNICEF), è un fondo delle Nazioni Unite, organo sussidiario fondato l’11 dicembre 1946 per aiutare i bambini vittime della Seconda guerra mondiale. L’UNICEF, con sede centrale a New York, è presente ad oggi in ben centonovanta paesi e si occupa di assistenza umanitaria per i bambini e le loro madri in tutto il mondo, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. I bambini e i ragazzi sotto i quindici anni sono più due miliardi nel mondo. L’UNICEF è finanziato con contributi volontari di paesi, governi e privati ed ha anche ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1965.

L’Avvocato Pitorri, esperto nel settore immigrazione, da anni attento alle tematiche ad esso connesse, nello studiare gli ultimi dati forniti dall’Unicef, ha rilevato che dall’inizio del 2019 circa sedicimila migranti e rifugiati hanno raggiunto l’Europa, tramite le diverse rotte migratorie nel Mediterraneo. In particolare, vi è stato un aumento della presenza di bambini sulle imbarcazioni che hanno attraversato il mare. Basti pensare che ad oggi giunge in Europa un minore su quattro.

Ovviamente l’Unicef si è attivata solertemente con programmi di protezione per l’infanzia a favore di circa 4.480 e di circa 1.950 minorenni non accompagnati a ricevere cure e protezione in Italia, in Grecia e nei Balcani. Rammenta l’Avvocato Pitorri che molti giovani migranti e rifugiati che hanno compiuto il viaggio verso l’Europa, sono stati, purtroppo, vittime di violenze e abusi. In Italia, emerge dai dati Unicef, i minori stranieri non accompagnati presenti a fine febbraio erano 8.537. Per ciò che concerne la Grecia, nei primi tre mesi del 2019, sono arrivati via mare 2.077 bambini, portando il numero di bambini presenti in Grecia a 28.000 (di cui 3.535 non accompagnati). La situazione dei bambini e delle famiglie nei centri di prima accoglienza e identificazione resta estremamente preoccupante, posto che al 31 marzo 2019 erano presenti in questo tipo di centri 11.500 persone in cinque isole egee circa, il doppio rispetto alla loro portata totale. Per quanto riguarda, invece, la Bulgaria, nel corso dei primi tre mesi del 2019, circa 300 rifugiati e migranti, di cui un quarto bambini, hanno presentato richiesta di asilo nel paese. A causa di continui spostamenti, alla fine di marzo meno di 180 bambini (la metà dei quali non accompagnati) sono rimasti nei centri di accoglienza.

Relativamente alla Serbia, specifica l’Avvocato Pitorri, rifacendosi ai dati pubblicati dall’Unicef, fino al 31 marzo poco più di 4.200 migranti e rifugiati, fra cui 883 bambini presenti in 16 centri di accoglienza e asilo gestiti dal governo. Ciò rappresenta un calo rispetto a dicembre 2018, ma con il miglioramento delle condizioni meteorologiche, gli arrivi (anche di minorenni stranieri non accompagnati) e gli spostamenti aumentano. Uno dei fattori di maggiore preoccupazione è la situazione di oltre 400 minorenni stranieri non accompagnati, che non hanno ancora acceso a cure appropriate, protezione, istruzione e altri servizi. Da ultimo, in Bosnia Erzegovina, nel primo trimestre del 2019, le autorità di confine hanno registrato circa 3.600 nuovi arrivi di migranti e rifugiati. Delle 6.450 persone presenti nel paese a fine marzo, il 19% erano bambini e il 7% bambini non accompagnati. Nonostante i progressi nell’incrementare la risposta nazionale, le capacità di accoglienza rimangono limitate. L’UNICEF, rammenta l’Avvocato Pitorri, da sempre adotta dei concreti piani di azione per dare protezione a bambini e giovani migranti, che cercano rifugio per lasciarsi alle spalle dolorose storie di sfruttamento e violenza. Di primaria importanza, per quest’organo ormai noto a livello mondiale, è il porre fine alla detenzione dei minori dovuta al oro status di immigrati, favorire l’unità familiare e ridurre l’apolidia, garantire cure e accesso ai servizi per i bambini e giovani migranti e rifugiati attraverso il rafforzamento dei sistemi sanitario e di istruzione. Per realizzare i nobili scopi enunciati, ricorda l’Avv. Pitorri l’Unicef necessita, ovviamente, di fondi. Si auspica, pertanto, che l’appello dell’UNICEF per il 2019 venga accolto da chi di dovere per aiutare i giovani migranti.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La protezione internazionale

Da un attento esame che l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ha effettuato in merito alla nostra legislazione in materia di protezione internazionale, è emerso che in Italia il diritto di asilo è garantito dall’art.10, comma 3, della Carta Costituzionale, che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Relativamente ad una particolare condizione, quindi, può essere riconosciuto al cittadino straniero, che ne faccia richiesta, lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria.

La diversa tutela riguarda una serie di parametri oggettivi e soggettivi, che si riferiscono alla storia personale dei richiedenti, alle ragioni delle richieste e ai paesi di provenienza.

Più segnatamente, l’Avvocato Pitorri rileva che il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese. Può trattarsi anche, sottolinea l’Avvocato Pitorri, di un apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e, per le stesse ragioni, non può o non vuole farvi ritorno.

E’, invece, ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, ovvero, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.

Sono esclusi dalla protezione gli stranieri già assistiti da un organo o da un’agenzia delle Nazioni Unite diversi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria sono riconosciute all’esito dell’istruttoria effettuata dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.

Puntualizza l’Avvocato Pitorri che vi sono due norme fondamentali in tema di protezione internazionale. Innanzitutto, il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 gennaio 2015 n. 21 (Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale a norma dell’articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25). Oltre ciò vi è il Decreto Legislativo del 19 novembre 2007 n. 251 (attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta).

Al di là delle leggi, però, l’Avvocato Pitorri ci segnala l’importanza della giurisprudenza, applicata alle fattispecie concrete. Non ci si può esimere dall’accennare, invero alla sentenza n. 11312, enunciata il 26 aprile scorso dalla Corte di Cassazione, che ha destato l’attenzione dei media, nonché dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ogni giorno utilizza gli strumenti legali in suo possesso, aggiornandosi costantemente e con lodevole solerzia, per difendere i  migranti che arrivano presso il suo studio, nel centro di Roma, nelle vicinanze della stazione Termini. Nell’affrontare l’argomento in questione, l’Avvocato Pitorri fa sapere che questa importante decisione della Suprema Corte potrà cambiare le sorti di numerosi migranti.

L’esercizio concreto di un potere di indagine aggiornato, invero, non dovrà più mancare, nel prendere una decisione in tema di asilo politico. Nulla potrà essere fatto, “senza una specificazione”. Ne deriva che quando chi richiede asilo allega “i fatti costitutivi del suo diritto”, il giudice deve accertare “anche d’ufficio se, e in quali limiti, nel Paese di origine” dello straniero “si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale della vita o alla persona”, e deve indicare le fonti prese in esame. Non è, cioè, immaginabile vedersi rigettata la domanda di asilo sulla base esclusiva di fonti generiche e non dettagliate. La Suprema Corte, accogliendo dunque il ricorso di un cittadino pakistano, ha sottolineato che il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”, e non di “formule generiche” come il richiamo a vaghe “fonti internazionali”.

Tutto ciò potrebbe cambiare la sorte di molti migranti che necessitano, ad oggi, di protezione internazionale.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri