La barca Alex della ONG Mediterranea

Recentemente l’imbarcazione della ONG Mediterranea è oggetto di attenzione da parte anche dei media. La Guardia di Finanza di Lampedusa, infatti, ha contestato una seconda violazione del Decreto Sicurezza bis: un ingresso incidentale del veliero Alex, nelle acque territoriali, che sarebbe avvenuto lo scorso 5 luglio. È ciò che è stato comunicato rispettivamente al capitano e all’armatore della barca a vela, il diciotto metri, che la scorsa settimana ha tratto in salvo cinquantanove persone al largo della Libia. Le conseguenze sono una seconda sanzione per un totale di sessantacinquemila euro di multa e il sequestro amministrativo con la confisca di Alex. L’imbarcazione è ormeggiata al porto di Lampedusa, sotto sequestro,  al molo Favarolo. La ONG, tuttavia, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha fatto sapere che si stanno già predisponendo i ricorsi e tornerà presto in mare. Sembra,  dicono, al fine di giustificare una simile decisione, che  è stato  usato un escamotage giuridico, affermando che Alex abbia violato il decreto, non solo al momento di entrare in porto a Lampedusa (come da contestazione originaria), ma anche qualche ora prima, quando, a causa delle correnti marine e di un difetto delle comunicazioni, indipendente dalla volontà del capitano, la barca,  che era tenuta a non entrare in acque nazionali aveva subito un leggero spostamento della rotta, oltrepassando il limite delle dodici miglia. Considerando, dunque, detto sconfinamento quale prima violazione, l’ingresso in porto del pomeriggio è stato considerato una “reiterazione”. Dunque, confisca. Mediterranea, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, dovrà presentarsi davanti al prefetto di Agrigento, al quale spetta la decisione finale, per esporre le proprie ragioni ed evitare, così, un provvedimento durissimo, che, tra l’altro, farebbe salire di molto il conto delle multe. Le ragioni di Mediterranea, però, sono concrete e certificate da chi era a bordo. Per tutto il periodo in cui Alex è stato alla deriva, al limite delle acque internazionali (dall’alba di venerdì 5 luglio fino alle 14,45 di sabato 6) sia il vhf di bordo (l’apparecchio ricetrasmittente dei natanti, diffuso strumento di comunicazione delle imbarcazioni), che il gps (il sistema di posizionamento e navigazione satellitare), hanno fatto fatica a funzionare, rendendo complessa l’individuazione esatta della linea di confine. Ciò che, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il capitano di Alex ha più volte comunicato alla Capitaneria di Porto e che gli stessi finanzieri hanno sempre sostenuto, e confermato, rendendosi disponibili a collaborare con il comandante, avvertendolo ogni volta che l’imbarcazione fosse andata oltre. Non resta, conclude l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che attendere l’esito della vicenda. Per far fronte alle spese legali, intanto, Mediterranea Saving Humans ha già raccolto oltre venticinquemila euro di donazioni.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Carola Rackete, capitana coraggiosa

Dopo la lunga odissea della Sea Watch 3, di recente approdata sull’isola di Lampedusa, grazie al coraggio della capitana tedesca, Carola Rackete, la stessa è tornata libera, per decisione del  giudice per le indagini preliminari di Agrigento, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domiciliari.

Spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che il gip è andato anche oltre la richiesta dei pubblici ministeri, non convalidando l’arresto della comandante della Sea-Watch, Carola Rackete, escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra e ritenendo che il reato di resistenza a pubblico ufficiale sia stato giustificato da una “scriminante”, legata all’avere agito “all’adempimento di un dovere”, quello di salvare vite umane in mare. E’, dunque, venuta meno la misura degli arresti domiciliari, decisa dalla procura, che aveva chiesto la convalida della misura restrittiva e il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Il gip ha anche sottolineato che la scelta del porto di Lampedusa non sia stata strumentale, ma obbligatoria, posto che i porti della Libia e della Tunisia non sono stati ritenuti porti sicuri. Il Ministero  dell’Interno, in tutto ciò, non ha nascosto la sua delusione, annunciando, anzi, di aver disposto un provvedimento di allontanamento dal territorio nazionale, con accompagnamento alla frontiera, per la Rackete. La prefettura, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha firmato il provvedimento di espulsione. Questo, tuttavia, non potrà essere eseguito fino a quando la intrepida donna tedesca sarà di nuovo interrogata dai pm, nell’ambito del fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La Sea-Watch 3, intanto, è ripartita da Lampedusa: scortata da una vedetta della Finanza è diretta a Licata dove resterà sotto sequestro insieme alla Mare Ionio della ONG Mediterranea. Intanto Sea-Watch ha assicurato che le operazioni di salvataggio in mare andranno avanti. 

Ma chi è Carola Rackete, la impavida trentunenne, che ha avuto, per giorni, gli occhi di tutto il mondo puntati addosso? Chi è questo importante, discusso personaggio, divenuto il protagonista dello scenario politico? La ragazza teutonica, sfidando il Ministero dell’Interno, decidendo di attraccare la propria nave nelle acque italiane, ha indubbiamente catalizzato l’attenzione mondiale per via della sua condotta, facendo sbarcare in Italia i quarantadue migranti a bordo della stessa. Un atteggiamento che ha spaccato l’opinione pubblica e di cui si è discusso e si discuterà, probabilmente, ancora per molto.

L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri rappresenta che questa giovane donna è di famiglia benestante. Il padre, tra le altre cose, svolge da sette anni un’attività di consulenzapresso una nota azienda tedesca che produce sistemi difensivi di sicurezza,  impiegati sia in campo militare che in ambito civile. Carola Rackete ha conseguito la laurea in Nautica e trasporto marittimo, presso la Jade Hochschule di Elsfleth, nel 2011, ricevendo d’ufficio la qualifica di ufficiale di picchetto. Il titolo di “comandante”, invece, non corrisponde ad un’attribuzione formale sancita da un esame, ma è stato conferito sulla base dell’esperienzamaturata sul campo.

Qualcuno, parlando della famosa capitana della Sea Watch 3, ha fatto riferimento alla pirateria. Ciò è ritenuto privo di fondamento, atteso che manca del tutto il requisito fondamentale di trovarsi all’esterno delle acque territoriali nazionali: quanto accaduto non può rientrare nella fattispecie giuridica cui fa riferimento l’articolo 101 della Convenzione dell’ONU  sul diritto del mare, quello che regola la definizione di pirateria.

Carola Rackete parla cinque lingue (oltre al tedesco , spagnolo, inglese,  francese e  russo); da diversi anni è al timone della nave Sea Watch 3. La ragazza non ha alcun profilo social, al di là del contatto Linkedin, su cui si definisce con tre concetti fondamentali: “Conservazione della natura. Azione umanitaria. E un po’ di scienza polare”.  Si è laureata in scienze nautiche all’Università di Jade, nel 2011. Ha, poi, conseguito un Master in conservazione ambientale all’Università di Edge Hill, in Inghilterra. Tra le sue esperienze lavorative passate c’è anche la guida turistica, che ha fatto per un breve periodo. Carola Rackete si è, inoltre, occupata di manutenzione delle attrezzature del Parco Naturale della Kamchatka. All’età di ventitré anni, specifica l’Avvocato Iacopo Maria  Pitorri, ha trovato posto in plancia, su una nave rompighiaccio operativa al Polo Nord, per l’Alfred Wegener Institute. Due anni dopo è diventata secondo ufficiale sulla Ocean Diamond, una nave da esplorazione fra i ghiacci. Successivamente,  ha cambiato imbarcazione e ha mantenuto lo stesso ruolo, sulla Artic Sunrise di Greenpeace. Ha lavorato anche sulla flotta della British Antartic Survey. Nel 2018 ha fatto per tre mesi la guida per le Poseidon Expeditions, nell’artico russo, tenendo lezioni sull’ecologie e conducendo spedizioni a terra e in barca. In Francia è stata volontaria per la lega per la protezione degli uccelli, curando rapaci, uccelli marini e piccoli mammiferi.

