LA MISSIONE “SOPHIA”

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri spiega in cosa consiste la cosiddetta “ missione Sophia”. Denominata anche European Union Naval Force in the South Central Mediterranean (Eunavfor Med), si tratta della prima operazione militare di sicurezza marittima europea che opera nel Mediterraneo centrale. Più segnatamente, è una  dell’Unione europea (garantita anche dall’Onu), nata nel 2015, a cui partecipano ventisei Stati su ventotto (tutti tranne Slovacchia e Danimarca). Il comando dell’operazione è dell’Italia. L’originario, principale obiettivo della missione, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è  quello di adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso le imbarcazioni ed i mezzi usati (ovvero sospettati di essere utilizzati)  dai trafficanti di esseri umani, nel Mediterraneo Centrale. Oltre ciò, nel tempo, sono emersi altri compiti. A giugno 2016 la Commissione europea ha, infatti, stabilito che l’operazione Sophia si occupasse anche dell’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica e contribuisse all’embargo delle armi da e per la Libia. A luglio 2017, poi, il Consiglio Europeo ha aggiunto altri tre compiti integrativi: istituire un meccanismo di controllo del personale in formazione, per assicurare l’efficienza a lungo termine della formazione della Guardia Costiera e della Marina libica; svolgere nuove attività di sorveglianza e raccogliere informazioni sul traffico illecito delle esportazioni di petrolio dalla Libia; migliorare le possibilità per lo scambio di informazioni sulla tratta di esseri umani con le agenzie di polizia degli Stati membri, Frontex ed Europol. Tra gli scopi della missione Sophia,  fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, non rientra quello di contrastare l’attività delle ONG (soprattutto considerato che non sono mai stati “portati alla luce”, nel corso delle indagini, fatti che provassero presunti legami delle organizzazioni umanitarie con i trafficanti e gli scafisti.Le navi impiegate nell’operazione Sophia sbarcavano i migranti, salvati nel Mar Mediterraneo, in Italia, non solo perché a Roma era situato il comando dell’operazione, ma anche perché era in sostanza l’unica meta possibile. La Libia, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si trova in uno stato di guerra civile da anni e non  viene  considerato un porto sicuro. Malta, dal suo canto è un’isola che ha una superficie circa mille volte inferiore rispetto a quella dell’Italia (avrebbe, quindi, potuto materialmente accogliere un numero molto limitato di migranti). Con l’operazione Sophia si può quindi dire che l’Italia si sia fatta carico di una piccola quantità di migranti, che sarebbero dovuti andare a Malta. I migranti salvati al di fuori della rotta centrale del Mediterraneo, dove si sviluppava  l’operazione Sophia, venivano, infatti, portati in Grecia, o in Spagna, ovvero negli altri porti sicuri, più vicini al luogo del salvataggio. Fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, nel corso degli anni in cui è stata attiva l’operazione Sophia, è, però, vero che il flusso di migranti sulla rotta centrale del Mediterraneo fosse nettamente quello più consistente. Ed è altrettanto vero che molti migranti sono giunti in Italia a bordo della navi dell’operazione. Va, però, evidenziato, che il crollo degli arrivi in Italia, iniziato a metà 2017,  ha dimostrato come la presenza delle navi militari dell’operazione Sophia non fosse il motivo per cui partivano i migranti. Più semplicemente, finché il flusso è stato molto consistente, le navi militari erano obbligate dal diritto internazionale a salvare e portare in Italia molti migranti (comunque il 10% del totale). Quando il flusso si è ridotto drasticamente, le navi hanno iniziato a portare in Italia pochi migranti. Sbarcare, tuttavia, i migranti in Italia non era lo scopo della loro missione, era al massimo un’attività inevitabile che affiancava i vari compiti dell’operazione Sophia. Non si può negare, sostiene l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che le navi militari dell’operazione Sophia (a cui partecipavano ventisei Stati Ue) portavano in Italia i migranti salvati in mare. Questo, tuttavia, dipendeva soprattutto dal diritto internazionale.

