Permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

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L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri rammenta che il permesso di soggiorno rappresenta il titolo che autorizza la presenza dello straniero (cittadino di paesi extraeuropei e gli apolidi) sul territorio dello Stato italiano e ne documenta la regolarità. Grazie a questo importante documento, è possibile  svolgere le attività che sono indicate nel permesso stesso, permette l’accesso ai diritti e ai servizi riconosciuti agli stranieri, nonché l’iscrizione nelle liste anagrafiche e il conseguente rilascio della carta di identità e del codice fiscale, con il quale si può richiedere l’assistenza sanitaria. Lo straniero che desideri soggiornare nel territorio italiano, anche se per un breve periodo di tempo, deve richiedere il permesso di soggiorno entro e non oltre otto giorni lavorativi dalla data di arrivo.

L’ingresso in Italia per motivi di lavoro avviene nell’ambito delle quote di ingresso stabilite annualmente con il decreto flussi, il quale prevede che i cittadini stranieri non comunitari possano entrare in Italia per motivi di lavoro subordinato, autonomo e stagionale.

Specifica l’Avvocato Pitorri che se il permesso di soggiorno è rilasciato per motivi diversi da quelli di lavoro, la durata non può essere superiore a tre mesi (per visite, affari e turismo), ovvero un anno (in relazione alla frequenza di un corso di studio o di formazione). Il permesso è, tuttavia, rinnovabile annualmente nel caso di corsi pluriennali, periodi legati a necessità specificatamente documentate, negli altri casi consentiti dalla legge.

Per quanto concerne, invece, quello connesso a motivi di lavoro, l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri spiega che il rilascio avviene successivamente alla stipula del contratto di soggiorno per lavoro. La durata del permesso di soggiorno per lavoro viene stabilita in dipendenza del contratto di soggiorno e non può essere superiore ai nove mesi, nel caso si sia in presenza di uno o più contratti di lavoro stagionale; ad un anno in presenza di un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato; a due anni in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Se il lavoratore straniero non comunitario desidera rimanere in Italia, deve presentare la domanda di rinnovo del permesso sessanta giorni prima della sua scadenza, presso la questura della provincia di residenza.

Ovviamente, ricorda l’Avvocato Pitorri, il  rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro è subordinato al possesso di alcuni requisiti, come la titolarità di un contratto di soggiorno per lavoro e la documentazione attestante la disponibilità di un alloggio.

Qualora il cittadino straniero interrompa il soggiorno in Italia per più di sei mesi continuativi, il permesso di soggiorno non potrà essere  rinnovato, o prorogato, o in caso di permessi di durata almeno biennale, per periodi superiori alla metà. In questi casi, il rinnovo viene rilasciato se l’interruzione è dovuta per rispondere all’adempimento di obblighi militari, o da altri gravi e comprovati motivi. Il rinnovo del permesso di soggiorno va  richiesto alla Questura di residenza dello straniero, entro la scadenza del permesso, o comunque non oltre sessanta giorni dalla scadenza.

Dopo sei mesi dalla scadenza del permesso di soggiorno, lo straniero viene cancellato dall’anagrafe.

Il cittadino straniero, in attesa del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno, è a tutti gli effetti un immigrato regolare. La legge conferisce valore legale al documento (cedolino) rilasciato dalle questure, nell’attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Nell’attesa del rilascio o del rinnovo del permesso, lo straniero può svolgere attività lavorativa.

Deve essere considerato valido ai fini del reddito, per l’ottenimento del rinnovo del permesso anche .Il compenso per lavoro occasionale di tipo accessorio (voucher o buoni lavoro). 

Dal punto di vista pratico, rappresenta l’Avvocato Pitorri, il  datore di lavoro che vuole assumere a tempo determinato o indeterminato lavoratori non comunitari residenti all’estero, deve presentare domanda di nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI). La domanda di nulla osta potrà essere presentata soltanto nei periodi ed in base alle quote previste con cadenza solitamente annuale dal Decreto Flussi, che stabilisce il numero massimo di stranieri non comunitari ammessi a lavorare in Italia ogni anno. Il datore di lavoro deve presentare una richiesta di nulla osta al lavoro presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI), della provincia di residenza, o di quella in cui ha sede legale l’impresa, o di quella ove avrà luogo la prestazione lavorativa. Il nulla osta deve contenere la documentazione relativa alla disponibilità dell’alloggio per il lavoratore; poi, ovviamente, la  proposta di contratto di soggiorno contenente anche l’impegno al pagamento del viaggio di ritorno del cittadino straniero nel Paese di provenienza; da ultimo, la  dichiarazione di impegno a comunicare allo Sportello Unico le variazioni del rapporto di lavoro (cessazione del rapporto, cambio sede, per esempio).

Lo Sportello Unico per l’Immigrazione, una volta comprovata la sussistenza della quota oltre che agli imprescindibili requisiti oggetto della richiesta, emette il nulla osta che trasmetterà all’autorità diplomatico/consolare competente.

Una volta rilasciato il nulla osta, il lavoratore straniero dovrà richiedere il visto di ingresso presso gli uffici consolari italiani nel proprio paese di origine, o di residenza.

Entro otto giorni dall’ingresso in Italia, il lavoratore straniero dovrà invece recarsi allo Sportello Unico per l’Immigrazione, ove firmerà il contratto di soggiorno e la compilazione della modulistica per il rilascio del primo permesso di soggiorno.

Considerando che esistono differenti tipologie di lavoro (stagionale, autonomo, ecc.), l’Avvocato Pitorri, riferendosi al lavoro stagionale, chiarisce che si intende il  rapporto di lavoro della durata tra venti giorni e nove mesi. E, specifica, le attività lavorative che rientrano nelle quote di lavoro subordinato stagionale, sono esclusivamente il settore agricolo e il settore turistico-alberghiero.

Il datore di lavoro dovrà obbligatoriamente dimostrare di avere a disposizione l’alloggio per il lavoratore straniero; il canone di affitto dovrà essere commisurato alla qualità dell’alloggio stesso, e non superiore ad 1/3 della retribuzione spettante al lavoratore.

Lo Sportello Unico procede direttamente alla verifica dei requisiti per l’autorizzazione al lavoro. Il tempo per il rilascio è di venti giorni.

Il datore di lavoro invia in originale il nulla osta al lavoratore.

Chiaramente il permesso di soggiorno per motivi di lavoro stagionale consente di svolgere l’attività per la quale è stato rilasciato il nulla osta e, pertanto, non consente di svolgere attività autonoma o subordinata. 

Se il lavoratore è rientrato nel proprio Paese alla scadenza del permesso, rispettando così le condizioni del permesso di soggiorno, egli avrà diritto di precedenza per lavoro stagionale nell’anno successivo, rispetto ai cittadini del suo stesso Paese che non sono mai entrati in Italia per lavoro stagionale.

In tema di lavoro stagionale, preme all’Avvocato Pitorri rammentare che se il lavoratore straniero ha lavorato come stagionale in Italia, almeno una volta negli ultimi cinque anni, il datore di lavoro può richiedere allo Sportello Unico per l’immigrazione il rilascio di un nullaosta al lavoro stagionale pluriennale, valido per un periodo massimo di tre anni.

Il lavoratore potrà entrare in Italia sulla base di una semplice conferma di assunzione da parte del datore di lavoro, e questo a prescindere dalla pubblicazione del Decreto flussi.

Il rilascio del permesso di soggiorno per lavoro stagionale pluriennale non lo esonera, però, dal richiedere annualmente il visto di ingresso alla rappresentanza diplomatica o consolare italiano all’estero.