La Rackete  ha iniziato a collaborare con Sea Watch nel 2016, esperienza che l’ha portata, infine, a compiere il gesto ora tanto discusso.  L’audace capitana ha spesso sostenuto: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità.”

Se ne deduce che, al di là delle polemiche, non può che considerarsi Carola Rackete  una persona straordinaria, particolare, che spende la sua vita al servizio del prossimo.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Alan Kurdi recupera 44 migranti in mare

Il giorno  9 luglio 2019, la ONG tedesca Sea-Eye, che gestisce la Alan Kurdi, ha fatto sapere che la nota imbarcazione, di trentotto metri, ha tratto in salvo quarantaquattro persone, da una barca in legno, in cooperazione con le autorità maltesi. Una nave della Marina di Malta, infatti, è in rotta per trasbordare le persone e portarli a terra. Il soccorso è avvenuto sotto il coordinamento delle autorità maltesi che, solo due giorni fa, hanno acconsentito a far scendere altri sessantacinque migranti, salvati dalla nave umanitaria (già redistribuiti tra vari Paesi europei).

Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che tra i quarantaquattro, vi sono quattro donne e tre bambini. I migranti salvati hanno affermato di essere in viaggio in mare dalla scorsa settimana e di aver finito il carburante.

La Valletta, alla fine,  ha concesso lo sbarco. I naufraghi saranno ricollocati tutti in altri Paesi europei, fa sapere il premier Joseph Muscat. 

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che Sea Eye, organizzazione non governativa da tempo attiva nel Mediterraneo, ha ribattezzato questa imbarcazione con il nome di Alan Kurdi, lo scorso 11 febbraio, a Palma De Maiorca, alla presenza del padre Abdullah Kurdi. La scelta è avvenuta al fine di ricordare Aylan, il bambino siriano di tre anni, divenuto un simbolo della crisi europea dei migranti, dopo la morte per annegamento, nel 2015. La famosissima foto, scattata al ritrovamento del suo corpo senza vita su una spiaggia turca, con indosso una maglietta rossa,  e  il capo rivolto verso l’Europa, è diventata l’icona dei piccoli migranti che perdono la vita in mare, “toccando” le coscienze di popoli e governi europei e di tutto il mondo.

Il bimbo e la sua famiglia erano rifugiati siriani, che stavano tentando di raggiungere l’Europa via mare. Osando affrontare un pericoloso, terribile viaggio,  nel fare la traversata dell’Egeo, diretti verso la Grecia, erano stati vittime di un naufragio sulle coste turche, in cui purtroppo aveva trovato la morte il piccolo Alan. Insieme a lui erano morti suo fratello Ghalib e sua madre Rehana. Questa morte aveva inevitabilmente acceso non poche polemiche sulla crisi dei rifugiati, oltre ad un clamoroso dibattito, diffusosi in generale in tutti i Paesi coinvolti dalla crisi dei migranti. Tant’è vero che il grave, tragico episodio aveva generato, ineluttabilmente, numerose risposte internazionali.

Non vi è dubbio, comunque, che il nome Alan Kurdi terrà vivo il ricordo di una tragica realtà: quella del dolore e della sofferenza; quella delle persone che, ogni giorno, annegano nel Mediterraneo, in cerca di un futuro migliore, con un bagaglio colmo solo di sogni e speranze.