                                                                            Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Da Londra a Parigi ed i migranti

Ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, nel 2018, Parigi e Londra, note capitali europee, coinvolte in un’operazione congiunta, hanno provveduto all’arresto di una banda di  romeni, impegnata a traghettare i migranti attraverso il tunnel della Manica. L’affare, che ha fruttato alla banda oltre tre milioni e mezzo di euro, ogni anno, gli è costato diversi anni di carcere. Nessuno, tuttavia, fa emergere l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, si è attivato per intervenire in loro difesa (come accaduto, invece, per la famosa capitana tedesca della Sea Watch 3, Carola Rackete).

In Francia, sottolinea l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, chi agevola l’immigrazione clandestina viene  trattato da criminale. Non solo. A differenza del Mediterraneo, il canale della Manica, dove dall’inizio del 2019 circa cinquecento migranti hanno tentato la traversata, è militarizzato. E viene  bloccato il transito dei clandestini, da Calais a Dover. Oltre ciò, a blindare le bianche scogliere dell’isola ci sono anche i jet della Raf e le motovedette della Royal Navy. E’, verosimilmente, anche per tale ragione che nelle acque gelide del Canale della Manica non ci sono ONG, pronte ad attivarsi nel salvare i naufraghi.Coloro che riescono a varcare i confini, in ogni caso, vengono puntualmente rispediti nel primo Paese d’approdo, che, in questi anni, è stato quasi sempre l’Italia. Da una inchiesta del Sole 24 Ore, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è, invero, emerso che, nel 2019, il numero di migranti rimandati nel nostro Paese da Francia, Germania e Austria ha superato, addirittura, quello dei profughi sbarcati sulle coste del Sud. Dopo l’Austria, c’è la Germania, con settecendodieci rifugiati rimandati in Italia, da gennaio a maggio del 2019. Nello stesso periodo sono approdati dal Nord Africa in ottocentocinquantasette. Per avere un’idea dell’entità del fenomeno basti pensare che, nel 2018, Berlino ha provveduto all’espulsione di oltre trentacinquemila irregolari, di cui, uno su tre, è tornato nel nostro Paese. Anche Parigi  respinge continuamente migliaia di persone a Ventimiglia.                                                                                           

Avvocato Iacopo Maria Pitorri                                                                                               

Un aiuto per i migranti, nel deserto del Sahara

Moltissimi migranti, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ogni giorno attraversano una distesa sterminata di sabbia: il Sahara. Non si conosce, purtroppo, il numero di quanti muoiano nel viaggio. Ad oggi, il deserto, come il Mediterraneo, si è trasformato in una sorta di fossa comune, che si estende a Nord della Libia. Il Sahara è gettonatissimo e frequentato, soprattutto in Niger, crocevia di tutte le rotte desertiche.

Nel Mediterraneo, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, a partire dalla fine del 2011, è nata la campagna  “Boats4People”, un coordinamento di attivisti a livello internazionale, che ha interessato dall’Italia alla Tunisia, in un viaggio simbolico per denunciare i naufragi quotidiani, in quel tratto di Mediterraneo centrale. Nel 2013, il coordinamento si è evoluto in “Watch the Med”, un sito d’informazione sul diritto d’asilo, uno strumento di monitoraggio delle tragedie e dei drammi del Mediterraneo, che ha fatto emergere anche casi giudiziari portati di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Sono stati, in buona sostanza, i precursori della presenza delle ONG in mare, iniziata, appunto, quale forma di testimonianza di quanto stava accadendo nelle acque d’ingresso all’Europa, prima ancora che un modo per salvare delle vite umane.

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che a “Watch the Med”, oggi, è collegato un numero di telefono, Alarm Phone, che i migranti su barconi in avaria che rischiano di andare alla deriva possono chiamare, per dare le loro coordinate e chiedere l’intervento della Guardia costiera, titolare delle operazioni di salvataggio in quella zona Sar (Search and Rescue ).

Ne deriva, da questa esperienza, la nascita di Alarme Phone Sahara (APS), piattaforma che come “Watch the Med” fornisce report, testimonianze e brochure informative.

Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che APS lavora in stretto contatto con Afrique-Europe-Interact, un’altra associazione di attivisti e di comunità della diaspora africana con reti principalmente tra Togo, Mali, Germania, Austria e Paesi Bassi.

Per quanto concerne il Sahara, una sorta di “porto chiuso” è costituita dall’Algeria, in corrispondenza della frontiera. Come Alarm Phone, anche APS ha due numeri di telefono da chiamare per chi si trova in difficoltà. A quel punto, fa emergere l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, chi ha ricevuto la segnalazione interviene al fine di soccorrere le persone in difficoltà. APS interviene fornendo immediatamente  acqua, cibo e assistenza medica di base. Nei casi in cui è possibile, si attiva perfino per trasportare i migranti in un luogo sicuro.

Ovviamente, fa presente l’Avv. Pitorri, come accade nel Mediterraneo, anche nel Sahara ci possono essere persone con interessi criminali a gestire le frontiere. Una grande difficoltà, accennando al Sahara, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è la geolocalizzazione dei migranti. Il deserto non fornisce, purtroppo, punti di orientamento e i migranti non sono preparati ad affrontarlo. Mentre in mare spesso viene loro affidato un telefono satellitare, con cui mettersi in contatto con la terraferma, nel deserto non esiste tale possibilità. Il mare di sabbia  può essere  ancora più complesso di quello che bagna le coste dell’Europa. Il servizio di APS, conclude l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, costituisce una delle poche testimonianze esistenti, che cercano di renderlo un po’ meno inaccessibile, facendo emergere le tante storie dei migranti.

                                                                             Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: i braccianti protestano occupando la basilica di San Nicola.

Di recente, nella parte meridionale del nostro Paese, un evento ha colpito l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media ed anche dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, da sempre attento alle tematiche inerenti i migranti. A Bari, infatti, successivamente all’aver ricevuto  rassicurazioni dall’arcivescovo del posto, circa sessanta braccianti impiegati nei campi del foggiano hanno lasciato la Basilica di San Nicola di Bari, che avevano occupato. La scelta (simbolica) del luogo di culto per la loro protesta, è stata dettata da una disperata richiesta di rispetto dei loro diritti di lavoratori e di esseri umani. Perfino il Papa ha più volte ribadito che “’il lavoro conferisce dignità all’uomo”.  Queste persone, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, per la loro dignità e per i loro diritti, hanno deciso di lottare per la riconquista dei diritti sindacali, abitativi, previdenziali e di sicurezza sul lavoro. Una lotta sia in memoria dei tanti braccianti morti nella filiera agricola, che  per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno al fine di uscire dall’invisibilità imposta. Concluso il presidio, la Caritas ha messo a disposizione dei braccianti panini per il pranzo, prima di andare via, a bordo dei bus con i quali sono giunti sul luogo da Borgo Mezzanone, San Severo, Manfredonia, Cerignola, Lucera e altre città della provincia di Foggia (nei cui campi lavorano a migliaia, con paghe di pochi euro, per dieci ore di lavoro al giorno, alla raccolta di pomodori, asparagi e cavolfiori).L’iniziativa, di occupare la Basilica di Bari, è stata organizzata da Coordinamento Lavoratori agricoli USB Foggia. Questo atto, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, rientra nel più ampio percorso di lotta dei braccianti, che vivono nel territorio foggiano. L’intento è di  trasformare una questione sociale in una questione di pubblica sicurezza. Nelle campagne del foggiano si continua con l’attacco alle cosiddette baracche, per radere al suolo i campi dei braccianti senza una soluzione alternativa. I migranti in protesta, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, hanno chiesto un incontro con l’arcivescovo di Bari e con le istituzioni regionali.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: i braccianti protestano occupando la basilica di San Nicola.