Parlando, invece, di lavoro autonomo, chiarisce l’Avvocato Pitorri, questa tipologia di lavoro è soggetto alla quote di ingresso stabilite dal Decreto Flussi, oltre allecategorie di lavoro autonomo che lo stesso Decreto Flussi individua, di volta in volta.
Un cittadino straniero che voglia esercitare un’attività di lavoro autonomo deve, innanzitutto, attendere la pubblicazione del Decreto Flussi, e successivamente presentare la richiesta di rilascio di nulla osta alla Questura.

La richiesta deve essere compilata online sul sito del Ministero dell’Internonei tempi, e nelle modalità, previste dall’annuale Decreto Flussi.

Ovviamente, quando verrà richiesto il nulla osta è obbligatorio per il lavoratore extracomunitario possedere la documentazione di licenza, o autorizzazione per l’attività che intende svolgere o l’iscrizione alla camera di commercio che dovrà essere presentata alla Questura.
A seguito del rilascio del nulla osta, il lavoratore può chiedere il visto per lavoro autonomo alla rappresentanza diplomatica italiana nel paese di origine.

In buona sostanza, il cittadino straniero che voglia svolgere in Italia un’attività di tipo autonomo, deve avere delle risorse adeguate per l’esercizio dell’attività che intende intraprendere in Italia, oltre ad essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge italiana per l’esercizio della singola attività (es. iscrizione albo imprese, registri, ecc.); deve certamente avere una sistemazione alloggiativa; avere un reddito annuo, proveniente da fonti lecite, di un importo superiore al livello minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria; da ultimo, deve acquisire, presso la Camera di Commercio, l’attestazione dei parametri finanziari, cioè l’individuazione delle risorse necessarie per l’esercizio dell’attività.                                                                   

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Permesso di soggiorno per le vittime di violenza

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

Per violenza domestica, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si intendono tutti quegli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica, ovvero economica, che si verificano all’interno della famiglia, o del nucleo familiare, oppure tra attuali, o precedenti coniugi, o persone legate da relazione affettiva in corso o pregressa. Ciò, al di là del fatto che l’autore di tali atti condivida, o abbia condiviso, la medesima residenza con la vittima.

Per avere il rilascio del permesso di soggiorno, le condizioni sono le stesse previste per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione sociale. Evidenzia l’Avvocato Pitorri che l’art. 4 della legge 119/2013, che ha inserito nel testo unico sull’immigrazione (D.LGS. 286/1998) l’apposita norma di cui all’art. 18 bis, prevede che il Questore – con il parere favorevole dell’autorità giudiziaria o su proposta di questa ai sensi dell’art. 5, comma 6, D.LGS. 286/1998, e cioè il permesso per motivi umanitari – rilasci il permesso per consentire alla vittima straniera, priva di permesso di soggiorno, di sottrarsi alla violenza quando siano accertate situazioni di violenza o abuso e emerga un concreto e attuale pericolo per la sua incolumità.

Lo stesso permesso, chiarisce l’Avvocato Pitorri, può essere rilasciato anche se le situazioni di violenza o abuso nascono nel corso di interventi assistenziali dei servizi sociali specializzati nell’assistenza delle vittime di violenza. In tal caso sono i servizi sociali ad inviare una relazione al Questore con tutti gli elementi che gli permettano di valutare “la gravità e l’attualità” del pericolo per l’incolumità personale. Il documento può essere rilasciato a cittadini non comunitari e comunitari.

Manifesta l’Avvocato Pitorri, che, di recente, la sentenza n. 28152/2017 della Corte di Cassazione ha sancito il diritto alla protezione internazionale per le vittime di violenza domestica, che possono vedersi riconosciuto lo statusdi rifugiato, o la protezione sussidiaria. In buona sostanza, è possibile riconoscere che la violenza domestica può costituire una persecuzione, e sfociare nella concessione dello statusdi rifugiato, ovvero può costituire un danno grave, tale da giustificare il riconoscimento della protezione sussidiaria, così come definita dalla Direttiva 2011/95/UE. I giudici della Corte di Cassazione, invero, hanno ritenuto che i fatti narrati dalla cittadina straniera rientrino, a pieno titolo, tra quelli cui fa riferimento la Convenzione di Istanbul e previsti dall’art. 7 del D.LGS. 251/2007. Detta pronuncia, fa emergere l’Avvocato Pitorri, si è inserita nell’ambito di un recente orientamento inaugurato dalla sentenza n. 12333/2017 della Corte di Cassazione, su un caso di violenza domestica.

Una simile interpretazione, sostiene l’Avvocato Pitorri, appare coerente con la formulazione dell’art. 60 della Convenzione di Istanbul che, come ricordato, impone agli Stati firmatari di riconoscere la violenza di genere come elemento atto a fondare la protezione sussidiaria.

Rammenta, infine, l’Avvocato Pitorri che, oltre alla protezione internazionale, sussiste in Italia la possibilità di rilasciare un permesso per motivi umanitari alle vittime straniere di violenza domestica, quando il fatto si verifichi in Italia e non nel Paese di provenienza. Il DL 93/2013 ha, infatti, inserito, nel corpo del D.LGS. 286/1998 (TUI), il nuovo art. 18-bis, che consente il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari alle vittime straniere di reati inerenti la violenza domestica, qualora il questore ritenga sussistente un “concreto ed attuale pericolo per la sua incolumità, come conseguenza della scelta di sottrarsi alla medesima violenza o per effetto delle dichiarazioni rese nel corso delle indagini preliminari o del giudizio”.

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Permesso di soggiorno per minori

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

Specifica, innanzitutto, l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che il  minorenne straniero che entra in Italia, anche se in modo illegale, ha riconosciuti tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo (1989), la quale afferma, in buona sostanza, che in tutte le decisioni relative al minore deve essere considerato prioritariamente il superiore interesse del ragazzo.

Le tipologie di permesso di soggiorno attribuite al cittadino straniero, minore di diciotto, anni sono: permesso per minore età, per affidamento, per motivi familiari, per protezione sociale, per richiesta di asilo.

Ne deriva, spiega l’Avvocato Pitorri, che i minorenni stranieri che entrano in Italia si trovano in una delle condizioni seguenti: minore temporaneamente accolto nel territorio dello Stato (è il minore extracomunitario di età superiore a sei anni, entrato in Italia nell’ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea promossi da enti, associazioni o famiglie, oppure il minore seguito da uno o più adulti con funzioni di sostegno, guida e accompagnamento); minore accompagnato (affidato con provvedimento formale a parenti entro il terzo grado regolarmente soggiornanti); minore non accompagnato (è il minore privo dei genitori, o di altri adulti legalmente responsabili della sua assistenza o rappresentanza).

Evidenzia l’Avvocato Pitorri che tutti  i minori stranieri, anche privi di permesso di soggiorno, hanno il diritto di essere iscritti alla scuola, non solo dell’obbligo, ma di ogni ordine e grado. L’iscrizione può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno, nei modi previsti per i minorenni italiani. I ragazzi di età compresa nella fascia di istruzione obbligatoria (6-16 anni) debbono essere iscritti, a cura dei genitori o di chi ne esercita la tutela, alla classe corrispondente all’età anagrafica, a meno che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione a una classe diversa.

Rammenta l’Avvocato Pitorri che i minori stranieri, titolari di permesso di soggiorno debbono essere iscritti obbligatoriamente da chi ne esercita la potestà, o la tutela, al Servizio Sanitario Nazionale; ciò per permettere loro di accedere a tutte le prestazioni sanitarie offerte. L’iscrizione, con la successiva scelta o assegnazione del medico di famiglia, o del pediatra per il minore, avviene presso l’azienda sanitaria locale del comune di residenza o dimora. Al momento dell’iscrizione viene rilasciata la tessera sanitaria personale, con la quale si ha diritto di fruire delle prestazioni, gratuitamente o pagando il ticket sanitario.