                                                                          Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Un’altra nave in mare per la Sea Watch

A seguito delle ultime vicende dei migranti, sbarcati sull’isola di Lampedusa,  con la capitana Carola Rackete, , la nave Sea Watch 3 ha lasciato l’isola, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ed è sotto sequestro, diretta presso il porto di Licata (in provincia di Agrigento). I vertici della ONG tedesca, però, hanno, prontamente, lanciato una ulteriore sfida allo Stato italiano e all’Unione europea. Più specificamente, di contro alla decisione della Procura di Agrigento di mettere sotto sequestro l’imbarcazione,  hanno manifestato la intenzione, invero, mettere in mare, al più presto, un altro natante per la ricerca e il soccorso di migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Da circa un anno, da quando, sono stati  chiusi i porti delle nostre coste, le ONG stanno riprendendo l’assalto delle stesse. Nei giorni scorsi, la nave “Alan Kurdi”, della tedesca Sea Eye, e la “Open Arms”, della spagnola Proactiva Open Arms, hanno ripreso a pattugliare, infatti, il Mar Mediterraneo e hanno già effettuato la prima operazione di recupero, che gli ha permesso di portare una quarantina di immigrati a Lampedusa. Ultimamente , si è aggiunta anche Mediterranea Saving Humans che, non potendo usare la Mare Jonio (da settimane sotto sequestro, al porto di Licata), ha deciso di rimettere in mare la propria barca di appoggio, la “Alex”, che, pur non essendo attrezzata per le operazioni di “Search and rescue”, raggiungerà l’area “Sar” libica, per affiancare le altre imbarcazioni che si trovano sul posto. Uno dei responsabili dell’organizzazione non governativa, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta a Berlino, ha comunicato che la Sea Watch, e le altre organizzazioni non governative hanno raccolto oltre un milione di euro per coprire le spese legali di Rackete. Vi sono, pertanto, le finanze necessarie per continuare a lavorare. Anche, quindi, se la grande  imbarcazione da seicento tonnellate, capitanata nei giorni scorsi dalla comandante Rackete, ha mollato gli ormeggi e, scortata dalle motovedette della Guardia di Finanza, ha raggiunto il porto di Licata, la ONG continuerà incessantemente la sua opera. Proseguirà, infatti, a far sì che siano rispettati i diritti umani nel Mediterraneo, se necessario con una nuova nave.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Bombardato un centro detenzione migranti in Libia

Di recente, il portavoce del ministero della salute del governo, sostenuto dalle Nazioni Unite, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha comunicato una triste notizia. Oltre quaranta  persone sono rimaste uccise nel bombardamento aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti, alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. Oltre ciò, l’attacco aereo sul centro di detenzione di Tajoura ha ferito anche ottanta migranti. Sono, invero, comparse foto sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che rappresentano i migranti che sono stati portati in ambulanza presso i presidi ospedalieri.

In merito al tragico episodio avvenuto a Tripoli, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il  governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al Serraj appoggiato dagli Stati Uniti, non ha esitato a rivolgere accuse alle forze Lna del generale Khalifa Haftar del raid aereo su Tajoura.  Lo Stato africano è dilaniato dal conflitto tra due governi e le forze di Haftar controllano gran parte dell’est e del sud.

Un vero e proprio dramma. Secondo  testimonianze, nell’hangar dove erano detenuti i migranti, si trovavano circa centoventi persone. Sembra, purtroppo, che il bilancio dei morti sia destinato a salire. 

La Missione di supporto dell’ONU in Libia, ha condannato con accesi toni, il raid. Tra le vittime vi sono inclusi donne e bambini. L’esecutivo libico, al riguardo, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha chiesto alla comunità internazionale di avviare un’inchiesta sui crimini perpetrati dalle milizie di Haftar.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Bombardato un centro detenzione migranti in Libia

Di recente, il portavoce del ministero della salute del governo, sostenuto dalle Nazioni Unite, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha comunicato una triste notizia. Oltre quaranta  persone sono rimaste uccise nel bombardamento aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti, alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. Oltre ciò, l’attacco aereo sul centro di detenzione di Tajoura ha ferito anche ottanta migranti. Sono, invero, comparse foto sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che rappresentano i migranti che sono stati portati in ambulanza presso i presidi ospedalieri.

In merito al tragico episodio avvenuto a Tripoli, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il  governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al Serraj appoggiato dagli Stati Uniti, non ha esitato a rivolgere accuse alle forze Lna del generale Khalifa Haftar del raid aereo su Tajoura.  Lo Stato africano è dilaniato dal conflitto tra due governi e le forze di Haftar controllano gran parte dell’est e del sud.