Di recente, nella parte meridionale del nostro Paese, un evento ha colpito l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media ed anche dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, da sempre attento alle tematiche inerenti i migranti. A Bari, infatti, successivamente all’aver ricevuto  rassicurazioni dall’arcivescovo del posto, circa sessanta braccianti impiegati nei campi del foggiano hanno lasciato la Basilica di San Nicola di Bari, che avevano occupato. La scelta (simbolica) del luogo di culto per la loro protesta, è stata dettata da una disperata richiesta di rispetto dei loro diritti di lavoratori e di esseri umani. Perfino il Papa ha più volte ribadito che “’il lavoro conferisce dignità all’uomo”.  Queste persone, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, per la loro dignità e per i loro diritti, hanno deciso di lottare per la riconquista dei diritti sindacali, abitativi, previdenziali e di sicurezza sul lavoro. Una lotta sia in memoria dei tanti braccianti morti nella filiera agricola, che  per chiedere il rilascio del permesso di soggiorno al fine di uscire dall’invisibilità imposta. Concluso il presidio, la Caritas ha messo a disposizione dei braccianti panini per il pranzo, prima di andare via, a bordo dei bus con i quali sono giunti sul luogo da Borgo Mezzanone, San Severo, Manfredonia, Cerignola, Lucera e altre città della provincia di Foggia (nei cui campi lavorano a migliaia, con paghe di pochi euro, per dieci ore di lavoro al giorno, alla raccolta di pomodori, asparagi e cavolfiori).L’iniziativa, di occupare la Basilica di Bari, è stata organizzata da Coordinamento Lavoratori agricoli USB Foggia. Questo atto, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, rientra nel più ampio percorso di lotta dei braccianti, che vivono nel territorio foggiano. L’intento è di  trasformare una questione sociale in una questione di pubblica sicurezza. Nelle campagne del foggiano si continua con l’attacco alle cosiddette baracche, per radere al suolo i campi dei braccianti senza una soluzione alternativa. I migranti in protesta, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, hanno chiesto un incontro con l’arcivescovo di Bari e con le istituzioni regionali.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La figlia di immigrati, giovane europea dell’anno

Yasmine Ouirhrane, 23 anni, è la ragazza italiana, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che lo scorso aprile si è aggiudicata il premio “Giovane europeo dell’anno”. Il riconoscimento le è stato assegnato dalla Fondazione Schwarzkopf, grazie al suo impegno a favore dell’uguaglianza di genere e dei figli di immigrati. Questa speciale ragazza è anche una dei quindici Young Leaders chiamati a dare il proprio contributo agli European Development Days2019, svoltosi a Bruxelles, che quest’anno ruotano intorno al tema della disuguaglianza.

Yasmine, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è nata a Biella, da padre emigrato in Italia, dal Marocco, e da madre italiana. Ha vissuto nella città piemontese fino all’età di 15 anni. Poi, nel 2011, si è dovuta trasferire a Grenoble, con la famiglia, a causa della crisi economica. Oggi è iscritta all’università di Science Po Bordeaux, un esclusivo istituto di scienze politiche e collabora attivamente a diversi programmi europei, dedicati ai giovani. Nata in Europa, si sente, appunto, europea. Pensando al futuro, sogna di poter portare questo messaggio anche in Nord Africa, che è, di fatto, la sua seconda casa.