I minori stranieri senza di permesso di soggiorno, chiarisce l’Avvocato Pitorri, non possono iscriversi al SSN, ma hanno comunque diritto alle cure ambulatoriali e ospedaliere essenziali, a quelle urgenti e a quelle continuative, a quelle per malattie e infortunio e di medicina preventiva. Sono garantite prestazioni come vaccinazioni, profilassi internazionale, diagnosi, profilassi e cura delle malattie infettive.

In virtù delle nuove norme, contenute nella legge Europea 2015-2016, è previsto il rilascio di un permesso di soggiorno autonomo ai minori stranieri, anche prima del quattordicesimo anno di età. Ciò per dare piena attuazione al regolamento (CE) n. 380/2008che istituisce un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di Paesi terzi.

Più segnatamente, specifica l’Avvocato Pitorri, l’art. 10 della Legge 7 luglio 2016 n. 122 stabilisce l’obbligo di rilascio di un permesso di soggiorno individuale per i minori stranieri, indipendentemente dall’età posseduta dagli stessi. Così come, quindi, già da tempo si faceva per i minori stranieri con età superiore a quattordici anni, ora tutti i minori dovranno possedere un permesso di soggiorno “ baby ” e non verranno, pertanto, più annotati nel permesso di soggiorno dei genitori.

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Permesso di soggiorno per cure mediche

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

Con la circolare del 15 marzo 2019, n. 43323, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il Ministero dell’Interno ha diffuso alcune precisazioni sul nuovo permesso di soggiorno per “cure mediche”, previsto dal D.L. 113/18 in favore degli stranieri che versano in condizioni di salute di particolare gravità.

Il documento, chiarisce l’Avvocato Pitorri, deve riportare la dicitura “art. 19, co. 2, lett. d) bis T.U. Immigrazione”, affinché risulti riconoscibile in rapporto agli altri permessi rilasciati per salute, e possa consentire l’effettiva iscrizione del cittadino straniero al Servizio Sanitario Nazionale.

Palesa l’Avvocato Pitorri che il cittadino straniero che è entrato in Italia, in seguito alla richiesta di specifico visto per cure mediche, alla rappresentanza diplomatica italiana, deve presentarsi alla Questura del luogo di domicilio per la richiesta del permesso di soggiorno per cure mediche, che ha durata pari a quella del visto di ingresso, e può essere rinnovato direttamente presso la Questura competente (allegando, ovviamente, la certificazione medica). Specifica l’Avvocato Pitorri che il cittadino straniero deve sostenere tutte le spese mediche, in quanto non ha diritto ad iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale.

Anche il permesso di soggiorno per cure mediche, rilasciato alle straniere irregolari in stato di gravidanza, deve essere richiesto direttamente presso gli uffici della Questura competente (con l’esibizione di certificato medico con la data presunta del parto). Questo permesso ha validità di sei mesi fino alla nascita, rinnovabili per i primi sei mesi di vita del bambino. Ne ha diritto pure il padre del bambino.  Consente l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale gratuitamente (iscrizione obbligatoria), ma non consente lo svolgimento di attività lavorativa.

Infine, rammenta l’Avvocato Pitorri, il permesso per cure mediche rilasciato ai sensi dell’ art. 31 TUI (“disposizioni a favore dei minori”) è conferito a seguito di sentenza del Tribunale dei minorenni e ha durata pari a quella prevista dal Giudice che ha autorizzato la permanenza. Deve essere richiesto direttamente in Questura esibendo l’originale della sentenza. Alla scadenza del permesso per richiedere il rinnovo è necessario formulare una nuova istanza al Tribunale. Consente l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale gratuitamente (iscrizione obbligatoria) e lo svolgimento di attività lavorativa.

Da ultimo, ricorda l’Avvocato Pitorri, il permesso per cure mediche non è convertibile in altro permesso di soggiorno (a meno che non si possa effettuare la coesione con un familiare regolare in Italia, secondo differenti interpretazioni).

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Permesso di soggiorno per attesa occupazione

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Permesso di soggiorno per attesa occupazione

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

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Il permesso di soggiorno per attesa occupazione, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri,  viene rilasciato quando, nel momento  in cui si ha il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato, il lavoratore non ha un contratto di lavoro, risultando, tuttavia, iscritto nelle liste di collocamento. La perdita del posto di lavoro, invero, sottolinea l’Avvocato Pitorri,  non è un motivo per la revoca del permesso di soggiorno nei confronti del lavoratore non comunitario e dei suoi familiari legalmente soggiornanti.

L’Avvocato Pitorri chiarisce che lo straniero che perde il posto di lavoro, sia per licenziamento che per dimissioni, deve presentarsi, entro quaranta giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, presso il Centro per l’Impiego-Anagrafe del Lavoro, al fine di predisporre una dichiarazione attestante l’attività lavorativa precedentemente svolta e, quindi, l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa.

Lo straniero che perde il posto di lavoro, come sopra detto, può essere iscritto alle liste di collocamento presso il Centro per l’Impiego, per il periodo di rimanente validità del permesso di soggiorno e, comunque, ad esclusione del lavoratore stagionale, per un periodo complessivo non inferiore ad un anno (o, in ogni caso, per tutta la durata delle prestazioni di sostegno al reddito, durante il quale potrà cercare una nuova occupazione).

Rappresenta l’Avvocato Pitorri che ci si può iscrivere al Centro per l’Impiego – Anagrafe del Lavoro anche se il titolo di soggiorno è scaduto (se si è in possesso della ricevuta/cedolino di rinnovo).

La domanda di rilascio del permesso di soggiorno per attesa occupazione deve essere inviata attraverso la compilazione del Kit Postale, necessario per il rinnovo.

L’Avvocato Pitorri spiega che la competente Questura, alla scadenza del permesso di soggiorno, rilascia un permesso per attesa occupazione per una durata non inferiore ad un anno (Circolare del Ministero dell’Interno n. 40579 del 03/10/2016).

Il rinnovo del permesso di soggiorno per attesa occupazione è possibile anche oltre l’anno. Sarà cura, invero, delle Questure valutare, di volta in volta, la situazione del richiedente, prestando particolare attenzione ai legami familiari, al numero di anni passati in Italia e ad eventuali precedenti penali del cittadino migrante.

Da ultimo, sostiene l’Avvocato Pitorri, ai fini del rinnovo del permesso è necessario dimostrare un reddito minimo annuo, corrispondente ai parametri per il ricongiungimento familiare

L’Avvocato Pitorri segnala altresì il caso dello  straniero titolare di permesso di soggiorno per motivi di studio. Quest’ultimo ha diritto alla conversione di detto titolo di soggiorno in permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato, ovvero il master universitario di I o di II livello, o la laurea triennale, oppure quella specialistica, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio, può essere iscritto nelle liste di collocamento per un periodo non superiore a dodici mesi, e può chiedere la conversione del permesso di soggiorno per studio in permesso di soggiorno per attesa occupazione.

Alle condizioni previste, lo straniero iscritto nell’elenco anagrafico del centro per l’Impiego potrà godere dell’indennità di disoccupazione, e di tutte le altre prestazioni di sostegno al reddito previste alla pari dei cittadini italiani e comunitari.

Infine, l’Avvocato Pitorri fa presente un dato inconfutabile: qualora lo straniero  non trovi un nuovo lavoro, e non possa, comunque, dimostrare risorse economiche sufficienti, nella misura prevista dall’art 29 del TU, dovrà lasciare il territorio nazionale.                                                                   

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

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Permesso di soggiorno con dicitura Carta Blu UE

Spiegato dall’avvocato Iacopo maria pitorri

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Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che detta tipologia di permesso di soggiorno è disciplinata dal D.LGS 286/98 art. 27 quater e D.LGS 108/2012 di recepimento della direttiva europea n.2009/50/CE. Oltre ciò, a chiarire diversi aspetti, vi sono state la Circolare amministrativa n. 5209 3 agosto 2012 e la Circolare amministrativa n.6385 26 luglio 2012.