Un vero e proprio dramma. Secondo  testimonianze, nell’hangar dove erano detenuti i migranti, si trovavano circa centoventi persone. Sembra, purtroppo, che il bilancio dei morti sia destinato a salire. 

La Missione di supporto dell’ONU in Libia, ha condannato con accesi toni, il raid. Tra le vittime vi sono inclusi donne e bambini. L’esecutivo libico, al riguardo, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha chiesto alla comunità internazionale di avviare un’inchiesta sui crimini perpetrati dalle milizie di Haftar.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Il dramma dei migranti bambini in Messico

A faccia in giù, riversi nell’acqua sporca di fango, trasportati a riva dalla corrente sulla sponda del fiume Rio Grande, in Messico, sono stati, di recente, rinvenuti i corpi del padre, Oscar (con la maglietta nera alzata fino al petto), e della figlia, Valeria, di soli ventitré mesi, avvinghiata a lui. Si era infilata dentro la sua t-shirt, con il braccio attorno al collo del papà, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri. La sconvolgente fotografia della triste scoperta dei loro corpi è stata pubblicata dal quotidiano messicano La Jornada. Il Santo Padre è rimasto profondamente addolorato, dopo aver visto la drammatica immagine ed ha rivolto una preghiera per tutti i migranti che hanno perso la vita, nel tentativo di sfuggire alla guerra e alla miseria.

La fotografia, ovviamente, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha messo in risalto i pericoli che affliggono i migranti centroamericani, che fuggono dalla violenza e dalla povertà, nella speranza dell’asilo politico negli Stati Uniti. Esaminando la tragica circostanza che ha coinvolto figlia e papà, è inevitabile, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, tornare con il pensiero ad un’altra foto che ha segnato la storia delle migrazioni in Europa: quella del bambino siriano Alan, con la maglietta rossa e riverso sulla spiaggia di Bodrum. In entrambi i casi la morte è arrivata in traversate pericolose, che avrebbero dovuto, invece, essere viaggi verso la speranza, verso una vita nuova per sé stessi e per le proprie famiglie.

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, dall’inizio del 2019, ben quasi cinquecentomila migranti sono stati fermati in Messico, nel tentativo di attraversare il confine statunitense. Nel 2018 i migranti morti al confine tra Usa e Messico sono stati duecentottantatrè.
Secondo quanto riferito dai media, la famiglia salvadoregna si trovava in Messico da due mesi, con l’intento di chiedere asilo negli Stati Uniti. A Tapachula, nel Messico meridionale, aveva fatto richiesta del visto umanitario, che consente di restare e lavorare nel Paese per un anno. I due genitori volevano “il sogno americano”, anche per la piccola figlia, perciò sono saliti su un autobus, diretto al confine. Appena giunti a Matamoros, si erano recati presso l’ufficio immigrazione, che quel giorno, tuttavia, era chiuso (era domenica.). Davanti a loro c’erano già molte persone in fila. La famiglia, quindi, aveva deciso di tornare indietro. Lungo la strada, alla vista del fiume, il papà aveva deciso di provare ad attraversarlo, con sua figlia sulle spalle; era riuscito a portarla fino alla riva statunitense. Aveva tentato, poi, di tornare verso sua moglie. In quel momento, tuttavia, racconta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, vedendo suo padre allontanarsi, la piccola Valeria si era gettata da sola in acqua. Suo padre, allora, era tornato a nuoto verso di lei, e aveva fatto di tutto per afferrare la sua mano e salvarla, ma la corrente li aveva spazzati via entrambi.

La straziante foto del ritrovamento dei corpi ha suscitato sdegno negli Stati Uniti e nel mondo.