In una intervista ai media, la ragazza ha raccontato che il trasferimento in Francia, dapprima difficile, le ha permesso di realizzare tanto. Anche se ha dovuto ricostruire tutte le sue amicizie, in Francia ha imparato una nuova lingua, conosciuto un nuovo sistema scolastico, una nuova cultura e in particolare la filosofia francese. Ha appreso le nozioni di giustizia e diritti umani e, da lì in poi, ha voluto lavorare affinché venissero rispettati i suoi diritti e quelli delle persone più vulnerabili.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri rappresenta, narrando la storia di Yasmine, che la stessa, a Grenoble, ha cominciato a collaborare con diverse ONG, nei quartieri popolari, per aiutare le figlie e i figli di immigrati. In questa città è stata testimone di  forme di violenza, specialmente tra i giovani. La ragazza, la discriminazione, l’ha sempre provata sulla sua pelle e sotto diverse forme.  Fin da quando i suoi genitori hanno deciso di sposarsi, invero, il padre si è scontrato con il razzismo (persino di alcuni parenti). Yasmine, prosegue l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è praticamente nata conscia di “essere diversa”. Ritiene che il razzismo e la discriminazione che ha vissuto, siano strettamente legati al concetto di cittadinanza. Quando una bambina o un bambino nasce in Francia è francese e, quindi, gli vengono riconosciuti, non solo a livello burocratico, tutta una serie di diritti e doveri. In Italia, invece, si può ottenere un passaporto italiano, avere un background culturale italiano, ma per il solo fatto di chiamarsi Yasmine, e avere la carnagione un po’ più scura, per alcuni non sarà mai una vera italiana. In Italia la cittadinanza è regolata ancora dallo ius sanguinis, per cui si è cittadini italiani se si è discendenti di cittadini italiani.  Con le giuste proporzioni e i dovuti criteri, sarebbe opportuno che il diritto di cittadinanza venisse riconosciuto a tutte le bambine e i bambini nati in Italia. Certamente costoro hanno bisogno di sentirsi italiani! Se si vuole costruire una società più equa, in cui ogni cittadino possa sentirsi tutelato, ma anche responsabile delle proprie scelte, la cittadinanza è fondamentale.Questo è il  pensiero della giovane europea del 2019. Accennando,  alla sua condizione, la ragazza è ben consapevole del fatto che “quando si è donna, figlia di immigrati, e di famiglia molto modesta, la discriminazione triplica”. Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che questa ragazza fa parte del’“African Union – European Union Cooperation Hub”, un programma in cui si lavora a stretto contatto  con l’Unione Africana per la cooperazione tra i due continenti.

L’intervento di Yasmine, al forum organizzato dalla Commissione europea, verte su tre tematiche: uno sul ruolo dei giovani nei processi di pace, uno sull’integrazione dei rifugiati attraverso politiche più inclusive e uno sul concetto di pace sostenibile.

                                                                      Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Il destino dei migranti rimpatriati

La storia di Dulo Embaló, un ragazzo di 28 anni, che abita a Sintcham El Sucaba, un piccolo villaggio nell’entroterra della Guinea-Bissau (in Africa occidentale), ha colpito non poco l’attenzione dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri.

Dulo ha sempre sognato di arrivare in Italia e di aiutare la sua famiglia. Oggi si trova, invece, nel suo continente, senza lavoro, con una moglie e due figli da mantenere. E’ tornato due anni fa, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, seguendo la procedura del ritorno volontario assistito.

Qualche anno fa, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Dulo ha lavorato come venditore ambulante nella capitale Bissau, ma i soldi non sono mai stati abbastanza per vivere dignitosamente. Incontrato, un giorno, un amico, che era stato in Libia, e che aveva guadagnato così tanto da potersi permettere di comprare una casa, Dulo ha deciso di partire. Nel 2014, pertanto, ha abbandonato la sua casa di argilla, con il tetto in lamiera ed iniziato il suo percorso tra le strade sterrate, fino alla frontiera con il Senegal (la prima di tante che ha, poi, oltrepassato).

Il giovane ha sempre creduto, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri,  di poter viaggiare con i documenti in regola ed i soldi messi da parte. E’ riuscito a pagare,  una cifra considerevole di  franchi guineani  per la carta di identità ed  il passaporto. Non avendo più soldi per pagare il biglietto aereo, e soprattutto il visto, il documento più difficile da ottenere,  il  giovane si è, poi, arreso, decidendo di viaggiare, come tanti,  senza permessi, prima in macchina fino alla costa libica, poi in barca, verso il nostro Belpaese.

E’ assurdo, tuttavia, pensare, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che il viaggio irregolare di Dulo, gli sia costato molto più di un normale volo aereo. Poiché, però, i visti concessi sono pochi, a causa delle regolamentazioni dei Paesi europei che hanno bloccato gli ingressi, queste persone non hanno scelta. Il flusso segue quasi sempre la stessa rotta: dalla Guinea-Bissau al Senegal, poi il Mali, il Burkina-Faso, il Niger e infine la Libia.

