Un’altra nave in mare per la Sea Watch

A seguito delle ultime vicende dei migranti, sbarcati sull’isola di Lampedusa,  con la capitana Carola Rackete, , la nave Sea Watch 3 ha lasciato l’isola, fa presente  l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ed è sotto sequestro, diretta presso il porto di Licata (in provincia di Agrigento). I vertici della ONG tedesca, però, hanno, prontamente, lanciato una ulteriore sfida allo Stato italiano e all’Unione europea. Più specificamente, di contro alla decisione della Procura di Agrigento di mettere sotto sequestro l’imbarcazione,  hanno manifestato la intenzione, invero, mettere in mare, al più presto, un altro natante per la ricerca e il soccorso di migranti in difficoltà nel Mediterraneo. Da circa un anno, da quando, sono stati  chiusi i porti delle nostre coste, le ONG stanno riprendendo l’assalto delle stesse. Nei giorni scorsi, la nave “Alan Kurdi”, della tedesca Sea Eye, e la “Open Arms”, della spagnola Proactiva Open Arms, hanno ripreso a pattugliare, infatti, il Mar Mediterraneo e hanno già effettuato la prima operazione di recupero, che gli ha permesso di portare una quarantina di immigrati a Lampedusa. Ultimamente , si è aggiunta anche Mediterranea Saving Humans che, non potendo usare la Mare Jonio (da settimane sotto sequestro, al porto di Licata), ha deciso di rimettere in mare la propria barca di appoggio, la “Alex”, che, pur non essendo attrezzata per le operazioni di “Search and rescue”, raggiungerà l’area “Sar” libica, per affiancare le altre imbarcazioni che si trovano sul posto. Uno dei responsabili dell’organizzazione non governativa, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, nel corso di una conferenza stampa, che si è tenuta a Berlino, ha comunicato che la Sea Watch, e le altre organizzazioni non governative hanno raccolto oltre un milione di euro per coprire le spese legali di Rackete. Vi sono, pertanto, le finanze necessarie per continuare a lavorare. Anche, quindi, se la grande  imbarcazione da seicento tonnellate, capitanata nei giorni scorsi dalla comandante Rackete, ha mollato gli ormeggi e, scortata dalle motovedette della Guardia di Finanza, ha raggiunto il porto di Licata, la ONG continuerà incessantemente la sua opera. Proseguirà, infatti, a far sì che siano rispettati i diritti umani nel Mediterraneo, se necessario con una nuova nave.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Bombardato un centro detenzione migranti in Libia

Di recente, il portavoce del ministero della salute del governo, sostenuto dalle Nazioni Unite, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha comunicato una triste notizia. Oltre quaranta  persone sono rimaste uccise nel bombardamento aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti, alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. Oltre ciò, l’attacco aereo sul centro di detenzione di Tajoura ha ferito anche ottanta migranti. Sono, invero, comparse foto sulle testate giornalistiche di tutto il mondo, specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che rappresentano i migranti che sono stati portati in ambulanza presso i presidi ospedalieri.

In merito al tragico episodio avvenuto a Tripoli, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il  governo di unità nazionale del primo ministro Fayez al Serraj appoggiato dagli Stati Uniti, non ha esitato a rivolgere accuse alle forze Lna del generale Khalifa Haftar del raid aereo su Tajoura.  Lo Stato africano è dilaniato dal conflitto tra due governi e le forze di Haftar controllano gran parte dell’est e del sud.

Un vero e proprio dramma. Secondo  testimonianze, nell’hangar dove erano detenuti i migranti, si trovavano circa centoventi persone. Sembra, purtroppo, che il bilancio dei morti sia destinato a salire. 

La Missione di supporto dell’ONU in Libia, ha condannato con accesi toni, il raid. Tra le vittime vi sono inclusi donne e bambini. L’esecutivo libico, al riguardo, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha chiesto alla comunità internazionale di avviare un’inchiesta sui crimini perpetrati dalle milizie di Haftar.