La “Carta blu UE”, evidenzia l’Avvocato Pitorri, può essere richiesta dai lavoratori extracomunitari altamente qualificati, come nuova categoria di lavoratori che possono fare ingresso in Italia, al di fuori del regime delle “quote d’ingresso”. La richiesta della “Carta blu UE” si estende anche ai lavoratori con qualifiche professionali tecniche. La normativa, inoltre, prevede la possibilità per gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia, di presentare domanda di conversione del permesso di soggiorno in “Carta Blu UE”, qualora in possesso della documentazione richiesta per il riconoscimento dei titoli di qualifica professionale, rilasciati dal loro Paese di origine.

Specifica l’Avvocato Pitorri che la richiesta del nulla ostaal lavoro, per i lavoratori stranieri altamente qualificati, è presentata dal datore di lavoro allo Sportello Unico per l’Immigrazione presso la Prefettura – Ufficio Territoriale di Governo di competenza, avvalendosi del sistema informatizzato del Ministero dell’Interno (indicando il proprio indirizzo di posta elettronica). Dal punto di vista pratico, segnala l’Avvocato Pitorri, una volta ultimata la fase di registrazione, è possibile accedere nell’area “richiesta moduli”, dove si può compilare il modulo di richiesta nullaosta al lavoro per il rilascio della “Carta Blu UE” (Modulo BC). Per inviare il modulo, è necessario indicare tutti i dati obbligatori richiesti, tra cui il contratto di lavoro, o la proposta di lavoro vincolante, il titolo di istruzione e la relativa qualifica superiore, l’importo annuale lordo (calcolato in base ai parametri indicati dalla normativa). L’avvenuta ricezione del modulo è, poi, disponibile direttamente dalla homepage dell’utente.

Rileva l’Avvocato Pitorri che gli stranieri regolarmente soggiornanti sul territorio italiano, accedono alla procedura di rilascio del nulla osta al lavoro, a prescindere dal requisito dell’effettiva residenza all’estero. Il termine per il rilascio del nulla osta è di novanta giorni, trascorsi i quali il lavoratore straniero si dovrà recare allo Sportello Unico per sottoscrivere il contratto di soggiorno.

Il permesso di soggiorno denominato “Carta blu UE”, palesa l’Avvocato Pitorri, è rilasciato dal Questore al lavoratore straniero, altamente qualificato, autorizzato allo svolgimento di attività lavorative, successivamente alla stipula del contratto di soggiorno per lavoro. Ha una validità di due anni, nel caso di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Negli altri casi, segue la stessa durata del rapporto di lavoro (che, però, non può essere inferiore ad un anno).

Ricorda l’Avvocato Pitorri che il titolare di “Carta blu UE”, nei primi due anni di occupazione legale sul territorio nazionale, subisce limitazioni relative all’accesso all’occupazione, sia rispetto all’esercizio di attività lavorative diverse da quelle “altamente qualificate” (per le quali è previsto un divieto assoluto), che rispetto all’opportunità di cambiare datore di lavoro (per questo caso specifico è d’obbligo richiedere l’autorizzazione preliminare alle Direzioni Territoriali del Lavoro di competenza, tramite una procedura di silenzio-assenso).

Le istanze di rinnovo del permesso successive vanno presentate negli appositi uffici postali abilitati.

Il titolare di permesso di soggiorno denominato “Carta blu UE” può, innanzitutto, richiedere il ricongiungimento familiare, in conformità con le disposizioni generali previste dall’art. 29 del T.U. sull’immigrazione, a prescindere dalla durata del permesso; può andare in un altro Stato della UE, solo dopo aver trascorso diciotto mesi legalmente nel primo Stato membro in cui lo straniero ha ottenuto il rilascio del titolo di soggiorno (e, comunque, lo spostamento in un altro Stato membro resta vincolato all’esercizio di un’attività lavorativa altamente qualificata); può entrare in Italia al fine di esercitare attività altamente qualificate senza necessità di un visto, solo dopo diciotto mesi di soggiorno legale in un altro Stato membro. In questo caso, spetta al datore di lavoro presentare domanda di nulla osta al lavoro, entro e non oltre un mese dall’ingresso dello straniero. Il nulla osta è rilasciato entro il termine ridotto di sessanta giorni.

Chiarisce l’Avvocato  Pitorri che la domanda di nulla osta al lavoro può essere presentata dal datore di lavoro anche se il titolare di “Carta blu UE” soggiorna ancora nel territorio del primo Stato membro. In più, chi possiede questo tipo di permesso di soggiorno può usufruire del principio di parità di trattamento in materia di condizioni di lavoro, istruzione e formazione professionale, sicurezza ed assistenza sociale, accesso ai beni e servizi offerti al pubblico, tra cui  l’alloggio; può richiedere il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo (in questo caso i cinque anni di soggiorno obbligatori per il suo rilascio possono essere raggiunti anche in modo cumulativo, sommando cioè i periodi di soggiorno regolare come titolari di “Carta blu UE” in un altro Stato membro); può presentare richiesta di cittadinanza italiana, qualora siano trascorsi almeno dieci anni di residenza legale in Italia; può, infine, iscriversi al  Servizio Sanitario Nazionale gratuitamente (iscrizione obbligatoria) presso la Asl di residenza, oppure di dimora.                                                             

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri evidenzia che con ilD.LGS. n. 3 dell’8 gennaio 2007 è stata data attuazione alla direttiva 2003/109/CE,relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo.

Il decreto, riscrivendo completamente l’articolo 9 del Testo Unico sull’immigrazione, ha sostituito la vecchia carta di soggiorno con il “permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo” e, attraverso l’aggiunta di un nuovo articolo (art. 9 bis), ha regolato la posizione giuridica nel territorio nazionale degli stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo, rilasciato da altro Stato membro dell’Unione Europea.

Chiarisce l’Avvocato Pitorri che il permesso di soggiorno Ue, per soggiornanti di lungo periodo, può essere rilasciato al cittadino straniero in possesso, da almeno cinque anni di un permesso di soggiorno in corso di validità, a condizione che dimostri la disponibilità di un reddito minimo non inferiore all’assegno sociale annuo.
Il permesso di soggiorno Ue, per chi intende soggiornare nel lungo periodo, può essere richiesto dallo straniero avente diritto (in possesso cioè dei requisiti indicati) anche per un proprio familiare (coniuge, figlio minore a carico, figli maggiorenni, a carico nel caso in cui non possano provvedere alle proprie indispensabili esigenze di vita in modo permanente, genitori a carico, che non dispongano di un adeguato sostegno familiare nel proprio Paese). Per poterlo richiedere è necessario dimostrare anche di possedere un alloggio idoneo, rientrante nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, che sia cioè fornito dei requisiti di idoneità igienico-sanitaria, accertati dall’Azienda sanitaria locale competente per territorio.

Il permesso di soggiorno Ue, per soggiornanti di lungo periodo, ovviamente, non può essere rilasciato agli stranieri che siano ritenuti pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. Nella valutare la pericolosità dello straniero vengono prese in considerazione l’appartenenza ad una delle categorie di soggetti a cui fa riferimento la legislazione nazionale in materia di misure di prevenzione personali, nonché le condanne, anche non definitive, riportate per i delitti per i quali il codice di procedura penale prevede l’arresto obbligatorio in flagranza ovvero, limitatamente ai delitti non colposi, l’arresto facoltativo.