Il giovane migrante, in un mese di viaggio, è passato, di mano in mano, a diversi trafficanti, facendo molte tappe, con la paura che gli potevano rubare tutto e col rischio di venire rapito e usato per chiedere un riscatto alla famiglia.

Uno dei ricordi più drammatici di Dulo riguarda una difficilissima traversata del deserto, in cui il  viaggio (in genere, della durata di quattro giorni), è stato di sei giorni , posto che giunti in trenta in Libia, sono stati avvistati da alcuni banditi. A quel punto, l’autista ha dovuto fare un giro più lungo per non farsi raggiungere. Tra i migranti, nel retro del pick up, durante il viaggio, qualcuno è caduto, ma la macchina non si è fermata, lasciandoli in mezzo al niente.

Rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che, una volta arrivato, finalmente, in Libia, Dulo ha iniziato a lavorare come fabbro per pagarsi il passaggio in barca per attraversare il Mediterraneo. Per tre volte si è imbarcato e per tre volte l’imbarcazione è stata, purtroppo, bloccata dalla guardia costiera libica. E’ stato rinchiuso nei centri di detenzione. Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che per due volte il giovane è  riuscito a scappare. Disperato, si è, poi, spostato in Algeria, ma anche lì lo hanno arrestato e trasferito in Niger. Ha spesso pensato di aver completamente fallito. È in quel momento, prosegue l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che Dulo ha incontrato lo staff dell’Organizzazione Internazionale per le migrazioni (OIM), che gli ha proposto di rientrare in Guinea-Bissau seguendo la procedura del ritorno volontario assistito. Atteso che la famiglia lo ha chiamato spesso, per sollecitarlo a rientrare, conscio che, verosimilmente, non sarebbe mai arrivato in Italia, ha accettato l’offerta rivoltagli.

Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che i ritorni volontari assistiti sono una pratica sempre più sostenuta dall’Unione europea e dai paesi membri, tra cui l’Italia, per rimpatriare i migranti irregolari, con l’obiettivo di alleggerire la cosiddetta “pressione migratoria”. Il progetto più ambizioso è stato finanziato dallo European Union Trust Fund, fondo fiduciario dell’Unione europea per l’Africa, e affida la gestione dei rimpatri volontari all’OIM, per un investimento totale di circa  centoquaranta milioni di euro, di cui ventidue provenienti dal nostro Paese. In alternativa, esiste l’accompagnamento coatto dei migranti irregolari nel Paese d’origine, procedura che però è sempre meno praticabile, per via degli alti costi. Per ogni rimpatriato devono essere impiegati almeno due agenti di sicurezza e si usano voli commerciali o voli charter ad hoc, con una spesa che può arrivare anche ad ottomila euro per persona.

La responsabile dell’OIM, in Guinea-Bissau, ha più volte ribadito che il fatto che i ritorni volontari siano cresciuti non significa che i flussi migratori siano in aumento, tutt’altro. A chi rientra in Guinea-Bissau, con la procedura di ritorno volontario assistito, OIM versa circa cento euro per affrontare le spese iniziali e  fornisce  assistenza medica e psicosociale. Non bisogna, infatti, omettere di ricordare, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che molti migranti sono stati rinchiusi nei centri di detenzione in Libia, o in Algeria; la maggior parte sono stati vittime di sfruttamento o torture, sono sopravvissuti al deserto e hanno visto i loro compagni morire. Ciò significa che  i traumi subiti portano queste persone ad avere problemi di depressione o disturbi psicologici molto seri.

OIM attua, quindi, un programma di reintegrazione dei migranti, supportandoli nell’avvio di piccole attività imprenditoriali.  OIM è arrivata in Guinea-Bissau da poco tempo ed ha già molto lavoro da fare. Basti pensare che su un totale di cinquecentoventi ritorni volontari assistiti effettuati nel Paese da maggio 2017, ad oggi solo centotrentacinque persone hanno un progetto avviato, mentre gli altri stanno ancora aspettando una risposta.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, in tutto ciò, rammenta che laddove l’OIM non riesce a giungere, arrivano le ONG. Oggi molti fondi della cooperazione internazionale vengono destinati proprio a progetti di aiuto e supporto ai migranti di ritorno, oltre che ad attività di sensibilizzazione riguardo ai rischi della migrazione irregolare.