Oltre a questo tragico evento, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, i media, sempre in America, hanno diffuso alcuni filmati in cui si vedono i bimbi scoprire le braccia e i polsi per mostrare i numeri, che appaiono scritti con pennarelli scuri. Si tratta dei bambini migranti a Juarez, in Messico, tra le persone che aspettano di attraversare il confine per entrare negli Stati Uniti. La pratica di scrivere con il pennarello sugli avambracci dei bimbi ha suscitato un’ondata di indignazione sui media mondiali. Il filmato non fornisce alcuna informazione sul motivo per cui quel numero sia stato scritto, ma le immagini e il contesto fanno pensare ad una modalità per registrare la presenza dei bambini. I piccoli ”’marchiati”,  fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, fanno parte della carovana di migranti, cioè delle migliaia di persone che, soprattutto dall’Honduras, hanno percorso migliaia di chilometri e attraversato il Messico per arrivare al confine americano, in fuga da povertà e pericoli nei loro Paesi.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

I voli aerei delle ONG

Gli aerei delle ONG, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, svolgono la loro attività decollando dall’isola di Lampedusa, al fine di individuare i gommoni dei migranti partiti dalla Libia (che, non di rado, vengono pio accolti da navi come la Sea Watch).

Colibrì e Moonbird, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, hanno portato a termine ben settantotto missioni, a partire dal primo gennaio, fino agli inizi di giugno. Basti pensare che ben ventiquattro sono partite da Malta, che rimane un punto di appoggio. La base principale, resta, ovviamente, Lampedusa.

I velivoli delle ONG possono svolgere anche due missioni al giorno, con un costo che si aggira intorno ai trecento dollari all’ora. I bilanci di Sea Watch, invero, attestano che “l’operazione Moonbird” è costata nel 2017 e 2018 ben 622.376 euro donati in gran parte dalla Chiesa evangelica tedesca. Più segnatamente, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Moonbird, il velivolo di Sea Watch in collaborazione con la svizzera “Humanitarian pilote iniziative”, ha effettuato, dal primo gennaio al 4 giugno, quarantanove voli (partendo, soprattutto, da Lampedusa). Nella tabella delle partenze, infatti, il velivolo è decollato solo quindici volte da Malta.  L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, spiegando l’esplicarsi dell’attività svolta, rappresenta che, in genere, Alarm Phone (il centralino dei migranti), riceve la telefonata da un natante partito, in genere, dalla Libia. A quel punto, allerta il velivolo, che individua il gommone.

Ricordiamo tutti, invero, l’episodio di inizio anno in cui, successivamente ad un avvistamento, i piloti hanno inviato le coordinate del gommone alla nave Sea Watch 3, che ha recuperato quarantasette migranti, trenta miglia a nord di Zwara, in zona di soccorso (Sar) libica. Poi, il 30 gennaio, dopo tredici giorni, i migranti sono sbarcati   a Catania. Sea Watch, successivamente, è stata sequestrata, ma il 22 febbraio è tornata nuovamente libera di salpare verso Marsiglia per la effettuazione di alcuni lavori. In data 11 maggio è tornata in mare. Quattro giorni dopo, l’altro aereo delle ONG, Colibrì, è decollato da Lampedusa (poco dopo le 8 del mattino), individuando un gommone con sessantacinque migranti a bordo (sempre salpati dalla Libia). Sea Watch 3 li ha recuperati, dirigendosi verso le coste italiane. Pur non autorizzando lo sbarco, il Viminale, il 19 maggio il procuratore di Agrigento ha concesso l’ingresso in porto, per sequestrare la nave e far scendere i migranti. Il fermo dura poco: il 10 giugno gli irriducibili tedeschi sono già in mare. L’unico indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato il comandante italiano, Arturo Centore. Il resto dell’equipaggio non ha subito nessun tipo di restrizione, tantomeno i piloti del Colibrì. Il velivolo di ricognizione, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è della piccola ONG francese, Pilotes Volontaires. L’Organizzazione umanitaria, fondata a Chamonix, vanta ben venticinque anni di esperienza in aiuti umanitari e pilota dal 2006. Il pilota di linea più esperto ha seimila ore di volo sui Boeing 747. Gli “umanitari” avrebbero investito centotrentamila euro per comprare Colibrì, ma in realtà sono aiutati da Sea Watch.