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, non può essere ottenuto dagli stranieri che soggiornano per motivi di studio, o formazione professionale; stesso dicasi per chi soggiorna per motivi umanitari; e ancora non può essere rilasciato a chi è titolare  di  un  permesso  di soggiorno di breve durata; a chi gode  di  uno status giuridico inserito nella convenzione di Vienna  del  1961  in merito alle relazioni diplomatiche, nella convenzione di Vienna del 1963 in materia di relazioni consolari, nella convenzione del 1969 riguardo alle  missioni speciali o nella convenzione di Vienna del 1975, riguardante la rappresentanza  degli  Stati  nelle loro relazioni con organizzazioni internazionali di carattere universale.

Sottolinea l’Avvocato Pitorri che questo tipo di permesso di soggiorno è a tempo indeterminato. Ai titolari di tale permesso è riconosciuto uno status giuridico particolare, che attribuisce loro ulteriori diritti rispetto a quelli riconosciuti agli altri cittadini non comunitari, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, ovvero:  la possibilità di fare ingresso nel territorio nazionale in esenzione di visto, pur provenendo da Paesi per i quali esso è richiesto, oltre alla piena libertà di circolazione con le sole limitazioni previste dalle leggi militari;  la possibilità di svolgere nel territorio dello Stato ogni attività lavorativa subordinata, o autonoma, fatta eccezione per quelle che la legge riserva espressamente al cittadino, o vieta allo straniero.

Specifica l’Avvocato Pitorri che gli stranieri soggiornanti di lungo periodo possono essere espulsi solo per gravi motivi di ordine pubblico, o sicurezza nazionale, nonché nell’ambito del contrasto del terrorismo internazionale. Possono essere espulsi anche  nel caso in cui vengano  applicate nei loro confronti misure di prevenzione personali.  Nell’adottare il decreto di espulsione, occorre tener conto dell’età dell’interessato, della durata del soggiorno, nonché dell’esistenza di legami familiari e sociali nel territorio nazionale e dell’assenza di tali vincoli nel Paese di origine.

Ulteriormente, spiega l’Avvocato Pitorri, il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo può essere revocato, oltre che nei casi di espulsione, quando nei confronti del suo titolare risulti chelo abbia acquistato in modo fraudolento; in caso di sopravvenuta pericolosità per l’ordine e la sicurezza pubblica; in caso di assenza dal territorio dell’Unione Europea per un periodo di dodici mesi consecutivi; oppure in caso di esistenza di analogo permesso di soggiorno in un altro Stato dell’Unione; infine in caso di assenza da sei anni dal territorio dello Stato.

Accennando agli stranieri in possesso di un permesso per lungo soggiornanti, rilasciato da altro Stato dell’Unione Europea, l’Avvocato Pitorri rileva che lo straniero titolare di un permesso per soggiornanti di lungo periodo, ottenuto in un altro Stato dell’Unione, può chiedere di soggiornare in Italia per un periodo superiore a tre mesi, al fine di, innanzitutto, svolgere un’attività di lavoro autonomo o subordinato nel rispetto delle altre condizioni previste dalla legislazione nazionale; frequentare corsi di studio o di formazione professionale; soggiornare ad altro scopo, purché dimostri la disponibilità di risorse economiche pari almeno al doppio dell’importo minimo previsto dalla legge per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria, nonché un’assicurazione sanitaria. 

La richiesta di permesso di soggiorno può essere presentata entro tre mesi dall’ingresso sul territorio nazionale. Per essere richiesto non è d’obbligo che lo straniero sia in possesso di un visto di ingresso, e si prescinde inoltre dall’effettiva residenza all’estero per il rilascio dell’eventuale nulla osta al lavoro. 

E ancora. Dall’11 marzo 2014, a seguito dell’entrata in vigore del D.LGS. n. 12/2014,  che ha recepito la Direttiva 2011/52/UE, anche i  beneficiari di protezione internazionale hanno la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Per poterlo richiedere, bisogna dimostrare di essere presenti in Italia da almeno cinque anni in modo regolare (per effettuare il conteggio viene considerata la data di presentazione della domanda di protezione internazionale), di essere residente, di avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Non sarà, invece  necessario superare il test di conoscenza di lingua italiana, così come, nel caso il documento venga chiesto per un intero nucleo familiare, dimostrare di avere un alloggio idoneo. Relativamente ai requisiti reddituali, il decreto tiene conto delle particolari condizioni di vulnerabilità in cui può versare un beneficiario di protezione internazionale, facendo concorrere alla determinazione del reddito, per una misura massima del dieci per cento, la disponibilità di un alloggio concesso a titolo gratuito da un ente assistenziale, pubblico o privato riconosciuto.

Sul permesso Ue rilasciato deve essere espresso che al possessore è stata riconosciuta la protezione internazionale in Italia, con relativa data in cui il riconoscimento è stato effettuato. 

Infine, evidenzia l’Avvocato Pitorri, il più recente l D.lgs. n. 13/2017 ha introdotto all’articolo 9 nuove modalità di annotazione dello status di protezione internazionale, sul permesso di soggiorno di lungo periodo, per i titolari di protezione internazionale riconosciuta da uno Stato diverso da quello che rilascia il permesso di soggiorno Ue.  Viene, infine, previsto l’allontanamento dello straniero con permesso di soggiorno UE nei casi in cui sussistano motivi di sicurezza dello Stato, o di ordine e sicurezza pubblica, per soggiornanti di lungo periodo, e titolare di protezione internazionale verso lo Stato membro, che ha riconosciuto la protezione internazionale, ovvero verso altro Stato non UE.

                                                                   

                                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La protezione internazionale

Da un attento esame che l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri ha effettuato in merito alla nostra legislazione in materia di protezione internazionale, è emerso che in Italia il diritto di asilo è garantito dall’art.10, comma 3, della Carta Costituzionale, che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”.

Relativamente ad una particolare condizione, quindi, può essere riconosciuto al cittadino straniero, che ne faccia richiesta, lo status di rifugiato o lo status di protezione sussidiaria.

La diversa tutela riguarda una serie di parametri oggettivi e soggettivi, che si riferiscono alla storia personale dei richiedenti, alle ragioni delle richieste e ai paesi di provenienza.

Più segnatamente, l’Avvocato Pitorri rileva che il rifugiato è un cittadino straniero il quale, per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o opinione politica, si trova fuori dal territorio del Paese di cui ha la cittadinanza e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di tale Paese. Può trattarsi anche, sottolinea l’Avvocato Pitorri, di un apolide che si trova fuori dal territorio nel quale aveva precedentemente la dimora abituale e, per le stesse ragioni, non può o non vuole farvi ritorno.

E’, invece, ammissibile alla protezione sussidiaria il cittadino straniero che non possiede i requisiti per essere riconosciuto rifugiato ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, ovvero, nel caso di un apolide, se ritornasse nel Paese nel quale aveva precedentemente la dimora abituale, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno.

Sono esclusi dalla protezione gli stranieri già assistiti da un organo o da un’agenzia delle Nazioni Unite diversi dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria sono riconosciute all’esito dell’istruttoria effettuata dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale.

Puntualizza l’Avvocato Pitorri che vi sono due norme fondamentali in tema di protezione internazionale. Innanzitutto, il Decreto del Presidente della Repubblica del 12 gennaio 2015 n. 21 (Regolamento relativo alle procedure per il riconoscimento e la revoca della protezione internazionale a norma dell’articolo 38, comma 1, del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25). Oltre ciò vi è il Decreto Legislativo del 19 novembre 2007 n. 251 (attuazione della direttiva 2004/83/CE recante norme minime sull’attribuzione, a cittadini di Paesi terzi o apolidi, della qualifica del rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta).

Al di là delle leggi, però, l’Avvocato Pitorri ci segnala l’importanza della giurisprudenza, applicata alle fattispecie concrete. Non ci si può esimere dall’accennare, invero alla sentenza n. 11312, enunciata il 26 aprile scorso dalla Corte di Cassazione, che ha destato l’attenzione dei media, nonché dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ogni giorno utilizza gli strumenti legali in suo possesso, aggiornandosi costantemente e con lodevole solerzia, per difendere i  migranti che arrivano presso il suo studio, nel centro di Roma, nelle vicinanze della stazione Termini. Nell’affrontare l’argomento in questione, l’Avvocato Pitorri fa sapere che questa importante decisione della Suprema Corte potrà cambiare le sorti di numerosi migranti.