                                                                              Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Il dramma dei migranti bambini in Messico

A faccia in giù, riversi nell’acqua sporca di fango, trasportati a riva dalla corrente sulla sponda del fiume Rio Grande, in Messico, sono stati, di recente, rinvenuti i corpi del padre, Oscar (con la maglietta nera alzata fino al petto), e della figlia, Valeria, di soli ventitré mesi, avvinghiata a lui. Si era infilata dentro la sua t-shirt, con il braccio attorno al collo del papà, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri. La sconvolgente fotografia della triste scoperta dei loro corpi è stata pubblicata dal quotidiano messicano La Jornada. Il Santo Padre è rimasto profondamente addolorato, dopo aver visto la drammatica immagine ed ha rivolto una preghiera per tutti i migranti che hanno perso la vita, nel tentativo di sfuggire alla guerra e alla miseria.

La fotografia, ovviamente, evidenzia l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha messo in risalto i pericoli che affliggono i migranti centroamericani, che fuggono dalla violenza e dalla povertà, nella speranza dell’asilo politico negli Stati Uniti. Esaminando la tragica circostanza che ha coinvolto figlia e papà, è inevitabile, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, tornare con il pensiero ad un’altra foto che ha segnato la storia delle migrazioni in Europa: quella del bambino siriano Alan, con la maglietta rossa e riverso sulla spiaggia di Bodrum. In entrambi i casi la morte è arrivata in traversate pericolose, che avrebbero dovuto, invece, essere viaggi verso la speranza, verso una vita nuova per sé stessi e per le proprie famiglie.

Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, dall’inizio del 2019, ben quasi cinquecentomila migranti sono stati fermati in Messico, nel tentativo di attraversare il confine statunitense. Nel 2018 i migranti morti al confine tra Usa e Messico sono stati duecentottantatrè.
Secondo quanto riferito dai media, la famiglia salvadoregna si trovava in Messico da due mesi, con l’intento di chiedere asilo negli Stati Uniti. A Tapachula, nel Messico meridionale, aveva fatto richiesta del visto umanitario, che consente di restare e lavorare nel Paese per un anno. I due genitori volevano “il sogno americano”, anche per la piccola figlia, perciò sono saliti su un autobus, diretto al confine. Appena giunti a Matamoros, si erano recati presso l’ufficio immigrazione, che quel giorno, tuttavia, era chiuso (era domenica.). Davanti a loro c’erano già molte persone in fila. La famiglia, quindi, aveva deciso di tornare indietro. Lungo la strada, alla vista del fiume, il papà aveva deciso di provare ad attraversarlo, con sua figlia sulle spalle; era riuscito a portarla fino alla riva statunitense. Aveva tentato, poi, di tornare verso sua moglie. In quel momento, tuttavia, racconta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, vedendo suo padre allontanarsi, la piccola Valeria si era gettata da sola in acqua. Suo padre, allora, era tornato a nuoto verso di lei, e aveva fatto di tutto per afferrare la sua mano e salvarla, ma la corrente li aveva spazzati via entrambi.

La straziante foto del ritrovamento dei corpi ha suscitato sdegno negli Stati Uniti e nel mondo.

Oltre a questo tragico evento, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, i media, sempre in America, hanno diffuso alcuni filmati in cui si vedono i bimbi scoprire le braccia e i polsi per mostrare i numeri, che appaiono scritti con pennarelli scuri. Si tratta dei bambini migranti a Juarez, in Messico, tra le persone che aspettano di attraversare il confine per entrare negli Stati Uniti. La pratica di scrivere con il pennarello sugli avambracci dei bimbi ha suscitato un’ondata di indignazione sui media mondiali. Il filmato non fornisce alcuna informazione sul motivo per cui quel numero sia stato scritto, ma le immagini e il contesto fanno pensare ad una modalità per registrare la presenza dei bambini. I piccoli ”’marchiati”,  fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, fanno parte della carovana di migranti, cioè delle migliaia di persone che, soprattutto dall’Honduras, hanno percorso migliaia di chilometri e attraversato il Messico per arrivare al confine americano, in fuga da povertà e pericoli nei loro Paesi.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

I voli aerei delle ONG

Gli aerei delle ONG, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, svolgono la loro attività decollando dall’isola di Lampedusa, al fine di individuare i gommoni dei migranti partiti dalla Libia (che, non di rado, vengono pio accolti da navi come la Sea Watch).

Colibrì e Moonbird, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, hanno portato a termine ben settantotto missioni, a partire dal primo gennaio, fino agli inizi di giugno. Basti pensare che ben ventiquattro sono partite da Malta, che rimane un punto di appoggio. La base principale, resta, ovviamente, Lampedusa.

I velivoli delle ONG possono svolgere anche due missioni al giorno, con un costo che si aggira intorno ai trecento dollari all’ora. I bilanci di Sea Watch, invero, attestano che “l’operazione Moonbird” è costata nel 2017 e 2018 ben 622.376 euro donati in gran parte dalla Chiesa evangelica tedesca. Più segnatamente, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Moonbird, il velivolo di Sea Watch in collaborazione con la svizzera “Humanitarian pilote iniziative”, ha effettuato, dal primo gennaio al 4 giugno, quarantanove voli (partendo, soprattutto, da Lampedusa). Nella tabella delle partenze, infatti, il velivolo è decollato solo quindici volte da Malta.  L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, spiegando l’esplicarsi dell’attività svolta, rappresenta che, in genere, Alarm Phone (il centralino dei migranti), riceve la telefonata da un natante partito, in genere, dalla Libia. A quel punto, allerta il velivolo, che individua il gommone.

Ricordiamo tutti, invero, l’episodio di inizio anno in cui, successivamente ad un avvistamento, i piloti hanno inviato le coordinate del gommone alla nave Sea Watch 3, che ha recuperato quarantasette migranti, trenta miglia a nord di Zwara, in zona di soccorso (Sar) libica. Poi, il 30 gennaio, dopo tredici giorni, i migranti sono sbarcati   a Catania. Sea Watch, successivamente, è stata sequestrata, ma il 22 febbraio è tornata nuovamente libera di salpare verso Marsiglia per la effettuazione di alcuni lavori. In data 11 maggio è tornata in mare. Quattro giorni dopo, l’altro aereo delle ONG, Colibrì, è decollato da Lampedusa (poco dopo le 8 del mattino), individuando un gommone con sessantacinque migranti a bordo (sempre salpati dalla Libia). Sea Watch 3 li ha recuperati, dirigendosi verso le coste italiane. Pur non autorizzando lo sbarco, il Viminale, il 19 maggio il procuratore di Agrigento ha concesso l’ingresso in porto, per sequestrare la nave e far scendere i migranti. Il fermo dura poco: il 10 giugno gli irriducibili tedeschi sono già in mare. L’unico indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina è stato il comandante italiano, Arturo Centore. Il resto dell’equipaggio non ha subito nessun tipo di restrizione, tantomeno i piloti del Colibrì. Il velivolo di ricognizione, chiarisce l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, è della piccola ONG francese, Pilotes Volontaires. L’Organizzazione umanitaria, fondata a Chamonix, vanta ben venticinque anni di esperienza in aiuti umanitari e pilota dal 2006. Il pilota di linea più esperto ha seimila ore di volo sui Boeing 747. Gli “umanitari” avrebbero investito centotrentamila euro per comprare Colibrì, ma in realtà sono aiutati da Sea Watch.

Da ultimo, tenendo conto di tutti gli aspetti dei velivoli delle ONG, non va omesso di considerare  che, oltre al costo delle ore di volo, va aggiunta la manutenzione, l’assicurazione, che può incidere per ottantamila euro l’anno. Ci sono, infine, le tasse aeroportuali. Il denaro impiegato, quindi, non è certo poco; l’impiego, però, avviene in nome della filantropia.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

E’ giunta all’epilogo l’odissea della Sea Watch 3

Alle ore 1:30 del 29 giugno 2019, si è conclusa quella che si può definire l’odissea della Sea Watch 3. Sbarcati, infatti, i naufraghi presenti, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria  Pitorri, vi è stato il conseguente arresto del capitano Carola Rackete.

Ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che l’inizio della storia relativa alla Sea Watch 3, battente bandiera olandese, risale allo scorso 12 giugno,  quando l’imbarcazione, di seicento tonnellate circa, aveva soccorso cinquantadue migranti, al largo della Libia,  rifiutandosi la capitana di riportarli al porto di Tripoli ( non considerato un porto sicuro, bensì un vero e proprio “inferno”). Diretto verso l’isola di Lampedusa, per circa due settimane, il natante è rimasto al largo delle acque territoriali italiane. In questo lasso di tempo, dodici persone (donne, bambini e persone in grave stato di salute) sono sbarcate, mentre gli altri quaranta sono rimasti legati ad un destino ignoto, con gli occhi della opinione pubblica, del mondo, puntati addosso. Tant’è vero che una tale attenzione ha “oscurato” i cosiddetti  “sbarchi fantasma”, avvenuti, lungo le coste italiane.

Tra il 12 e il 29 giugno 2019, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, l’Europa ha tentato, invano, di trovare una soluzione per i quaranta sulla nave. Tutto ciò mentre le condizioni dei migranti a bordo divenivano sempre più precarie e drammatiche, a causa del tempo passato in mare.

Intorno alle ore 1:30 del 29 giugno 2019, tuttavia, già avvicinatasi alle acque italiane qualche giorno prima, la Sea Watch 3, diretta  verso il porto di Lampedusa, ha fatto il suo ingresso nell’area portuale dell’isola siciliana, schiacciando contro la banchina la motovedetta della Guardia di Finanza, intervenuta con una serie di azioni alle manovre dell’imbarcazione della ONG. Azione che ha contribuito ad aggravare la posizione di Carola Rackete dinanzi le autorità italiane.

Fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che, nel corso delle operazioni di sbarco, sono emersi inevitabili  momenti di tensione (con insulti a vario titolo verso la Rackete e gli altri membri dell’equipaggio) da parte di alcuni  presenti sul molo che, addirittura, inneggiavano a “punizioni corporali” per i marittimi. Di contro a ciò, tuttavia,  i sostenitori dell’ONGhanno salutato con gioia lo sbarco dei naufraghi, i quali sono sbarcati e portati al centro di prima accoglienza dell’isola.

Specifica l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, Carola Rackete, che è stata agli arresti domiciliari, presso una abitazione di Lampedusa, indicata come suo domicilio, in attesa della convalida del fermo, dopo quattro giorni è tornata libera. Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto di non convalidare l’arresto. Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che i reati a lei contestati erano diversi: violenza e resistenza a nave da guerra, tentato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri

La proposta Sant’Egidio-Fcei di corridoi umanitari europei dalla Libia

Il premier Giuseppe Conte, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha di recente risposto ad una missiva inviata alla Comunità di Sant’Egidio, ed alla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (FCEI), palesando l’interesse da parte del governo italiano per la proposta di un “corridoio umanitario europeo”, dalla Libia.

I due organismi in questione, negli ultimi anni, con la Tavola valdese, si sono prodigati per creare un modello “funzionante”, quale si è dimostrato quello dei corridoi umanitari, che ha garantito l’accesso legale e sicuro a migliaia di profughi. Grazie all’iniziativa, alla quale ha preso parte negli scorsi anni anche la CEI, e che ha sempre visto il coinvolgimento dei Ministeri dell’Interno e degli Esteri, dal febbraio 2016 sono giunti in Italia, in tutta sicurezza, oltre millecinquecento persone provenienti da Libano, Siria e altri Paesi. Gli ultimi, lo scorso 3 giugno: cinquantotto profughi siriani, tra cui numerosi bambini, “sbarcati” all’aeroporto di Fiumicino. Nato in Italia, quale progetto della società civile, totalmente autofinanziato, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il modello dei corridoi umanitari ha influenzato ulteriori accordi sorti in Francia, Belgio e Andorra, che hanno permesso un arrivo complessivo di oltre duemilacinquecento profughi in Europa, accompagnati, poi, in un processo di integrazione. Non vi è dubbio che si tratti di una prassi buona, efficace, efficiente. L’organizzazione, non governativa Human Rights Watch, nel suo report di gennaio scorso, a seguito di ricerche e sopralluoghi effettuate sul campo, ha definito la Libia “un inferno senza scampo”. E’ necessario creare un ponte con la Libia da dove continuano a giungere le cronache sui centri di detenzione, in cui i migranti versano in condizioni intollerabili e degradanti, esposti al rischio di torture, violenze sessuali, estorsioni e lavori forzati da parte di scafisti e trafficanti. Anche Papa Francesco, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, ha più volte denunciato questi “lager” libici, di cui si è documentato attraverso testimonianze e reportage. In un Angelus dello scorso aprile, il Pontefice ha rivolto addirittura un appello particolare per i profughi, nel Paese nordafricano, sostenendo che “specialmente le donne, i bambini e i malati possano essere al più presto evacuati, attraverso corridoi umanitari”. Da qui la proposta di Sant’Egidio e della FCEI: una nuova via di accesso legale e sicuro, in Europa, per cinquantamila profughi che, tramite un sistema di quote, dovrebbero trovare accoglienza nei Paesi europei, disponibili a partecipare al progetto. Il Presidente del Consiglio, nel condividere il giudizio sulla situazione di “grave e persistente instabilità” della Libia, ha ribadito la necessità di un maggiore impegno comune dei Paesi europei a favore di rifugiati, assicurando la concreta intenzione ad approfondire con i partner dell’Unione la proposta di un “corridoio umanitario europeo” nella “condivisa consapevolezza di dover far fronte, in maniera coordinata, all’attuale emergenza, mediante appropriati strumenti operativi e finanziari”. In altre parole, l’Italia si farebbe carico di una quota di profughi da accogliere, e chiederebbe a tutti i Paesi europei di fare altrettanto. Il presidente della FCEI ha commentato: “L’esposizione in prima persona del premier attesta l’interesse con cui il governo ha recepito la nostra proposta. Ringraziamo il premier per la tempestiva risposta al nostro progetto e confidiamo che, a breve, potranno avviarsi i lavori di un comitato interministeriale, che ne avvii la realizzazione. Come protestanti, siamo già impegnati a chiedere alle nostre chiese sorelle, in Europa, di premere sui loro governi perché sostengano concretamente la proposta italiana. D’altro canto, il Presidente di Sant’Egidio ha affermato che “i corridoi umanitari hanno unito l’Italia in un progetto della società civile, capace di salvare dai trafficanti di morte e di integrare nel tessuto civile e sociale europeo. L’interesse espresso dal Presidente del Consiglio, per un corridoio umanitario europeo dalla Libia, è un importante riconoscimento nei confronti di un modello che ha già dimostrato di funzionare; se realizzato, come auspichiamo, servirà a proteggere chi attualmente, in un Paese afflitto da una guerra civile che non conosce fine, rischia la propria vita ed è sottoposto ogni giorno a torture e vessazioni di ogni tipo”. Tutto ciò porrebbe certamente l’Europa nel ruolo di rilievo che merita nel mondo, con un atto di civiltà in difesa dei diritti umani.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Convegno a Napoli con tema “migrazioni”

Sono giunti a Napoli, da diverse parti d’Italia e d’Europa, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, diciassette relatori, che saranno impegnati nel Convegno dal titolo “La Teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo”. Si svolgerà per due giorni, nella sede della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Domani mattina, 21 giugno 2019, arriverà anche Papa Francesco, che si unirà alle migliaia di persone presenti. Tra i temi, vi è anche quello relativo alle migrazioni.

Oggi, spiega l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, le riflessioni si sviluppano sull’analisi della complessità e delle contraddizioni che caratterizzano il Mar Mediterraneo. Fanno, infatti, parte di questa realtà le migrazioni, ovvero un imponente fenomeno senza tempo, che oggi occupa l’attenzione principale dei governi europei e non solo. Si parte dalla retorica con cui i Paesi ricchi argomentano la questione, per contrapporla al fenomeno migratorio inteso come occasione: una schiera cioè di oppositori e favorevoli. Noti professori, rappresenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, parleranno dei migranti considerando “I viaggi senza invito degli europei nel passato verso i mondi colonizzati e i viaggi, altrettanto senza invito, dei migranti di oggi con rotta invertita”. Verrà anche posto in rilievo un aspetto fondamentale: quello dei diritti negati. I diritti della persona, che estendono a tutti la libertà di emigrare e a pochi quella anche di approdare. Il tutto sarà corredato da immagini che, certamente, faranno pensare.

Dinanzi ad un tale, complesso fenomeno, fa presente l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, il fatto che ci si divida in due fazioni, tra chi è favorevole e chi è contrario, non può che rappresentare il segno che non si intende considerarlo, appunto, un segno dei tempi. Non lo si tiene, cioè, in considerazione nella sua vera essenza. Da detto modo di dividersi tra due partiti emerge, in fondo che i Paesi ricchi parlano, a proposito dei migranti, più delle spaccature interne di schieramenti politici che dei migranti. Diciamo che parlano più “sui” migranti che “dei” migranti. Invece le migrazioni dovrebbero obbligare tutti a ripensare ai nostri valori, oltre che alla nostra storia. Nel diritto internazionale ogni persona ha il diritto di emigrare, ma sembra che non abbia il diritto di approdare.

Ulteriormente, ricorda l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, quando il Papa ha lanciato il suo messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, tra le nuove schiavitù che lui ha incluso nelle povertà di oggi, ha posto anche la schiavitù dei migranti, dicendo: “I poveri non sono numeri ma sono persone cui andare incontro”. Perché questo “andare incontro” fa paura? Bisogna, quindi, andare incontro, cercando di capire le ragioni del prossimo, dell’altro. Perché ciò che conta sono i diritti, inviolabili, delle persone.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Approdo a Lampedusa per 45 migranti e non approdo per i 43 migranti a bordo della Sea Watch

Una recente notizia ha colpito non poco l’attenzione dell’opinione pubblica. L’Avvocato Iacopo Maria Pitorri rappresenta che, a fronte dei quarantatré migranti che, da una settimana, a bordo della Sea Watch, si trovano fuori dalle acque territoriali italiane, di fronte Lampedusa (con il divieto di ingresso intimato dal Governo), ben quarantacinque migranti, invece, sono sbarcati sull’isola siciliana. Arrivati, invero, in piena autonomia, a bordo di una piccola barca in legno, sono stati portati a terra da una motovedetta della Guardia di Finanza che li ha avvistati quando erano già in prossimità dell’isola. I migranti (tra cui due bambini ed una donna incinta) provengono da Kenya, Somalia, Costa d’Avorio e Senegal. Molte delle persone sbarcate erano visibilmente disidratate per il viaggio. I migranti sono stati portati immediatamente presso l’hotspot dell’isola.

Tutto ciò, a parere dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, fa riflettere, al punto che a breve, proprio a Lampedusa, partirà una manifestazione di protesta per chiedere lo sbarco dei quarantatré che si trovano a bordo della Sea Watch. Al riguardo, gli attivisti del Forum “Lampedusa solidale”, hanno fatto sapere: “Dormiremo sul sagrato della Parrocchia San Gerlando a Lampedusa, fino a quando i naufraghi e l’equipaggio a bordo della Sea Watch non verranno fatti scendere a terra, in un porto sicuro, come è giusto che sia”. Rammenta l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri che spesso, in questi anni, le persone migranti hanno scelto la parrocchia di San Gerlando, quale luogo in cui riunirsi e incontrare chiunque fosse disponibile a conoscerli, parlare con loro e ascoltarli. A circa quindici miglia da Lampedusa, i passeggeri della SeaWatch3 non hanno quella stessa opportunità, guardano le luci dell’isola e attendono di conoscere il proprio destino.

Perfino l’OIM (l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) ha lanciato un appello “affinché sia garantito, quanto prima, un luogo di sbarco sicuro per migranti soccorsi lo scorso 12 giugno nel Mediterraneo, dalla nave SeaWatch3.”.

 Il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento OIM del Mediterraneo ha specificato che “si tratta di un contesto molto drammatico, confermato anche dai migranti sbarcati recentemente in Italia. Inoltre, è necessario sottolineare come, dopo lo sbarco sulle coste libiche, i migranti, compresi i bambini, sono inviati in centri di detenzione, le cui condizioni sono ancora da considerarsi inaccettabili e inumane. Resta ancora impossibile garantire la protezione dei diritti dei migranti, trasferiti in questi centri. Suscita, inoltre, grave preoccupazione che, in assenza di interventi da parte dei governi, per ridurre i morti in mare, le operazioni di soccorso delle organizzazioni non governative siano deliberatamente scoraggiate”.

Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Roma: cibo per migranti gettato nell’immondizia

Di recente è emersa una notizia dai media che ha destato non poco l’attenzione dell’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, da sempre attento alle esigenze dei migranti (per cui svolge, costantemente, attività forense, presso il suo studio legale, ubicato nelle vicinanze della Stazione Termini, a Roma).

Accanto al centro SPRAR(Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), in via Pallavicini, nel Municipio IX,  è stata trovata una quantità spropositata di cibo, gettata in sacchi dell’immondizia.

Ovviamente, i  sacchi  dovrebbero contenere rifiuto secco, non riciclabile. Sono colmi, invece, di rifiuto umido reciclabile; più specificamente,  fa presente l’Avvocato Pitorri, di centinaia di euro di pasti che, invece, dovrebbero servire ad aiutare chi non ha nulla.

La notizia lascia davvero senza parole: i sacchi posizionati in strada sono in attesa che l’AMA (la società italiana che opera nel settore dei servizi ambientali per conto del Comune di Roma, atta alla raccolta, al trattamento, nonché allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) li venga a ritirare. In quei sacchi ci sono decine di pasti confezionati che, in concreto, dovrebbero essere aiuto per le persone meno fortunate, indigenti, deboli, sole. Uno spreco alimentare che, inevitabilmente, confluisce  nell’inutilizzo dei soldi degli italiani per ciò che, davvero, dovrebbe essere fatto: aiuto ai centri d’accoglienza. Questa gestione delle risorse  rappresenta l’Avvocato Pitorri, fa riflettere.

                                                                         Avvocato Iacopo Maria Pitorri

Migranti: accoglienza e integrazione tra i ragazzi, ad Agrigento

Una singolare vicenda ha colpito molto l’Avvocato Iacopo Maria Pitorri, che, quotidianamente, si occupa di migranti. Parla di Musa, un ragazzo fuggito dall’Africa, arrivato in Italia da solo, senza genitori, qualche anno fa. I primi tempi non parlava con nessuno, restava chiuso per giorni nelle stanze dello SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Per la nostra legge,  Musa era, ed è, uno dei tanti minori stranieri non accompagnati (arrivato, appunto, in Italia senza parenti).

Da diverso tempo, tuttavia, questo ragazzo si sente meno solo e la sua vita è cambiata. Con altri quarantasette giovani dello SPRAR di Agrigento, invero, fa presente l’Avvocato Pitorri, da un paio d’anni ci sono gli studenti del liceo scientifico “Leonardo da Vinci”. Assieme organizzano visite guidate alla Valle dei Templi, spettacoli teatrali, musical. Tutto ciò a testimonianza del fatto che, al di là dell’Italia dei “porti chiusi”, e dello “stop all’invasione”, c’è anche una realtà differente nel nostro Paese, in cui emergono anche numerose esperienze territoriali, che provano ancora a fare accoglienza.

Il merito del progetto va a  CoopCulture per il Parco archeologico della Valle dei Templi. Da un lato ci sono duecento studenti dello scientifico di Agrigento, dall’altro quarantasette giovani migranti dello SPRAR “La Mano di Francesco” e della comunità per minori non accompagnati “Delfino”. Oltre che a favorire l’integrazione dei migranti, in questo contesto si da vita ad un vero incontro, grazie al museo archeologico e alla Valle. Le opere d’arte qui custodite, infatti, specifica l’Avvocato  Pitorri,  mostrano ai ragazzi come tutti abbiamo radici comuni nel Mediterraneo. Così, ad oggi, tra gli ospiti dello SPRAR e gli studenti del liceo è nata un’amicizia. i giovani passeggino tutti insieme in città.

Ad Agrigento i ragazzi dello SPRAR sono ben accolti e tollerati dal territorio e questo ha reso possibile il progetto. Gli studenti agrigentini e i ragazzi stranieri hanno lavorato congiuntamente, hanno organizzato visite guidate e gruppi di lavoro e poi hanno messo in scena un musical. Basti pensare che lo scorso 7 marzo, davanti ad una platea di duemila persone hanno debuttato con grande successo.

Il momento più toccante, però, appartiene a quel ragazzo: Musa. Ha aperto lo spettacolo recitando “Amara terra mia” di Domenico Modugno.

                                                                                Avvocato Iacopo Maria Pitorri