Da ultimo, tenendo conto di tutti gli aspetti dei velivoli delle ONG, non va omesso di considerare  che, oltre al costo delle ore di volo, va aggiunta la manutenzione, l’assicurazione, che può incidere per ottantamila euro l’anno. Ci sono, infine, le tasse aeroportuali. Il denaro impiegato, quindi, non è certo poco; l’impiego, però, avviene in nome della filantropia.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

E’ giunta all’epilogo l’odissea della Sea Watch 3

Alle ore 1:30 del 29 giugno 2019, si è conclusa quella che si può definire l’odissea della Sea Watch 3. Sbarcati, infatti, i naufraghi presenti, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria  Pitorri, vi è stato il conseguente arresto del capitano Carola Rackete.

Ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che l’inizio della storia relativa alla Sea Watch 3, battente bandiera olandese, risale allo scorso 12 giugno,  quando l’imbarcazione, di seicento tonnellate circa, aveva soccorso cinquantadue migranti, al largo della Libia,  rifiutandosi la capitana di riportarli al porto di Tripoli ( non considerato un porto sicuro, bensì un vero e proprio “inferno”). Diretto verso l’isola di Lampedusa, per circa due settimane, il natante è rimasto al largo delle acque territoriali italiane. In questo lasso di tempo, dodici persone (donne, bambini e persone in grave stato di salute) sono sbarcate, mentre gli altri quaranta sono rimasti legati ad un destino ignoto, con gli occhi della opinione pubblica, del mondo, puntati addosso. Tant’è vero che una tale attenzione ha “oscurato” i cosiddetti  “sbarchi fantasma”, avvenuti, lungo le coste italiane.

Tra il 12 e il 29 giugno 2019, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, l’Europa ha tentato, invano, di trovare una soluzione per i quaranta sulla nave. Tutto ciò mentre le condizioni dei migranti a bordo divenivano sempre più precarie e drammatiche, a causa del tempo passato in mare.

Intorno alle ore 1:30 del 29 giugno 2019, tuttavia, già avvicinatasi alle acque italiane qualche giorno prima, la Sea Watch 3, diretta  verso il porto di Lampedusa, ha fatto il suo ingresso nell’area portuale dell’isola siciliana, schiacciando contro la banchina la motovedetta della Guardia di Finanza, intervenuta con una serie di azioni alle manovre dell’imbarcazione della ONG. Azione che ha contribuito ad aggravare la posizione di Carola Rackete dinanzi le autorità italiane.

Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, nel corso delle operazioni di sbarco, sono emersi inevitabili  momenti di tensione (con insulti a vario titolo verso la Rackete e gli altri membri dell’equipaggio) da parte di alcuni  presenti sul molo che, addirittura, inneggiavano a “punizioni corporali” per i marittimi. Di contro a ciò, tuttavia,  i sostenitori dell’ONGhanno salutato con gioia lo sbarco dei naufraghi, i quali sono sbarcati e portati al centro di prima accoglienza dell’isola.

Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Carola Rackete, che è stata agli arresti domiciliari, presso una abitazione di Lampedusa, indicata come suo domicilio, in attesa della convalida del fermo, dopo quattro giorni è tornata libera. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto di non convalidare l’arresto. Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che i reati a lei contestati erano diversi: violenza e resistenza a nave da guerra, tentato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La proposta Sant’Egidio-Fcei di corridoi umanitari europei dalla Libia

Il premier Giuseppe Conte, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha di recente risposto ad una missiva inviata alla Comunità di Sant’Egidio, ed alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), palesando l’interesse da parte del governo italiano per la proposta di un “corridoio umanitario europeo”, dalla Libia.