Nel nostro paese, l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS), l’anno scorso ha lanciato un bando di emergenza “per mitigare le cause profonde della migrazione”, con un finanziamento di più di due milioni e mezzo di euro.

                                                                               Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: non vi è prova di accordo ONG e trafficanti

Recentemente, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il procuratore di Agrigento è stato ascoltato dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera.

Il magistrato, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha voluto porre  due punti fermi, che contribuiscono a cambiare volto alle numerose inchieste (tra cui l’ultima, notissima, relativa alla Sea Watch 3 ed alla condotta della capitana tedesca Carola Rackete), in cui sono indagati esponenti delle ONG, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha, innanzitutto, ribadito il procuratore che  “Il principio di respingimento di gruppi di immigrati in Libia  è vietato dal diritto internazionale”. E ancora: “I porti Sar libici non sono sicuri e la zona Sar libica non è adeguatamente coperta dalla guardia costiera e funziona solo grazie all’accordo bilaterale con l’Italia. Il mio ufficio ha già raccolto documentazione in tale senso dall’Unhcr e da altri organismi internazionali”.
Per il procuratore, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il pericolo reale, concreto, per la sicurezza dello Stato  non perviene dai migranti in arrivo dalla Libia, bensì da quelli degli sbarchi fantasma.

 Da qualsivoglia indagine è stata esclusa la sussistenza di contatti preventivi tra trafficanti libici e membri delle ONG, atti a giustificare l’ipotesi che i soccorsi in mare siano stati concordati. Tant’è vero, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che negli stessi giorni in cui l’attenzione dei media era rivolta alla vicenda della Sea-Watch 3, ben oltre duecento migranti sono sbarcati, con vari barchini, imbarcazioni di fortuna, ovvero salvataggi di Guardia di finanza e Guardia costiera. Ciò a riprova del fatto che il maggior pericolo, quindi sono i cosiddetti “sbarchi fantasma”.

Il procuratore di Agrigento, al riguardo, ha fatto presente che gli sbarchi riferiti ai salvataggi delle ONG sono una porzione assolutamente minore.

                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

I sentieri segreti dei migranti per arrivare in Italia

Di recente si è scoperto che esistono centinaia, verosimilmente migliaia, di sentieri nascosti, quasi invisibili, che, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, i migranti attraversano di giorno e di notte. Parliamo della rotta balcanica, al confine orientale.

In genere queste persone, in cerca di un futuro migliore, dormono tra le rocce del Carso, sopra Trieste, e  all’alba raggiungono la città. Lungo il confine, che divide il Friuli Venezia Giulia dalla Slovenia, gruppi di immigrati valicano la frontiera per chiedere asilo all’Italia. Della vecchia “zona franca” tra Italia e Jugoslavia è rimasta solo una breve striscia senza alberi.

Basti pensare che, dall’inizio di quest’anno, sono stati fermati 652 migranti, cui vanno aggiunti gli oltre 200 identificati nel mese di giugno. Sono già il doppio dei 446 registrati l’anno scorso. Ciò significa che questa rotta è sempre più gettonata. Al di là, quindi, della chiusura dei porti, c’è altro. I migranti sbarcano in Grecia, attraversano l’Albania, il Montenegro, la Bosnia, la Croazia e la Slovenia.  Una volta giunti al confine, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, intraprendono i sentieri boschivi che collegano la Slovenia all’Italia. Sono nascosti tra gli alberi, sembrano quasi fantasmi nel buio della notte. C’è chi ha raccontato di essere stato picchiato, preso a bastonate, in Croazia. Una volta raggiunta la statale verso Trieste, però, è difficile essere presi, passando al buio, in montagna, tra i boschi. Anche perché la  polizia italiana pattuglia il retrovalico, ma è impossibile chiudere tutto. Vale a Tarvisio, come a Gorizia. Ma, specialmente, a Basovizza, Pesek e Dolina. I migranti  giungono numerosi, passando da queste parti, ed una volta arrivati in Italia, rimandarli indietro è difficile.

In genere, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, bloccati dalla polizia, poco prima dell’ingresso in città, i migranti vengono perquisiti,  e con  un furgone  portati negli uffici delle forze dell’ordine. Qui inizia una lunga trafila. Dopo essere stati foto segnalati dalle autorità, se ne decide la sorte. Va considerato, tuttavia, che la riammissione a Lubiana è possibile entro ventiquattro ore, posto che sono stati fermati entro i dieci chilometri di retrovalico. Alcuni, però, chiedono asilo. Oltre ciò, la mole di scartoffie è davvero grande e le carenze delle politiche migratorie dell’Unione Europea non aiutano.

Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che coloro che riescono a non essere intercettati dalla polizia, raggiungendo subito Trieste, tentano di ottenere il permesso per  rimanere in Europa. Alcuni si autodenunciano in questura, altri si presentano alla polizia ferroviaria, oppure negli uffici della frontiera marittima. Domandano asilo politico. Al momento, questa è la situazione.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La barca Alex della ONG Mediterranea

Recentemente l’imbarcazione della ONG Mediterranea è oggetto di attenzione da parte anche dei media. La Guardia di Finanza di Lampedusa, infatti, ha contestato una seconda violazione del Decreto Sicurezza bis: un ingresso incidentale del veliero Alex,  nelle acque territoriali, che sarebbe avvenuto  lo scorso 5 luglio. E’ ciò che è stato comunicato rispettivamente al capitano e all’armatore della barca a vela, il diciotto metri, che la scorsa settimana ha tratto in salvo cinquantanove persone al largo della Libia. Le conseguenze sono una seconda sanzione per un totale di sessantacinquemila euro di multa e il sequestro amministrativo con la confisca di Alex. L’imbarcazione è ormeggiata al porto di Lampedusa, sotto sequestro ,  al molo Favarolo. La ONG, tuttavia, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha fatto sapere che si stanno già predisponendo i ricorsi e tornerà presto in mare. Sembra,  dicono, al fine di giustificare una simile decisione, che  è stato  usato un escamotage giuridico, affermando che Alex abbia violato il decreto, non solo al momento di entrare in porto a Lampedusa (come da contestazione originaria), ma anche qualche ora prima, quando, a causa delle correnti marine e di un difetto delle comunicazioni, indipendente dalla volontà del capitano, la barca,  che era tenuta a non entrare in acque nazionali aveva subito un leggero spostamento della rotta, oltrepassando il limite delle dodici miglia. Considerando, dunque, detto sconfinamento quale prima violazione, l’ingresso in porto del pomeriggio è stato considerato una “reiterazione”. Dunque, confisca. Mediterranea, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dovrà presentarsi davanti al prefetto di Agrigento, al quale spetta la decisione finale, per esporre le proprie ragioni ed evitare, così, un provvedimento durissimo, che, tra l’altro, farebbe salire di molto il conto delle multe. Le ragioni  di Mediterranea, però, sono concrete e certificate da chi era a bordo. Per tutto il periodo in cui Alex è stato alla deriva, al limite delle acque internazionali ( dall’alba di venerdì 5 luglio fino alle 14,45 di sabato 6) sia il vhf di bordo (l’apparecchio ricetrasmittente dei natanti, diffuso strumento di comunicazione delle imbarcazioni), che il gps (il sistema di posizionamento e navigazione satellitare), hanno fatto fatica a funzionare, rendendo complessa l’individuazione esatta della linea di confine. Ciò che, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il capitano di Alex ha più volte comunicato alla Capitaneria di Porto  e che gli stessi finanzieri hanno sempre sostenuto, e confermato, rendendosi disponibili a collaborare con il comandante, avvertendolo ogni volta che l’imbarcazione fosse andata oltre. Non resta, conclude l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che attendere l’esito della vicenda. Per far fronte alle spese legali, intanto, Mediterranea Saving Humans ha già raccolto oltre venticinquemila euro di donazioni