L’esercizio concreto di un potere di indagine aggiornato, invero, non dovrà più mancare, nel prendere una decisione in tema di asilo politico. Nulla potrà essere fatto, “senza una specificazione”. Ne deriva che quando chi richiede asilo allega “i fatti costitutivi del suo diritto”, il giudice deve accertare “anche d’ufficio se, e in quali limiti, nel Paese di origine” dello straniero “si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale della vita o alla persona”, e deve indicare le fonti prese in esame. Non è, cioè, immaginabile vedersi rigettata la domanda di asilo sulla base esclusiva di fonti generiche e non dettagliate. La Suprema Corte, accogliendo dunque il ricorso di un cittadino pakistano, ha sottolineato che il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”, e non di “formule generiche” come il richiamo a vaghe “fonti internazionali”.

Tutto ciò potrebbe cambiare la sorte di molti migranti che necessitano, ad oggi, di protezione internazionale.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Il decreto su sicurezza e immigrazione

Qualche mese fa, rammenta l’Avvocato  Iacopo Maria Pitorri, in data 5 ottobre 2018, è entrato in vigore il decreto legge su Sicurezza e Immigrazione del  4 ottobre 2018, n.113, “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Qualche mese fa, rammenta l’Avvocato  Iacopo Maria Pitorri, in data 5 ottobre 2018, è entrato in vigore il decreto legge su Sicurezza e Immigrazione del  4 ottobre 2018, n.113, “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Le disposizioni del decreto, sostiene l’Avvocato Pitorri (unitamente ai patrocinatori che, come lo stesso, operano nel settore dell’immigrazione), ha inciso non poco sulle sorti dei migranti giunti in Italia. Ciò perché  il provvedimento in questione ha introdotto una serie di novità in materia di immigrazione e protezione internazionale, di sicurezza pubblica e di prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa. Più segnatamente, il decreto prevede misure per contrastare più efficacemente l’immigrazione illegale, garantendo l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione; inoltre, il decreto disciplina i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per esigenze di carattere umanitario.

Sono definite, poi, nuove regole in materia di revoca dello status di protezione internazionale, in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati

Tra le misure previste, evidenzia l’Avvocato Pitorri, vi è la razionalizzazione del ricorso al sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati. Viene prevista, inoltre, la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo. Anche se la portata del provvedimento è ampia, ponendo l’attenzione sugli immigrati, assistiti giornalmente dall’Avvocato Pitorri, emerge l’importanza di recenti orientamenti giurisprudenziali, che hanno influito notevolmente sulle disposizioni del Decreto Sicurezza. La Corte di Cassazione, invero, lo scorso 20 febbraio 2019, ha depositato una sentenza che potrebbe protrarre gli effetti del Decreto Sicurezza sulla protezione umanitaria. La maggior parte delle domande che sono state esaminate (e respinte) in questi mesi dalle Commissioni d’asilo sono state tutte presentate prima del 5 ottobre 2018 (giorno di entrata in vigore della nuova normativa). Basti pensare che sono ben più di 23.000 i migranti che negli ultimi quattro mesi si sono visti negare qualsiasi tipo di protezione in applicazione del Decreto Sicurezza.

Ne deriva che le nuove norme restrittive sulla protezione umanitaria varate dal decreto sicurezza non possano essere applicate alle domande che sono state presentate prima del 5 ottobre. Nell’esaminare, infatti, il ricorso di un migrante (cittadino della Guinea), cui il tribunale di Napoli aveva respinto la domanda di protezione internazionale, fuggito dal suo paese per motivi economici e per contrasti con i genitori, la Cassazione ha statuito che “La normativa introdotta con il dl n.113 del 2018, convertito nella legge n.132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituendola con la previsione di casi speciali di permessi di soggiorno, non trova applicazione in relazione alle domande di riconoscimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore della nuova legge, le quali saranno pertanto scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione“. La Suprema Corte ha constatato che il Decreto Sicurezza ha previsto espressamente due commi, che disciplinano i permessi già rilasciati (che rimangono in vigore, anche se alla scadenza saranno applicate le nuove disposizioni) e quelli non ancora rilasciati, ma per i quali la commissione territoriale ha già accertato i presupposti per il rilascio del permesso umanitario. Restano, dunque, inevitabilmente esclusi i casi ancora da decidere, o quelli per i quali c’è stata una prima decisione negativa per il migrante.L’Avvocato  Pitorri, alla luce della recente giurisprudenza, evidenzia, pertanto, la palese irretroattività del Decreto Sicurezza. Ciò significa, in buona sostanza, che le domande per i permessi di soggiorno per motivi umanitari presentate prima dell’entrata in vigore dello stesso, di conseguenza, saranno esaminate con la vecchia normativa. Se vi sono i presupposti, quelle accolte avranno la dicitura “casi speciali” e la durata di due anni, come previsto dal decreto legge 113 del 2018. Alla scadenza opererà, quindi, il nuovo regime. Vi è, poi, un’altra sentenza (la n. 11312 del 26 aprile 2019), enunciata dalla Corte di Cassazione, che ha destato l’attenzione degli “addetti ai lavori”, e quindi anche dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ogni giorno utilizza gli strumenti legali in suo possesso, aggiornandosi costantemente, per difendere i  migranti che giungono presso il suo studio, nel centro di Roma, nelle vicinanze della stazione Termini. Gli Ermellini di piazza Cavour hanno stabilito che l’esercizio concreto di un potere di indagine aggiornato, invero, non dovrà più mancare, nel prendere una decisione in tema di asilo politico. Nulla potrà essere fatto, “senza una specificazione. Il tutto ha avuto inizio ad opera di un cittadino pakistano, che si è rivolto alla Suprema Corte per vedersi accogliere la sua domanda di asilo politico, negata fino a quel momento. L’asilo ad Alì era stato negato semplicemente sulla base di “fonti internazionali” che parlavano di conflitto in Pakistan nelle zone del Fata e del Khyber Pakthunkwa, mentre per la sua regione di provenienza, non citata, si faceva riferimento a fonti Easo (l’Agenzia europea per l’asilo), che comunque definiva la situazione “assai instabile”.

La Cassazione, accogliendo dunque il ricorso di Alì, ha sottolineato che il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”, e non di “formule generiche” come il richiamo a vaghe “fonti internazionali”.

Qualche mese fa, rammenta l’Avvocato  Iacopo Maria Pitorri, in data 5 ottobre 2018, è entrato in vigore il decreto legge su Sicurezza e Immigrazione del  4 ottobre 2018, n.113, “Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell’Interno e l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

Le disposizioni del decreto, sostiene l’Avvocato Pitorri (unitamente ai patrocinatori che, come lo stesso, operano nel settore dell’immigrazione), ha inciso non poco sulle sorti dei migranti giunti in Italia. Ciò perché il provvedimento in questione ha introdotto una serie di novità in materia di immigrazione e protezione internazionale, di sicurezza pubblica e di prevenzione e contrasto al terrorismo e alla criminalità mafiosa. Più segnatamente, il decreto prevede misure per contrastare più efficacemente l’immigrazione illegale, garantendo l’effettività dell’esecuzione dei provvedimenti di espulsione; inoltre, il decreto disciplina i casi speciali di permesso di soggiorno temporaneo per esigenze di carattere umanitario.

Sono definite, poi, nuove regole in materia di revoca dello status di protezione internazionale, in conseguenza dell’accertamento della commissione di gravi reati

Tra le misure previste, evidenzia l’Avvocato Pitorri, vi è la razionalizzazione del ricorso al sistema di protezione per i titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati. Viene prevista, inoltre, la revoca della cittadinanza acquisita dagli stranieri condannati in via definitiva per reati di terrorismo. Anche se la portata del provvedimento è ampia, ponendo l’attenzione sugli immigrati, assistiti giornalmente dall’Avvocato Pitorri, emerge l’importanza di recenti orientamenti giurisprudenziali, che hanno influito notevolmente sulle disposizioni del Decreto Sicurezza. La Corte di Cassazione, invero, lo scorso 20 febbraio 2019, ha depositato una sentenza che potrebbe protrarre gli effetti del Decreto Sicurezza sulla protezione umanitaria. La maggior parte delle domande che sono state esaminate (e respinte) in questi mesi dalle Commissioni d’asilo sono state tutte presentate prima del 5 ottobre 2018 (giorno di entrata in vigore della nuova normativa). Basti pensare che sono ben più di 23.000 i migranti che negli ultimi quattro mesi si sono visti negare qualsiasi tipo di protezione in applicazione del Decreto Sicurezza.

Ne deriva che le nuove norme restrittive sulla protezione umanitaria varate dal decreto sicurezza non possano essere applicate alle domande che sono state presentate prima del 5 ottobre. Nell’esaminare, infatti, il ricorso di un migrante (cittadino della Guinea), cui il tribunale di Napoli aveva respinto la domanda di protezione internazionale, fuggito dal suo paese per motivi economici e per contrasti con i genitori, la Cassazione ha statuito che “La normativa introdotta con il dl n.113 del 2018, convertito nella legge n.132 del 2018, nella parte in cui ha modificato la preesistente disciplina del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituendola con la previsione di casi speciali di permessi di soggiorno, non trova applicazione in relazione alle domande di riconoscimento di un permesso di soggiorno per motivi umanitari proposte prima dell’entrata in vigore della nuova legge, le quali saranno pertanto scrutinate sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione“. La Suprema Corte ha constatato che il Decreto Sicurezza ha previsto espressamente due commi, che disciplinano i permessi già rilasciati (che rimangono in vigore, anche se alla scadenza saranno applicate le nuove disposizioni) e quelli non ancora rilasciati, ma per i quali la commissione territoriale ha già accertato i presupposti per il rilascio del permesso umanitario. Restano, dunque, inevitabilmente esclusi i casi ancora da decidere, o quelli per i quali c’è stata una prima decisione negativa per il migrante.L’Avvocato  Pitorri, alla luce della recente giurisprudenza, evidenzia, pertanto, la palese irretroattività del Decreto Sicurezza. Ciò significa, in buona sostanza, che le domande per i permessi di soggiorno per motivi umanitari presentate prima dell’entrata in vigore dello stesso, di conseguenza, saranno esaminate con la vecchia normativa. Se vi sono i presupposti, quelle accolte avranno la dicitura “casi speciali” e la durata di due anni, come previsto dal decreto-legge 113 del 2018. Alla scadenza opererà, quindi, il nuovo regime. Vi è, poi, un’altra sentenza (la n. 11312 del 26 aprile 2019), enunciata dalla Corte di Cassazione, che ha destato l’attenzione degli “addetti ai lavori”, e quindi anche dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che ogni giorno utilizza gli strumenti legali in suo possesso, aggiornandosi costantemente, per difendere i migranti che giungono presso il suo studio, nel centro di Roma, nelle vicinanze della stazione Termini. Gli Ermellini di piazza Cavour hanno stabilito che l’esercizio concreto di un potere di indagine aggiornato, invero, non dovrà più mancare, nel prendere una decisione in tema di asilo politico. Nulla potrà essere fatto, “senza una specificazione. Il tutto ha avuto inizio ad opera di un cittadino pakistano, che si è rivolto alla Suprema Corte per vedersi accogliere la sua domanda di asilo politico, negata fino a quel momento. L’asilo ad Alì era stato negato semplicemente sulla base di “fonti internazionali” che parlavano di conflitto in Pakistan nelle zone del Fata e del Khyber Pakthunkwa, mentre per la sua regione di provenienza, non citata, si faceva riferimento a fonti Easo (l’Agenzia europea per l’asilo), che comunque definiva la situazione “assai instabile”.

La Cassazione, accogliendo dunque il ricorso di Alì, ha sottolineato che il giudice “è tenuto a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del Paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate”, e non di “formule generiche” come il richiamo a vaghe “fonti internazionali”.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La legislazione italiana sull’immigrazione

I fenomeni migratori che l’Italia ha vissuto risalgono a molto tempo fa. Il nostro è considerato, infatti, un Paese di emigrati. Se, negli anni ’60, illustra l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, l’emigrazione di italiani all’estero era vista ancora come un fattore di poco contro, va evidenziato che è stato in quel periodo che sono iniziati i primi insediamenti di lavoratori stranieri in Italia, attratti dal benessere raggiunto con il boom economico. Il sistema politico italiano, tuttavia, ha cominciato a rendersi conto del fenomeno immigratorio solo verso l’inizio degli anni ’80. Dal punto di vista legislativo, tuttavia, nulla si è mosso fino all’entrata in vigore della legge Foschi del 1986.  Rammenta l’Avvocato Pitorri, invero, che fino al 1986 lo Stato repubblicano, diversamente da quanto stabilito con le disposizioni dettate dall’art. 10, comma 2 della Costituzione, ha regolamentato l’afflusso di cittadini stranieri sul proprio territorio secondo il TU delle Leggi di Pubblica Sicurezza del 1931, ovviamente integrato da innumerevoli circolari ministeriali, volte a disciplinare le numerose lacune lasciate da questo strumento, che ha regolato il settore fino all’entrata in vigore, appunto, della legge n. 943/1986. Detto provvedimento ha avuto il grande merito di introdurre una norma sul ricongiungimento familiare, disporre in materia di soggiorno turistico e per motivi di studio e dichiarare la piena, formale, uguaglianza tra lavorati italiani e stranieri. La sanatoria scaturita dalla legge, inoltre, ha coinvolto oltre centomila immigrati. In ogni modo, la legge Foschi è rimasta in gran parte priva di attuazione. A seguito di ciò, la legge Martelli n. 39 del 1990, che è alla base dell’attuale legislazione in materia, ha tentato di dare risposta a contingenze emergenziali. Contempla, invero, chiarisce l’Avvocato Pitorri, da un lato, un meccanismo preventivo, attuato tramite il primo esempio di programmazione quantitativa dei flussi di ingresso degli immigrati c.d. economici (che viene fissata alla luce delle necessità del mercato del lavoro italiano, e mediante il rilascio di un apposito permesso di soggiorno da parte della questura o commissariato competente), dall’altro, una fase repressiva, sulla base di disposizioni di carattere penale, volta a disciplinare, per la prima volta in Italia, la procedura per l’espulsione degli stranieri socialmente pericolosi e per gli irregolari. Sottolinea l’Avvocato Pitorri che rispetto alle precedenti disposizioni, la legge Martelli si contraddistingue per l’impostazione severamente restrittiva delle condizioni d’ingresso nel Paese, anche al fine di venire incontro alle richieste provenienti dagli altri Stati europei, i quali, in virtù della contemporanea adesione dell’Italia alla Convenzione di Schengen (trattato internazionale, del 19 giugno 1990, che regola l’apertura delle frontiere tra i Paesi firmatari), hanno sempre avuto il timore di un grande afflusso di lavoratori stranieri sul loro territorio. La procedura di espulsione dei cittadini stranieri, che viene utilizzata non solo in termini di repressione dei comportamenti dei singoli stranieri, ma anche come strumento di contrasto dell’immigrazione irregolare, diventa una pratica molto diffusa e facile da attuare con la forma del decreto amministrativo. Cominciandosi a delineare un mutamento significativo della percezione dei flussi migratori, nel 1995 vi è il  Decreto Dini . Negli anni seguenti si sono susseguite leggi e decreti, atti a sanare le lacune esistenti all’interno della legge Martelli. Nel 1992 una nuova legge sulla cittadinanza ha elevato a dieci anni di continua residenza legale il termine per la naturalizzazione dei cittadini stranieri. Nel 1993 sono state approvate la legge Mancino (contro xenofobia e discriminazione) ed il decreto Conso (che ha introdotto nuovi reati ascrivibili agli stranieri, oltre a modificare la procedura di espulsione). Nel corso del 1995 è stato approvato un decreto legge, poi convertito nella legge n. 563/1995 (c.d. legge Puglia), che ha decretato l’apertura, per gli anni 1995, 1996 e 1997, di Centri di accoglienza lungo la costa pugliese. Basti pensare che detta legge è stata, di volta in volta, prorogata ed ancora oggi costituisce le fondamenta del sistema di prima accoglienza italiano.Con la legge Turco-Napolitano n. 40 del 1998, evidenzia l’Avvocato Pitorri, si è dato luogo ad un considerevole ampliamento della programmazione dei flussi migratori, la quale è stata integrata alla politica estera nazionale, tramite un sistema di quote privilegiate a favore dei Paesi volti a collaborare al rimpatrio di immigrati espulsi dall’Italia. La legge Turco -Napolitano, spiega l’Avvocato Pitorri, ha operato sia in un’ottica di integrazione lavorativa e sociale degli immigrati (attraverso provvedimenti come la previsione di ingresso per ricerca di lavoro, la costituzione di una carta di soggiorno per stabilizzare i residenti di lungo periodo e l’estensione delle cure sanitarie di base anche agli immigrati clandestini), che potenziando le politiche di controllo ed espulsione, ritenute necessarie e complementari alle misure di integrazione e ai bisogni nazionali. In virtù di questa legge sono aumentati i casi nei quali l’irregolare espulso è stato accompagnato coattivamente alla frontiera. Ulteriormente il provvedimento ha previsto i centri di permanenza temporanea ed assistenza (CPT), sorti per trattenere ed identificare gli immigrati ed eventualmente espellerli. La detenzione in questi centri, comminata per via amministrativa, prevista per un massimo di trenta giorni,  è stata oggetto di non poche critiche nel corso degli anni. Una legge sull’immigrazione degna di un particolare riconoscimento, specifica l’Avvocato Pitorri, spetta al Testo Unico sull’immigrazione. Pur se più volte modificato, sono confluite in esso tutte le norme nazionali riguardanti detto settore, contribuendo a semplificare e rendere più snella ed ordinata la normativa italiana in materia. Conseguentemente agli ingressi di nuovi Stati nell’Unione Europea, si è poi sviluppato un acceso dibattito politico in tema di immigrazione; ciò che, ovviamente, ha notevolmente inciso sulla legislazione di riferimento. Al riguardo, in Italia, la legge Bossi – Fini  n. 189 del 2002, atta a modificare enormemente (in senso restrittivo), per i cittadini extracomunitari interessati ad immigrare in Italia, la legge Turco-Napolitano, ha influito enormemente sui controlli di chi già risiedeva in Italia, riducendo da tre a due anni la durata dei permessi di soggiorno, dando maggior peso al ruolo dei CPT e all’accompagnamento alla frontiera, introducendo anche la rilevazione delle impronte per tutti gli stranieri ed il reato di permanenza clandestina. Da questa legge, evidenzia l’Avvocato Pitorri, si è avuta la più ingente sanatoria della storia europea, per cui sono stati coinvolti oltre 650.000 individui. Successivamente,  vi è stato  nel  2007 ildisegno di legge  Amato, il quale  non ha mai avuto un seguito a causa della fine anticipata della legislatura. Il recepimento della normativa comunitaria, nel frattempo (Direttive 2004/83/CE, 2003/109/CE   2003/86/CE), è intervenuto a modificare di nuovo il sistema, effettuando una prima armonizzazione con gli altri Stati europei, prima della normativa tramite il c.d. “pacchetto sicurezza”, varato dall’allora Ministro dell’Interno. Specifica l’Avvocato Pitorri che vi sono tre strumenti legislativi principali. Innanzitutto la legge n. 125/2008, che introduce nuove fattispecie di reato per gli immigrati clandestini e chi favoreggi la loro permanenza illegale sul territorio italiano (compresi i datori di lavoro che li assumono a nero); la nuova aggravante di clandestinità per reati di stampo penale; l’inasprimento delle pene per chi dichiara false generalità e l’espulsione per cittadini UE o extracomunitari colpiti da condanne di reclusione superiori ai due anni. Vi è, poi, il Decreto Legislativo n. 160/2008, recante norme che, di fatto, restringono la possibilità del ricongiungimento familiare, limitando il novero dei familiari ricongiungibili ed innalzando il livello del reddito necessario ad accedere a questo diritto. Infine la legge n. 94/2009, concernente la materia della pubblica sicurezza. Ha introdotto il  reato di ingresso e soggiorno illegale; l’inasprimento delle pene per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina; un ulteriore allungamento dei tempi massimi di trattenimento, fino a sei mesi, nei CPT (denominati CIE, Centri di identificazione ed espulsione); il ricongiungimento familiare ed il rinnovo del permesso di soggiorno, compreso il noto accordo di integrazione ed il permesso di soggiorno a punti. Le restrizioni della legislazione italiana sul tema immigrazione, hanno, successivamente, subito una sorta di attenuazione, in virtù dei decreti attuativi delle direttive europee approvate. Più segnatamente, le norme riguardanti espulsioni e trattenimento sono state parzialmente modificate dall’entrata in vigore della Direttiva Rimpatri; quelle sull’ingresso, il soggiorno e la circolazione dalle Direttive 2009/50/CE, 2009/52/CE, 2004/38/CE e, soprattutto le Direttive procedure e accoglienza. Circa un paio di anni fa, sottolinea l’Avvocato Pitorri, la  legge n. 46 del 2017 ha influito notevolmente sul processo di accelerazione dei  procedimenti in materia di protezione internazionale, oltre che sul contrasto dell’immigrazione illegale. Più specificamente, sono state istituite ventisei Corti specializzate in materia di immigrazione, tramite ampliamento di competenze delle già esistenti Corti di appello (le quali si occupano, fra le altre cose, anche dei numerosi casi di impugnazione dei provvedimenti delle Commissioni Territoriali). Sono previste procedure più snelle, e meno articolate, per il riconoscimento della protezione internazionale e dell’espulsione degli irregolari, basate in gran parte sui colloqui con le Commissioni Territoriali e l’innalzamento del periodo massimo di trattenimento dei migranti all’interno dei Centri preposti. Rammenta l’Avvocato Pitorri che le norme in questione non si applicano ai minori non accompagnati, per il quali è stata approvata una distinta disciplina (legge n. 47 del 2017), con misure atte a garantire una migliore protezione. A tutt’oggi è in corso di avanzata discussione la nuova legge sulla cittadinanza. Non vi è dubbio che l’Italia, che è ad oggi, soprattutto per la sua posizione geografica, uno dei Paesi maggiormente interessati dai flussi africani, specie negli ultimi cinque, sei anni, è stato il Paese maggiormente colpito dalle difficoltà nel gestire l’enorme portata dei flussi migratori. Appare oltremodo necessario, tuttavia, governare e realizzare scelte politiche con una adeguata condivisione a livello europeo, probabilmente affrontando il tutto con spirito di solidarietà e accoglienza, per gestire le responsabilità derivanti dal grande fenomeno migratorio.

Avvocato Iacopo Pitorri