I due organismi in questione, negli ultimi anni, con la Tavola valdese, si sono prodigati per creare un modello “funzionante”, quale si è dimostrato quello dei corridoi umanitari, che ha garantito l’accesso legale e sicuro a migliaia di profughi. Grazie all’iniziativa, alla quale ha preso parte negli scorsi anni anche la CEI, e che ha sempre visto il coinvolgimento dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri, dal febbraio 2016 sono giunti in Italia, in tutta sicurezza, oltre millecinquecento persone provenienti da Libano, Siria e altri Paesi. Gli ultimi, lo scorso 3 giugno: cinquantotto profughi siriani, tra cui numerosi bambini, “sbarcati” all’aeroporto di Fiumicino. Nato in Italia, quale progetto della società civile, totalmente autofinanziato, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il modello dei corridoi umanitari ha influenzato ulteriori accordi sorti in Francia, Belgio e Andorra, che hanno permesso un arrivo complessivo di oltre duemilacinquecento profughi in Europa, accompagnati, poi, in un processo di integrazione. Non vi è dubbio che si tratti di una prassi buona, efficace, efficiente. L’organizzazione, non governativa Human Rights Watch, nel suo report di gennaio scorso, a seguito di ricerche e sopralluoghi effettuate sul campo, ha definito la Libia “un inferno senza scampo”. E’ necessario creare un ponte con la Libia da dove continuano a giungere le cronache sui centri di detenzione, in cui i migranti versano in condizioni intollerabili e degradanti, esposti al rischio di torture, violenze sessuali, estorsioni e lavori forzati da parte di scafisti e trafficanti. Anche Papa Francesco, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha più volte denunciato questi “lager” libici, di cui si è documentato attraverso testimonianze e reportage. In un Angelus dello scorso aprile, il Pontefice ha rivolto addirittura un appello particolare per i profughi, nel Paese nordafricano, sostenendo che “specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati, attraverso corridoi umanitari”. Da qui la proposta di Sant’Egidio e della FCEI: una nuova via di accesso legale e sicuro, in Europa, per cinquantamila profughi che, tramite un sistema di quote, dovrebbero trovare accoglienza nei Paesi europei, disponibili a partecipare al progetto. Il Presidente del Consiglio, nel condividere il giudizio sulla situazione di “grave e persistente instabilità” della Libia, ha ribadito la necessità di un maggiore impegno comune dei Paesi europei a favore di rifugiati, assicurando la concreta intenzione ad approfondire con i partner dell’Unione la proposta di un “corridoio umanitario europeo” nella “condivisa consapevolezza di dover far fronte, in maniera coordinata, all’attuale emergenza, mediante appropriati strumenti operativi e finanziari”. In altre parole, l’Italia si farebbe carico di una quota di profughi da accogliere, e chiederebbe a tutti i Paesi europei di fare altrettanto. Il presidente della FCEI ha commentato: “L’esposizione in prima persona del premier attesta l’interesse con cui il governo ha recepito la nostra proposta. Ringraziamo il premier per la tempestiva risposta al nostro progetto e confidiamo che, a breve, potranno avviarsi i lavori di un comitato interministeriale, che ne avvii la realizzazione. Come protestanti, siamo già impegnati a chiedere alle nostre chiese sorelle, in Europa, di premere sui loro governi perché sostengano concretamente la proposta italiana. D’altro canto, il Presidente di Sant’Egidio ha affermato che “i corridoi umanitari hanno unito l’Italia in un progetto della società civile, capace di salvare dai trafficanti di morte e di integrare nel tessuto civile e sociale europeo. L’interesse espresso dal Presidente del Consiglio, per un corridoio umanitario europeo dalla Libia, è un importante riconoscimento nei confronti di un modello che ha già dimostrato di funzionare; se realizzato, come auspichiamo, servirà a proteggere chi attualmente, in un Paese afflitto da una guerra civile che non conosce fine, rischia la propria vita ed è sottoposto ogni giorno a torture e vessazioni di ogni tipo”. Tutto ciò porrebbe certamente l’Europa nel ruolo di rilievo che merita nel mondo, con un atto di civiltà in difesa dei diritti umani.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri